InFormaGay mensile di informazione e prevenzione gay e lesbico Redazione: via S.Chiara, 1 10122 TORINO - ITALY tel +39.11.436.5000 fax +39.11.436.86.38 Mail: C.P. 689 10111 TORINO CENTRO luglio-agosto 1995 numero 8 DIRETTORE: Simona Pace ART DIRECTOR: Andrea Curti HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO: Deborah Di Cave, Emilia, Enrico, Enzo Cucco, Francesco Pivetta, Franco Mittica, Il Carabiniere Misterioso, La Karl du Pigné, Marco Scala, Marlisa Trombata, Massimo Virgilio, Mirko Medusa, Mirtha, Osram, Piero Pirotto, Pili, Simona Pace, Sten, Titti, Vladimir Guadagno SPECIAL THANKS TO: Azione Omosessuale, Circolo Pink Verona, Piero Pirotto per le traduzioni, Marlisa Trombata per lìinserto enigaymistico, Renzo che si è sbattuto un casino PER CYBERGAY SI RINGRAZIA: Wockner Int'l News Copyright (c) 1995 Rex Wockner and Affiliates. All rights reserved Informagay è un'Associazione aderente a FORUM AIDS ITALIA e ad AZIONE OMOSESSUALE (articles without date and font are produced by members of the InformaGay staff) -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- EDITORIALE Il corteo del Gay Pride 1996 si chiamerà «27° giornata dell'Orgoglio gay, lesbico, transessuale e bisessuale». Abbiamo colto la novità di Bologna: l'unione fa la forza, siamo diversi nei nostri specifici sessuali, ma uniti nella determinazione con cui lottiamo e sfiliamo. I gay e le lesbiche con forte identità sessuale non si sentiranno minacciati dalla diversità transessuale e bisessuale (un gay che odia una trans è una trans repressa!). Il corteo 1996 sarà colorato e provocatorio (la cultura gay è di rottura con la borghesia normalizzante), ma sarà anche "la prova del nove" sia per i politici sia per gli attivisti gay: chi non darà buoni frutti raccoglierà fischi, chi venderà il culo ai politici affaristi ne avrà la faccia sul palco. Vladimir Guadagno Condivido questo spazio con Vladimir, favoloso coordinatore di Azione Omosessuale. Due parole per augurarvi buone vacanze e dirvi che saremo qui ad aspettarvi su queste pagine dal prossimo settembre. Questo numero è più ricco del solito, ma doveva ospitare l'evento clou della nostra stagione: il Gay Pride bolognese. Se c'eravate sarà bello ricordare, se non c'eravate sarà bello sognare sfogliando il nostro servizio. Arrivederci a tutti e che la Forza sia con voi! Simona Pace LA PERLA DEL MESE VALENTINO CASTELLANI "Sì ai matrimoni gay". La svolta di Formentini spacca leghisti e An Ivan Berni la Repubblica, 29/6/95 MILANO — Firma senza esitazione, in mezzo a una piccola folla di fotografi e operatori tivù, la petizione a favore di una legge per le unioni civili fra gay che il responsabile del circolo Arcigay "Querelle" gli allunga sotto la penna. Di più, il sindaco leghista Marco Formentini promette addirittura una proposta di legge ad hoc: «Una bella idea da presentare al Parlamento del Nord, a Mantova. Così alle due proposte di legge che già ci sono se ne aggiungerà una terza, la nostra». I cinque rappresentanti del movimento gay milanese, capitanati dal consigliere comunale del Pds Hutter, sprizzano comprensibile soddisfazione. Non solo sono stati ricevuti dal sindaco, e con tutti gli onori, nella giornata internazionale dell'orgoglio omosessuale: incontro che i precedenti sindaci socialisti avevano accuratamente evitato. Ma dal leghista Formentini ottengono pubblico riconoscimento, condivisione della battaglia per la parificazione dei diritti e persino deplorazione e compatimento per chi, come la Consulta cattolica leghista, ha stigmatizzato l'iniziativa. «Non gli piace? Pazienza. Mi è dispiaciuto quando la consulta ha preso posizione contro l'apertura della Moschea di Roma —commenta il sindaco di Milano—. Diranno un rosario in più, pregare fa sempre bene». Firma convinto, Marco Formentini: «Da sindaco e da leghista. Perché la Lega è un movimento liberale e liberista. Non siamo bacchettoni. E perché è una rivendicazione civile che trae ispirazione dal Parlamento europeo». E la firma del sindaco milanese a favore di una legge per le Unioni civili fra i gay innesca emulazione e polemica. E se dal Comune di Roma il consigliere gay Vanni Piccolo tiene a far sapere che «Rutelli non è da meno di Formentini, firmerà la petizione la prossima settimana, in occasione dell'apertura dell'ufficio per le questioni omosessuali in Campidoglio», dalla tribuna di An si fa viva Alessandra Mussolini. «Penso sia una furbata di Formentini, una mossa studiata ad arte da un sindaco che ha bisogno di ritrovare consensi dopo aver incassato la sfiducia sul bilancio —sentenzia la deputata di An—. E poi è troppo semplicistico mettere sul tavolo solo la questione delle unioni gay. Il problema va affrontato nell'ambito di una revisione del concetto di famiglia». Molto più rozzi e tradizionalisti sono invece i trenta giovanotti e militanti della Consulta per i problemi etico-religiosi di An che a Milano, nella piazzetta dietro il Comune e a debita distanza di duecento gay che manifestano in piazza Scala, distribuiscono un volantino con la doppia foto del Papa e di Gianfranco Fini: «È possibile tollerare chi è vittima di una deviazione morale. È doveroso compatire chi è colpito da una grave patologia. Ma non si può e non si deve ammettere che delle deviazioni e delle patologie si faccia motivo di orgoglio» recita il testo. Frasi che riportano alle persecuzioni di ebrei e "diversi" durante il fascismo, al famigerato triangolo rosa con cui venivano bollati gli omosessuali. Concetti da cui si dissocia apertamente il senatore di An Riccardo De Corato, leader degli ex missini milanesi: «Di questa consulta non faccio parte e non ho mai fatto parte. È una polemica che non ho fatto e che non condivido». Spacca la destra l'incontro fra Formentini e i gay. E semina dubbi e disagi anche fra i leghisti milanesi. Firmano la petizione diversi assessori e consiglieri, ma fra i lombard c'è chi considera la firma della petizione come un boomerang politico e d'immagine. Particolarmente pericoloso in questi giorni, con la giunta leghista nell'angolo dopo la bocciatura del bilancio consuntivo. «Per me Formentini ha firmato da privato cittadino. Rispondendo solo alla sua coscienza. Per il resto, no comment, tag1ia corto, molto irritata, la capogruppo leghista a Palazzo Marino, Marilena Santelli. Sicché, paradossalmente, tocca al consigliere gay del Pds Paolo Hutter disinnescare la mina di una rivolta dell'ala a di una rivolta dell'ala bacchettona della Lega, e allontanare il sospetto di uno scambio politico fra appoggio ai gay e sostegno al sindaco: «Spero che si riesca a capire che quanto abbiamo fatto oggi è un messaggio di civiltà e libertà e non un'operazione di bassa politica per trattare l'appoggio a questa giunta». LA PERLA DEL MESE I gruppi Gay e Lesbici si scusano con il signor Sindaco di Torino. Ma insomma, che diamine! Lo vogliamo capire sì o no che la castellana di Torino è troppo, ma che dico troppo, è esageratamente subissata dagli impegni seri e non può di certo raccogliere il nostro invito a presenziare alla festa dell'orgoglio omosessuale: lo capirebbe persino un bambino che queste richieste non andrebbero nemmeno poste ad un uomo così risaputamente oberato di lavoro! signor Sindaco, non se ne curi e prosegua serenamente per la sua strada lasciando noi, ragazzacci e ragazzacce cattive, lì a blaterare qualcosa di incomprensibile alla Sua somma consapevolezza di essere utile a quella parte di umanità che realmente ne ha bisogno. Caro signor Sindaco, in fondo che vuol che sia, siamo pur sempre un'insulsa minoranza, non è vero? È di gran lunga meglio giocare con le automobiline piuttosto che aderire alla richiesta di partecipare ad una festa di uomini scheccanti e donne un po' troppo mascoline (immagino sia questa l'idea che Lei, Illustrissimo, ha di noi). E chissenefrega se quell'altro Sindaco, quello di Milano, leghista e quindi di destra, ha deciso non solo di ricevere la delegazione gay, ma ha anche firmato la petizione per i diritti civili delle coppie omosessuali, mentre Lei non ne ha voluto sapere, e non pago di questo bel gesto, si è addirittura dissociato da quella parte della Lega composta da ipercattolici facendo a questo proposito persino una battuta alquanto spiritosa ("...diranno una preghierina in più"). Certo, lo sappiamo bene che in fondo Milano è un paesone e che il suo Sindaco non ha di conseguenza gli stessi gravi problemi che può avere Lei con la nostra metropoli! Certo, anche Lei ha fatto un gesto molto spiritoso decidendo di aderire alle nostre richieste il 29 giugno, ovvero the day after. Evviva la tempestività! E poi, gliene diamo atto, è stato ancor più spiritoso quando ha deciso (ma lo ha deciso Lei?) di presentarsi nelle liste progressiste. Scusi sa, ma mi sembra che Lei di "progressista" abbia ben poco. Va bé, va bé, non infieriamo! Ma sì che gliela mandiamo lo stesso la sua bella perla, non pianga. Abbia pazienza però: sarà un po' diversa dalle altre perle. Innanzi tutto è cubica, giusto per rispettare le sue spigolosità e poi, accidenti questo ci dispiace, è falsa, falsa come le sue giustificazioni. A proposito di queste ultime siamo davvero curiosi di conoscere le scuse che saprà inventare il prossimo anno e in tutti quelli a venire, perche sa, nonostante tutto speriamo che un uomo così sensibile quale Lei ha dimostrato di essere, resti alla guida della nostra città per molti, molti anni ancora e magari, perché no, ancora con il contributo di molti di noi. Ma Le pare? Mirko Medusa ORGOGLIO DI CRONACA di Francesco Pivetta Bologna, 1° luglio; ore 13.30. 36 gradi all'ombra. Quando giungo a Porta Saragozza, davanti al Cassero che il cardinal Biffi vuole strappare ai gay per restituirlo ai devoti della Madonna di San Luca, siamo ancora in pochi. InformaGay è appena arrivato e sta montando l'immane vessillo di Azione Omosessuale. Alcuni ragazzi parigini si aggirano spersi ma sorridenti a chiedere dove inizierà la testa del corteo: sono venuti per dirci che gli omosessuali francesi sono con noi. Il Circolo Mario Mieli c'informa, via telefonino, che è in panne su alcuni autobus d'anteguerra, 50 chilometri a sud di Bologna: arriverà in tempo? ma si che arriverà, deve arrivare! I circoli Arcigay srotolano i loro striscioni, i giardini sono pieni di uomini e donne orgogliosi di essere omosessuali. Oggi è festa grande, è il XXVI Gay Pride, il secondo celebrato in Italia, dacché il movimento omosessuale ha deciso di alzare la testa e di far sentire la sua voce. L'ORGOGLIO DI UNA AMAZZONE CENTAURO E, allora, come un cane da tartufo mi metto alla ricerca di questo orgoglio omosessuale. Io so quale spazio occupa il mio: so che c'è orgoglio tutte le volte che un diritto calpestato viene riaffermato e testimoniato anche da un solo essere umano, e noi omosessuali siamo cresciuti sui diritti negati! So che c'è orgoglio quando prima è cresciuta la rabbia per non esser stati ascoltati, per esser stati offesi ed ignorati e, poi, so anche che quella rabbia si è trasformata in voglia di riscatto, in coraggio, in gioia. So che il mio orgoglio è quello stesso che sta scritto nel volantino di Azione Omosessuale che è stato dimenticato a Torino e che, adesso, sotto il sole caliente Piero, Massimiliano e Roberto, in giro per cartolerie bolognesi, stanno cercando di fotocopiare tra caldane ascellari e bave di rabbia alla bocca. Ce la faranno! Intanto è importante "leggere" l'orgoglio degli altri partecipanti a una manifestazione che è anche infinita kermesse: da tempo la fierezza gay si coniuga con l'ironia e con la voglia di divertirsi: è un altro modo —etico ed estetico— di mettere in fila le parole "sono-contento-d'essere-qui-a-testimoniare-la-mia-omosessualità: te lo dico e te lo faccio vedere!". C'è una ragazza, labbra tinte di nero e poppe al vento, all'americana-arrabbiata. Indossa pantaloncini in cuoio nero e le sue poppe sono inesorabilmente belle, grandi e pur sempre al vento. Mi chiede qual è il suo orgoglio? Dov'è? ma è ovvio, è proprio lì in quel seno guerriero, d'amazzone senza paura, in quel suo corpo di donna dichiarata. Ai miei occhi è come dicesse "sono lesbica, ecco le mie mammelle, le espongo al sole di Bologna perché qui sta la mia femminilità, la mia gioia, la mia voglia di un'altra donna, fertile e terrestre come me". Così mi pareva volesse dire mettendosi a cavallo di una moto, in testa al corteo. Quella donna mi è piaciuta, mi parlava col suo corpo: più cercavo di capire, più mi contagiava con la sua giocosità decisa. IL MATRIMONIO 'INVERTITO' Ore 15, siamo pronti per partire. Anche il Circolo Mieli è finalmente arrivato. Per un attimo il ricordo mi provoca la pelle d'oca: Mario Mieli, proprio qui, in una Bologna blindata e assediata dalla polizia, il 25 settembre 1977, danzava con una gonna gialla, zingaresca, sulla balaustra della Montagnola a ricordare la condizione omosessuale ai compagni del "Movimiento" dell'epoca. Ma oggi, Mario, cosa direbbe? Mi va di pensare che sarebbe orgoglioso di noi di Azione Omosessuale. Speriamo di essere un po' i suoi continuatori, noi che della liberazione del desiderio abbiamo fatto la nostra bandiera, noi che —parafrasando Sandro Penna— vogliamo essere diversi perché siamo diversi e non diversi restando banalmente comuni. C'è Andrea di InformaGay vestito da sposa: indossa l'abito bianco di Sangallo con cui si è davvero sposata Titti che, ora, sta al suo fianco, in elegantissimo gessato da marito. Loro sono orgogliosi, oh se lo sono! Chi glielo farebbe fare, altrimenti, a scarpinare per quattro chilometri sotto la canicola? Provo a mettermi nei panni di Andrea: dev'essere piacevole far spuntare tra i merletti i biondi peli del petto; chissà che "frisson" esibire ai fotografi gambe più lunghe di quelle delle sorelle Kessler. Mi sforzo ancora un po': ma certo, Andrea è orgoglioso perché a lui come a tutti i gay italiani sono negati i diritti di sentirsi famiglia, d'avere figli, di sposarsi o di convivere o di mandarsi al diavolo col proprio partner; perché mai questi diritti solo agli altri? Perché mai le coppie etero dovrebbero sentirsi offese da questa coppia omo? Cosa toglie a loro? Se il matrimonio è una promessa, se è voglia di rispettarsi, di amarsi, se è un grande atto di responsabilità, perché tale promessa, tale rispetto, tale responsabilità devono continuare ad essere negati? Titti mi sembra sobriamente calata nel ruolo di sposo; è seria perché non vuole prendere in giro l'istituzione del matrimonio: al contrario, lei che ha già conosciuto le nozze forse le rispetta più di tanti altri. Qui a Bologna Titti non è anticonformista per essere contro qualcosa. Qui si tratta di essere tutti uguali nei diritti. IL VERO CUOIO E IL PELO NERO Ore 16.00, si parte. Aprono i centauri con le moto impavesate e un grande striscione, quello del movimento: "LIBERAmente", c'è scritto, battuta felicissima per questa manifestazione apricervello. Viene poi il Cassero, l'Arcigay/Arcilesbica, noi di Azione, InformaGay, il Mieli e via tutti gli altri. C'è il coordinamento omosessuali Brancaleone, che da poco ha aderito ad Azione Omosessuale, con i suoi slogan "Libertà di essere noi stessi, sempre! oggi vogliamo gridare parole di vita, oggi vogliamo agire gaiamente". C'è il Movimento Italiano Transessuali che sfila ribadendo "libertà di ogni individuo all'autodeterminazione". Quel 28 giugno del 1969, a Stonewall, New York, furono i travestiti i migliori lottatori: Derek Jarman ricorda che "un abito era il marchio del loro coraggio". È stato importante che il MIT abbia sfilato con noi: è un pezzo della nostra storia, abbiamo battaglie comuni da fare. Ci sono i gruppi leather ("i simpatici gruppi leather" così li saluterà più tardi Grillini dal palco. E io a chiedermi: perché simpatici? Quell'aggettivo mi pareva così poco inorgogliente. Mi ricordava troppo Orietta Berti o la maestrina dalla penna rossa...) e il loro orgoglio era lì in mezzo alle gambe, lo si vedeva, contenti d'esserci, forti e cazzuti. Sfilano gli Orsi Italiani, orgogliosi di essersi accettati, omosessuali dagli infiniti peli-moquette, omosessuali oltre i 100 chili raggiunti. Ma, soprattutto, c'erano tante, tantissime donne. Mi dicevo: devo capire il loro orgoglio. Migliaia e migliaia di lesbiche ma per me —maschio— loro erano prima di tutto donne, capaci di mettere al mondo figli, orgogliose di alzare la testa dopo millenni di silenzio e di ingiustizie. Mi pareva che il loro orgoglio fosse ancora più grande di quello omosessuale intrinsecamente inteso. Loro erano là ed avevano più ragioni di tutti messi insieme. Le ho guardate, ho sbattuto più volte le palpebre e mi son detto. "Ganze!". Dopo ero ancora più fiero di aver sfilato assieme a loro. UNA CILIEGIA TIRA DIETRO UN'ALTRA Ore 17.00. S'imbocca la grande via Marconi. Non capisco perché Grillini, da solo, preceda il corteo del movimento e là, nella terra di nessuno, dietro la polizia, davanti agli striscioni, si faccia intervistare da così tanta televisione. Se siamo una specie di quarto stato, nessuno è autorizzato a rappresentarci o a parlare a nome nostro. Non oggi, soprattutto, che siamo tutti presenti, in un movimento articolato e differenziato. Ma tant'è, la sapete quella del lupo e del pelo! Sta in mezzo al corteo, invece, Vladimir Guadagno, il coordinatore nazionale di Azione Omosessuale. Oggi non ha voluto provocare nessuno: per questo niente boa di struzzo o piume, che non si pensi male. Si è vestito con una cosina leggera e festaiola. Oggi Vladimir è una megatorta rosa a più strati e piani con tanto di ciliegine (io le credevo Vignola autentiche) e l'happy birthday del movimento scritto sopra. In cuor mio l'ho ringraziato per quel regalo sincero. Lui ha avuto il coraggio di regalarci una dolcezza, ha avuto la generosità di farci gli auguri, di salire sul palco, in piazza del Nettuno, a corteo ultimato, a ricordarci che siamo tanti e diversi, che il movimento omosessuale in Italia c'è ed è plurale come le nostre sessualità tutte, come i nostri modi diversi di esprimerci, come le nostre persone stesse. Grazie Vladimir. Grazie di esserti sobbarcato il caldo saunesco della gommapiuma, grazie delle parole che hanno provocato l'applauso più lungo di tutta la piazza. Grazie, come si dice dopo un derby, di averci fatto sognare. Ore 18.00. In piazza del Nettuno hanno inizio gli interventi qualche comizio. Troppi e stantii i più, soprattutto quando si leggono i lunghi messaggi di quei politici che non hanno avuto il coraggio o la voglia di venire qui: ogni parola in più, un rimorso in meno. Avrei preferito che i loro fossero stati veri telegrammi. Ci saremmo annoiati di meno e qualche coscienza sarebbe rimasta più limpida: i diritti non li concede nessuno, si conquistano e basta. M'aggiro per la piazza, davanti ai ritratti di coloro che sono morti per Bologna e che ora guardano il popolo omosessuale qui convenuto, sotto le finestre del palazzo di re Enzo. Siamo in tanti: ottomila, forse novemila. Non m'importa cosa diranno domani i giornali, se diecimila, se ventimila. Siamo in tanti, addirittura di più dell'anno scorso, a Roma: questo basta e avanza, segno che il movimento cresce, ogni anno di più. A notte fonda, davanti al dancing del Made in Bo, per la festa, Paolo Hutter mi chiederà: "Ma che movimento è mai questo? Sentivo in manifestazione qualcuno che diceva al suo compagno: speriamo che la televisione non mi riprenda sennò a casa son guai". No, Paolo, —rispondevo— anche coloro che non sono usciti del tutto allo scoperto sono orgogliosi di esserci: il prossimo anno, vedrai, l'avranno già detto alla mamma e a sfilare saremo ancora più numerosi. Il gay pride serve anche a questo: a dar coraggio a chi non ce l'ha ancora tutto intero. FIOCCHI ROSSI E MANGIAFUOCO Ore 18.30. Accarezzo con lo sguardo il popolo omosessuale e vedo che la stragrande maggioranza, con fierezza e dignità porta sul petto il fiocco rosso della solidarietà antiAids. Vuol dire che omosessualità è uguale ad Aids? Mi sembra significare, piuttosto, che qui, in manifestazione, ci sono tanti uomini e donne che con l'HIV/Aids hanno avuto a che fare o perché direttamente colpiti o perché legati affettivamente a qualche persona toccata dal problema. Quel fiocco rosso sta a dire: noi siamo testimoni di una tragedia che ci ha colpito duramente nel corpo o negli affetti. Noi gridiamo la nostra gioia di esserci anche per chi non può direttamente farlo. Quella era solidarietà, data e scambiata. E di quella solidarietà ha parlato sul palco Emilia, persona omosessuale e sieropositiva col cuore in tumulto per l'emozione. Piccolina, tra Vladimir alla ciliegia e Grillini in cravatta, ha ricordato a tutti cosa vuol dire testimoniare il proprio orgoglio, la forza di rendersi visibili per chi ha da fare i conti con l'Hiv, la voglia di crescere tutti insieme per liberarci insieme. E, neanche a farlo apposta, in quel momento ecco sfilare il corteo dei centri sociali contro lo sgombero delle case occupate. Mangiafuoco a torso nudo e rivoluzionari a pugno chiuso ci raggiungono portandoci la loro solidarietà. Allora è vero: facciamo parte di un universo più grande, dove altri scomodi e altri disordinati sentono il bisogno di liberarsi assieme a noi, di chiederci una mano e di offrircela. L'orgoglio ci ha fatto trovare nuovi amici. Bologna '95 è stata anche questo. Orgoglio senza pregiudizio In 20 mila a Bologna per la festa "omo" "Siamo una forza tranquilla e felice" Marco Marozzi la repubblica, 2/7/95 BOLOGNA - Gli Orsi, per cui «gay significa essere grassi, brutti e pelosi». I leather Pride e i Gay Bikers, che fasciati di pelle nera e su immense motociclette, un po' Marlon Brando, un po' Fassbinder, praticano «la mascolinità nell'omosessualità». «Noi —dicono— siamo l'altra faccia delle checche con la borsetta». I gay dell'Arci, impegnati e ironici, lesbiche separatiste. Tutto l'universo gay italiano ha riempito ieri Bologna per la Giornata dell'Orgoglio Omosessuale. «Siamo in ventimila, il doppio dell'anno scorso a Roma» urlava gioioso un corteo che si è snodato per il centro. La questura riduce la cifra a ottomila persone, ma in ogni caso è stata festa, grande festa. «Siamo una forza tranquilla e felice», ha proclamato il leader dell'Arcigay Franco Grillini. «Libera-mente» diceva lo striscione che apriva la manifestazione. In Piazza Nettuno, ad aspettare sul palco, il sindaco Walter Vitali e il vicepresidente del Parlamento europeo Renzo Imbeni, gli unici in giacca e cravatta della giornata. Sono stati loro a portare discorsi politici che parlavano di «diversità» e «rispetto» e insieme invitavano al «riconoscimento di punti diversi», ad «evitare forme di scherno nei confronti degli altri». Battute rivolte alla Curia, qualche metro più in là, da dove il cardinal Giacomo Biffi ha fatto partire, con un articolo anonimo su Avvenire, un attacco durissimo al riconoscimento delle «famiglie di fatto» chiesto dai gay, accusati di puntare «alla distruzione della famiglia». Il contributo del sindaco Vitali mirava a raffreddare le polemiche. Dal palco, Vitali, favorevole alle unioni civili, ha dichiarato: «La mia personale posizione su questa importante questione è che si debba tenere nettamente distinto il matrimonio, istituto che la Costituzione riconosce come fondamento della famiglia, dalla ricerca di forme di tutela giuridica più compiute per le unioni di fatto». «Figuriamoci —ha ironizzato dal palco Franco Grillini, presidente dell'Arci Gay— bisogna finirla col dire che noi vogliamo il matrimonio gay. Il matrimonio è a pezzi, come istituzione. Noi vogliamo che in Italia, seguendo una risoluzione del Parlamento di Strasburgo, si arrivi a una legge sulle unioni civili che consenta a tutte le coppie, anche dello stesso sesso, di essere riconosciute legalmente. Già succede in paesi come Danimarca, Svezia, Norvegia. Così le coppie gay potranno scambiarsi assistenza, anche economica». Più radicali quelli di Azione Omossessuale, che hanno sfilato dietro una coppia in abiti da matrimonio (lui da sposa, lei da sposo) e con una torta rosa in mezzo. Vladimir Guadagno, il coordinatore nazionale, ha sostenuto il diritto delle coppie lesbiche di avere figli con l'inseminazione artificiale. Azione Omosessuale punta alle adozioni di bimbi da parte delle coppie gay, crede che nel loro futuro vi sia il matrimonio. «Solo così vi sarà davvero parità, non discriminazione». FAVOLOSI ED ORGOGLIOSI di Franco Mittica Sabato 1° luglio 1995. E' successo di nuovo. Si è ripetuto il miracolo. Il Gay-Pride 1994 di Roma non era un'allucinazione. Anche quest'anno, puntuali, numerose, orgogliose, migliaia di persone si sono radunate da tutt'Italia a gridare, a cantare, a ballare, a ricordare al mondo e a se stesse l'importanza dell'orgoglio omosessuale. «Orgoglio, orgoglio, orgoglio gay, fiero di essere quel che sei»: lo hanno urlato a squarciagola sotto un sole che faceva venir voglia di tutto tranne che di marciare, lo hanno urlato mentre Bologna, sorpresa, si fermava a guardare questa fiumana di persone, questo trionfo di striscioni, gonfaloni, bandiere e bandierine, questa voglia di essere se' stessi, liberamente. C'erano le lesbiche, i froci, travestiti e i transessuali di tutta Italia. Mille parlate, mille accenti, migliaia di persone diverse, un solo orgoglio. C'erano quelli in giacca a doppiopetto e cravatta regimental nonostante i 35° all'ombra, orgogliosi del loro "look rispettabile" e c'erano quelli con tacchi a spillo e boa di struzzo, orgogliosi di essere checche. C'erano i "pesci" col loro fisico atletico e c'erano gli "orsi" fieri della loro corpulenza. Qualcuno gridava «Wojtila sciocca tappati la bocca» e un paio di metri più in là c'erano i gay cristiani che non condividevano gli slogan ma condividevano lo stesso orgoglio. C'era il presidente di Arcigay serio e compunto e c'era il coordinatore di Azione Omosessuale vestito da Torta-alla-ciliegia. Sotto lo striscione di Azione c'erano anche Titti e Andrea, e lei era lo sposo mentre "la sposa era bellissima" e tutti , tutti insieme siamo (dimenticavo: c'ero anch'io) arrivati a Piazza Nettuno, nel cuore di Bologna. C'era il sindaco di Bologna, Vitali, a dare il benvenuto e l'ex-sindaco, Imbeni, ora vicepresidente all'Europarlamento a dargli man forte. Composito il palco dal quale la gente parlava, col sindaco in doppiopetto e la sua consigliera comunale Marcella Di Folco, testa platinata e di verde vestita, a parlare a nome dei transessuali italiani. E poi, sempre vestito da torta, Vladimir Guadagno, a prendersela col Papa, col comitato "Famiglia Domani", con Alberto Castagna, mentre la piazza approvava, applaudiva, osannava, e lui ad insistere «non siamo di serie B, vogliamo che anche le nostre coppie possano adottare dei bambini, vogliamo che anche le nostre donne lesbiche possano accedere alla fecondazione artificiale» e la piazza, per niente moderata, gli tributava la più grossa ovazione della giornata. E dopo Vladimir ecco parlare Emilia, la nostra Emilia, la nostra piccola Emilia, emozionata come non mai a ribadire la necessità di agire insieme, uomini e donne, sieropositivi e non, senza steccati, senza etichette, tutti insieme con un solo orgoglio. E ancora altri interventi, messaggi di leader politici (fischiatissimo quello di D'Alema), il trionfo di Niky Vendola e del suo apologo della diversità mentre in piazza passava un corteo dei Centri Sociali. E ancora le lesbiche del "Towanda!", a portare la loro testimonianza incazzata e per concludere l'intervento della delegazione di Arcigay-Arcilesbica, Laura Grasso e Franco Grillini, lei un po' più agitata di lui, compassato in pieno stile Arcigay nazionale, a salutare tutti e a dare appuntamento all'anno prossimo a Napoli per il Gay-Pride 1996. Non mancate! Franco Mittica TU CHIAMALE SE VUOI.... EMOZIONI di Emilia Venerdì 30 Giugno 1995 h. 03.30, sede di InformaGay - Torino. .....Ci siamo riusciti, abbracciati l'un l'altro, stretti in un sentimento misto tra orgoglio e gioia gustiamo lo splendore del logo di AZIONE OMOSESSUALE ... la stanchezza svanisce lentamente lasciando spazio all'emozione di aver visto materializzarsi ciò che fino a quarantott'ore prima sembrava impossibile realizzare. Piazziamo il logo in centro stanza: si regge da solo, quasi a volerci permettere di gustare tutti insieme la sua bellezza......gli occhi lucidi, esternazione del misto di sentimenti che ci invadono.....un grande, chiaro bisogno di aprire totalmente le porte del nostro cuore a tutte le emozioni che il nostro "essere diversi" ci permette di vivere!!!!: Ore 04.30, vorremo telefonare a tutti per condividere questi momenti, rinunciamo data l'ora. Una riordinata alla sede e via a fare colazione......una doccia veloce e siamo pronti ad attendere il pulman di InformaGay che ci porterà a Bologna, all'atteso Gay Pride!!. Dopo un lungo periodo di isolamento dovuto al mio bisogno di "riconoscermi ed accettarmi" (frase a me cara detta da Bruno Di Donato), sono rientrata nella sede di InformaGay , è stato difficile accettare di vivere, di sentire il vuoto lasciatto da coloro che sono morti....ma la gioia, la frenesia, la voglia di creare delle persone che mi hanno accolta, mi hanno dato la forza di fermarmi...ed ecccomi qui !!!. ....Ho scoperto quasi immediatamente della nascita di AZIONE OMOSESSUALE ...ho avuto la sensazione che tutta l'energia positiva che, ognuno investe nelle piccole grandi cose di ogni giorno divenisse sinergia in AZIONE OMOSESSUALE in cui tutti poter attingere nei momenti di "scarico". Mi domandavo, durante il mio periodo d'"isolamento volontario", come potessi trasmettere il grande Amore che sentivo per me stessa e per gli altri, come schiuderlo dal mio cuore, come poterlo liberare, comunicarlo?....La risposta è arrivata da Torino, Roma, Perugia, Arezzo, Milano, Firenze, Genova. E' bastato ascoltare, accogliere senza preconcetti e pregiudizi.....sentire nascere il rispetto delle nostre diversità, l'unione degli obiettivi comuni.... AZIONE OMOSESSUALE ha per me un grande obiettivo: scoprire la relazione reale tra i pensieri ed i reali avvenimenti della mia vita, legame senza il quale il dominio della mia vita e del mio pensiero è impossibile. ....Così, come il mondo esteriore rassomiglia ad uno specchio che riflette le nostre abitudini ed i comportamenti mentali predominanti, così pure abbiamo acquisito la personalità che ci siamo creata, che qualcuno ha voluto farci indossare....ciò a causa del condizionamento subito nel corso della nostra vita: abbiamo imparato benissimo ad avere idee ristrette e dolorose riguardo a noi stessi. E' questa grande capacità di sminuirci senza tregua che ci immerge nella tristessa e nel qualunquismo schematico..... Impariamo ad AGIRE INSIEME, ad essere coscientemente orgogliosi di noi stessi, smettiamo di auto-giudicarci, auto-condannarci... ...SIAMO TUTTI COSI' DIVERSI E COSI' MERAVIGLIOSAMENTE UGUALI!!!. AZIONE OMOSESSUALE è nata perché nessuno ha il diritto di definire i limiti della libertà individuale di essere così come nessuno ha diritto di strumentalizzare le nostre diversità, la nostra personalità, le nostre malattie!!!. Questo scritto è per dire grazie AZIONE OMOSESSUALE, per il tuo giovane coraggio, per i tuoi sorrisi, per i litigi....per i momenti di crescita e di confronto. Grazie perché mi aiuti a difendermi. Grazie perche mi sento protetta, con l'aiuto di voi tutti l'Aids inizia ad avere un suo posto ben definito nella mia vita, ma non è la mia vita!!!, la mia vita è molto, molto di più...ed oggi si è arricchita anche di tutti voi.... Grazie AZIONE OMOSESSUALE ...ed il pensiero va a chi mi è stato accanto agli inizi del mio cammino di donna lesbica , sieropositiva, a chi oggi non c'è più fisicamente tra noi, ma costantemente presente nel mio cuore. Grazie AZIONE OMOSESSUALE perché sei il mezzo, lo strumento attraverso il quale io posso urlare, difendere, innalzare con orgoglio i miei diritti. Gay, in 15 mila sfidano la Chiesa Bologna, fischi al card. Biffi Marisa Ostolani la stampa, 2/7/95 BOLOGNA. Sfila l'orgoglio gay: un corteo di 15 mila persone attraversa una Bologna vuota e afosa come non mai. Omosessuali e lesbiche, nel secondo anniversario del «Pride day» all'italiana, sfidano gli anatemi del cardinale Giacomo Biffi e della Curia più «omofobica» d'Italia che li hanno accusati di puntare alla «distruzione della famiglia e alla dissoluzione della cultura nazionale». Esulta Franco Grillini, presidente dell'Arcigay: «Questa grande manifestazione di orgoglio dimostra che una minoranza non disposta a tollerare insulti, diffamazioni, razzismo omofobico; qualsiasi atto discriminatorio troverà risposta. Sia ben chiaro che non ci sarà una Auschwitz numero due». Il corteo è lungo e colorato: in testa ci sono i «machi» del circolo Querelle, tutti borchie e cuoio, con rombanti motociclette; ci sono gli uomini casalinghi che rivendicano per le donne il governo del mondo e per i maschi il rigoverno della casa; ci sono transessuali e travestiti con tacchi a spillo e boa di struzzo, un po' sofferenti sotto il sole cocente; qualche sposa con barba e baffi; una grande torta di glassa rosa (è il fierissimo Vladimiro Guadagni: «Le checche ci sono e sono il benvenuto»); moltissime lesbiche. Tutti sfilano a viso scoperto per rivendicare la fine delle discriminazioni e per chiedere al Parlamento una legge che riconosca le unioni civili, anche tra le persone dello stesso sesso. La petizione ha già raccolto 25 mila firme. «Orgogliosamente gay 365 giorni l'anno», è stampato sulle magliette. «Dio è lesbica», è scritto in piccoli cartelli. Un dissacrante «Biffi ci fai un baffo» occupa tutto uno striscione. In motorino arriva monsignor Ernesto Vecchi, pro-vicario della Curia. Spiega: «Li voglio vedere in faccia. Ho bisogno di capire». Urla dal palco Grillini: «È ora di finirla di ripetere che vogliamo i matrimoni gay. Il matrimonio è un'istituzione in crisi. Saremmo matti a volerla copiare. Chiediamo il riconoscimento delle unioni civili; vogliamo unioni stabili, e questo è possibile solo liberalizzando la vita privata tra le persone. È una battaglia di libertà per tutti». A dar man forte al movimento gay, gli auguri e le adesioni giunte alla manifestazione dai segretari nazionali del pds, di Rifondazione comunista, dei Verdi, e gli interventi del sindaco di Bologna Walter Vitali e del vicepresidente del Parlamento europeo Renzo Imbeni. DIARIO DI UNA GIORNATA PARTICOLARE de La Karl Du Pigné ore 6.3O Apro gli occhi, terrorizzato al pensiero che la corrente sia saltata (i misteri dell'ENEL sono sempre più imperscrutabili) e che la sveglia non suoni. Accanto a me Fulgi dorme tranquillo e sembra un bambino. Beato lui! ore 7.00 Suona la sveglia Fulgi apre gli occhi e gli sbatto il caffè sotto il naso. E' iniziata la giornata. Presto! Il Gay Pride ci aspetta. ore 7.30 Ciao miei belli, la mamma torna domani sera, fate i bravi. Colazione al volo autobus pieno devo spingere le borse e le buste per entrarci (sembra che parta per il Madagascar mancano solo le pinne e gli abbronzanti). ore 8.20 Il deserto ci aspetta davanti al Circolo! Nessuno in vista ... Siamo i primi. Come al solito. Caffè, così mi tengo sù. ore 9.30 Adesso siamo in 100, in termini di caldo le calze di nylon cominciano a sciogliersi, i trucchi li dovevo mettere in frigo portatile, sarà tutta una poltiglia informe quando arriveremo a Bologna e io, meschina non potrò prepararmi. Soffro all'idea di questa débacle meteorologica. Ah! Se il Gay Pride lo facessimo ad ottobre? Un urlo mi distoglie dai miei pensieri ... stanno partendo. ETA (Estimated Time of Arrival) 14.30. ore 10.30 Primo stop all'Autogrill. Colazione per tutti. Si incominciano a vedere scarpe rosse tacco 12, décolletees n° 45, rossetti PIKENZ n° 53, colore "Naturally Sublime Red" e qualche ventaglio. ore 12.00 Non ci saremo mai per le 12.30. Il mio cuore sussulta nervoso. Perché dico, perché devo soffrire così il caldo? Che motivo c'è? C'è, eccome! L'aria condizionata non funziona. ore 13.13 Magia dei numeri! Al secondo pullman salta il tappo del radiatore. Beh! Meglio di tutto il radiatore ... ore 14.00 Ripartiamo, esausti sudati e con la sconvolgente e terribile certezza che il corteo sarà partito quando e se arriveremo. Siamo ancora a Firenze. ore 15.30 Vedo il Cassero, i giardini Casserini e il nostro striscione mi riempie il cuore d'amore. Corro come una polacca verso la sposa bianca inciampo sulla mia sottogonna e quasi mi rompo le gambe. Baci abbracci grida risate ... vorrei morire non farò mai in tempo ... Salto su un taxi e mi faccio portare in Albergo. ore 15.40 Scendo di corsa pago il taxi. Trafelatissimo entro all'Hotel Paradise. Stefano mi ha lasciato un messaggio. Lui è andato alla manifestazione. Mi sento sola in ritardo sudata abbandonata come un cockerino disadattato. Alt! Relax. Mi butto nella doccia e canticchio a mente "calda ... fredda ... calda ... giusta": Ho deciso: sfogherò stasera al MADE IN BO, rischio di arrivare alle 17 e il corteo sarà finito. Squilla il telefono ..."Stefano dove sei? ... Arrivo tra 10 minuti". ore 16.10 Sono al Cassero. Il corteo è già partito. Arranco di nuovo sudato verso lo striscione one-one di Azione Omosessuale. Flash di fotografi, arrembaggio di intervistatori. Andrea/la sposa, Titti/lo sposo, Vladimir/la torta ... muoio dall'invidia! E in più non trovo Stefano. Ma intanto migliaia di persone felici e ORGOGLIOSE mi fanno star meglio. L'isteria del corri, sbrigati, affrettati, fa presto, pian piano si trasforma. Mi sento bene tutto mi sembra così bello ritrovo la stessa emozione di un anno prima a Roma. Faccio avanti e indietro per il corteo che si snoda per le strade di una Bologna calda e accogliente. Lo colgo con la coda dell'occhio da lontano. Lo riconosco in mezzo a centinaia di volti. Lo riconoscerei anche a Piazza San Pietro all'Angelus ed io bendato! Adesso la festa è completa, urlo, ballo, canto, rido e sorrido. Davanti alla Curia bolognese il baccano si fa "infernale" (la legge del contrappasso per quelli che ci vogliono peccatori, perversi, contronatura e soprattutto PER FORZA SINGLE e senza diritti!). Arriviamo in Piazza Maggiore (a San Petronio cade il trucco della parte alte della faccia[ta]) e poi ci infiliamo in Piazza Nettuno (e bravo il Giambologna, e bello il Poseidone in posa plastica). Cominciano gli interventi mentre girovago per la piazza gremita in cerca di una faccia più amica delle altre. Ma non riesco a trovarne una PIU' amica : siamo tutti belli l'atmosfera è splendida ! Sul palco gli interventi continuano fra alti e bassi, fischi e urla di disapprovazione. Raggiungiamo il climax con l'intervento di Vanni Piccolo quando lo presentano un boato esplode e lo colpisce violentemente: "Dimissioni" "Non rappresenti nemmeno la mia parrucca" "Traditore". Mi chiedo chi e cosa rappresenti durante tutto l'intervento ma i fischi e i buuh! non mi fanno concentrare ... Più della metà della piazza continua a rumoreggiare finchè Vanni non sparisce con il super-Io accoltellato tra le pieghe della sua faccia contrita. Come dire: zitta e mosca! Finalmente arrivano Vladimir ed Emilia, allora la piazza si riscalda e applaude due interventi a dir poco esaltanti: "Basta con i gay giacca e cravatta bravi ed il resto merdacchia, la piazza è piena di checche, finocchi, travestiti, transessuali, sieropositivi, marchette, leather, zoppi, ciechi, sordomuti e qualche normodotato". E tutti applaudono gli interventi più belli della giornata. Finiscono gli interventi e comincia lo spettacolo, Dodi Conti che non si sente, Mario Venuti che canta poverino a braccio, il palco altezza caviglia, le casse "scassate", il tecnico del suono "allucinato". ore 19.00 Io e Stefano non ce la facciamo più. Un drink freddo ci conforta nel fresco di un Mc Donald. Poi via in Albergo per un veloce riposino. Baci e abbracci a tutti: "ci vediamo al Made in Bo più tardi" ore 20.00 Rinfrescati da una doccia ci concediamo un po' di tempo. Apro finalmente il mio atelier ambulante ed è come aprire la borsa di Mary Poppins: trucchi, creme, ceroni, scarpe, parrucche, boa di tre colori, calze velate, autoreggenti, pizzi, merletti, chiffon, taffeta, gonna, corpetti, reggiseni, orecchini, collane, lampade, prolunghe, impalcature e tubi innocenti. Ah! Potevo fare io il palco, l'avrei fatto meglio. ore 22.00 Stefano è svenuto sfinito sul letto, ma io sono quasi pronta. ore 22.30 Aiuto! Non entro nell'ascensore ... penso con terrore a quando dovrò salire in macchina. ore 23.15 Gira che ti rigira siamo in vista del Made in Bo. Luci e voci da lontano ci annunciano che dobbiamo parcheggiare. Non vedo l'ora di buttarmi nel marasma gay e di divertirmi un po'. Il Comitato 28 Giugno chissà che sorpresa ci avrà riservato ... ore 23.18 Sono attonita, sorpresa, stupita, allibita, meravigliata ... Sembra la festa dell'Amicizia. La mia mise modello abat-jour con copricapo modello "Pippicalzelunghe" mixato con Nina Hagen mi fa apparire un'aliena di 2 metri e 20 che cammina in mezzo a un fiume di irroconoscenti individui senza arte nè parte ... Bevo una birra per dimenticare ... nel frattempo qualcuno mi chiede di farmi fotografare. Che noia! Sempre le solite cose! Per fortuna sono visibile e qualcuno arranca verso di me con gli occhi da San Bernardo bastonato. Non serve parlare ... come in un comune cifrario muto abbiamo già capito tutto ... Ma che cazzo è 'sta roba? Trovo finalmente un motivo per andarmene via da questa massa informe, non ho voglia di fare spettacolo per chi non capisce. ore 24.00 Sono al Vipera! Bacio con gli occhi la Marcella Di Folco. Poi passiamo al Privé dove per la gioia degli astanti io, gelida, accendo l'abat-jour. Poi via come una libellula verso la discoteca, baci sulle mani e complimenti a scena aperta, io e Vladimir Luxuria gongoliamo un po' in mezzo alla pista, tra gay e lesbiche alla ricerca (di chi?, di cosa?), forse solo di un po' di fresco. ore 01.00 Sono esausta! Ho gli occhi a mezz'asta. Le mie ciglia dorate tremano dalla stanchezza. Sembrano due parafanghi. Sì, direte voi, proprio due parafanghi, ma di una Bentley! Scusate se è poco. E tra frizzi e lazzi siamo alla fine della giornata. smobilitiamo prima con la testa, poi col corpo. Avviandomi verso la macchina e poi verso l'Albergo, penso a come sarà diversa domani Bologna senza il vocìo corale di oggi pomeriggio, e come sarà più solitaria Piazza Nettuno domani, in via di smobilitazione, a come sarà divertente camminare nelle strade silenziose e calde, incontrando di tanto in tanto, gruppetti di gay che girano in città con gli occhi assonnati e ancora ripieni di kajal. Addio, mia bella Bologna: ci rivediamo a Napoli (forse) l'anno prossimo! IL CARDINALE CONTRO I GAY Biffi: "Volete distruggere la cultura e la famiglia" Mauro Alberto Mori la repubblica, 1/7/95 BOLOGNA - Di nuovo, muro contro muro. Uno contro diecimila. Il cardinale di Bologna Giacomo Biffi contro il corteo dei diecimila oggi sotto le Due Torri. Il tema è il matrimonio gay. «Favorisce la dissoluzione della cultura nazionale» spara la Curia bolognese. «Noi omosessuali siamo convinti di essere portatori di valori morali non meno degni della cultura e della morale cattolica» replica, a stretto giro di posta l'Arcigay. Tuoni, fulmini e scintille com'è ormai tradizione tra l'inflessibile successore di San Petronio e gli omosessuali che hanno eletto Bologna come capitale. Così la manifestazione nazionale per la giornata dell'Orgoglio gay (l'anno scorso furono in diecimila a Roma e oggi pomeriggio per le strade bolognesi ne sono attesi altrettanti) viene «lanciata» e pubblicizzata dal match dialettico tra Biffi (che però non parla in prima persona) e Franco Grillini (il presidente dell'Arci-gay). Il tam-tam per preparare l'evento era cominciato giovedì scorso quando i circoli omosessuali avevano presentato la loro manifestazione (ore 17 in piazza Maggiore, preceduta da un corteo trasmesso in tutt'Italia da Popolare Network e seguita da spettacoli e manifestazioni). La Curia aveva preannunciato un «duro intervento». L'ultimo di infinite polemiche, nate negli anni Ottanta quando l'allora sindaco Renato Zangheri concesse agli omosex il Cassero di porta Saragozza (dove si ferma in processione la Madonna di San Luca) come sede. In un articolo senza firma che apparirà domani sulle pagine dell'Avvenire e che esprime il pensiero del cardinal Biffi, l'anatema: «Dietro la mobilitazione dell'Arcigay non c'è solo la difesa o la rivendicazione di questo o quel diritto, il progetto è più ambizioso: punta alla distruzione della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». E ancora: «Dai gay, ma soprattutto dai "maestri del pensiero" che li sobillano, traspare l'obiettivo finale: quello di favorire la dissoluzione della cultura nazionale dalle forti radici cattoliche». Ma l'anonimo portavoce di Biffi non si limita alle bacchettate ai gay. Ce n'è anche per i cattolici da poco entrati, con il Pds, nella stanza dei bottoni di palazzo d'Accursio. «Dove sono? —si chiede provocatoriamente l'Avvenire— Perché tacciono? Non vorremmo che il pensiero cattolico, a contatto con il pensiero debole, diventasse un debole pensiero». Se dal Comune le risposte sono per il momento caute (il sindaco ha mandato un messaggio e oggi probabilmente sarà presente, il vicesindaco cattolico Luigi Pedrazzi sdrammatizza invitando al ragionamento), l'Arci-gay ha preso carta e penna e ha scritto a Biffi: «Il cardinale ci risponda come nella Bibbia con dei "sì-sì", "no-no"» scrive Grillini e soprattutto non faccia come i politici che tirano l'avversario su un terreno minato. «L'Arci-gay non propone il matrimonio gay —chiarisce il leader del movimento— né la sostituzione dell'attuale legge matrimoniale. Si vuole invece allargare l'area della tutela giuridica, aggiungendo un nuovo istituto, quello delle unioni civili, in modo tale da consentire a chiunque di scegliere la miglior forma di sistemazione giuridica del proprio rapporto di relazione». Grillini cerca di stanare il Cardinale su un terreno a lui molto caro, quello degli anziani soli. «Siete o non siete favorevoli —chiede il presidente dei gay alla Curia e anche ai "malpancisti alla Rutelli", il sindaco di Roma che non ha firmato la petizione del Parlamento europeo per i diritti civili— al fatto che un cristiano che magari ha convissuto con una persona (sia essa dello stesso sesso o di qualsiasi altro sesso) per 30 anni abbia l'umanissimo diritto di assistere il proprio partner in ospedale e che questo diritto sia scritto a chiare lettere in una legge?» Oggi i diecimila dell'orgoglio gay attendono risposta sfilando per le vie di Bologna. Ottomila in corteo per la 'Giornata dell'Orgoglio'. Messaggi di solidarietà da D'Alema e Bertinotti BOLOGNA, SFIDA LA «TOLLERANZA» GAY Slogan e lazzi contro il cardinale Biffi e la morale cattolica Maurizio Blondet Avvenire, 2/7/95 Bologna. «Biffi ci fai un baffo!», grida il cartello, all'indirizzo dell'arcivescovo. Sono quelli che chiedono, anzi pretendono, la tolleranza. Quelli che marciano contro le discriminazioni. Quelli che si dicono «portatori di valori morali non meno degni della morale cattolica», come dice il loro leader Franco Grillini. Insomma, gli omosessuali in corteo. Tizi tatuati, teste rasate, calzoncini di cuoio, su moto colossali. Altri mascherati da corsaro, camicie di seta e volants. Le «lesbiche del Sud» con tatuaggi e spilloni nelle labbra. Gli omosex di Trento con lo striscione, capelli verdi e gialli. Uno vestito da sposa in bianco, con basette e baffi, che ogni tanto mostra le cosce. Sfila con un transessuale travestito da torta nuziale, rosa e volant, che fa le linguacce ai fotoreporters. Il cartello con l'invettiva al cardinale è innalzato da una suora. O meglio da un giovanotto vestito da suora che marcia accanto ad uno vestito da cardinale, zuccotto e fascia rossa, orecchini di corallo. Perché questo travestimento? «È la risposta ai duri attacchi della Chiesa che impedisce l'applicazione della raccomandazione di Strasburgo», risponde lui. E tu perché sei vestito da suora? «Ma io sono una suora», dice. Sbalordisco. «Suora della perpetua indulgenza», cinguetta, «dedita alla pace, all'amore (e strizza l'occhio) e alla lotta contro l'Aids». Afa tremenda. Sudore. Il corteo (8 mila per la Questura, ma gli organizzatori dicono 20 mila) muove dal Cassero verso piazza del Nettuno. Raggiungo uno striscione «Lesbiche separatiste». Separatiste rispetto a che?, chiedo alla capofila, parrucca da strega e trucco da vecchia, che tira una carriola con un'altra strega che agita un campanaccio. «Rispetto all'Arcigay. I maschi, anche gay, fanno politiche da maschi». Per esempio? «Il Comune non vuol finanziarci il Festival del cinema lesbico. E ci ha bloccato i fondi per "Taxi rosa", una nostra iniziativa contro la violenza sessuale. Prendiamo sì e no 5 milioni dall'Assessorato delle politiche sociali, ti pare giusto? ». Come contribuente no, lo ammetto. Un altro striscione: "Alternative gays". Anche voi in disaccordo? «Sì», mi risponde un travestito da Moschettiere Nero: «Perché i diritti si prendono, non si chiedono». L'Arcigay ci discrimina, incalza un Corsaro Nero a torso nudo, spilloni ficcati nei capezzoli, catene e borchie dappertutto: «Siamo un ghetto nel ghetto». Uno innalza un cartello con un disegno: è la Madonna che sanguina, circondata da triangoli rosa. «La Madonna di Civitavecchia rappresenta tutti i pregiudizi atavici, anche l'odio contro noi gay», è la spiegazione. Poi c'è lo striscione degli "Uomini Casalinghi". Chi siete? «Matriarchi», mi risponde un fiorentino. «Noi rifiutiamo la lotta. Per questo siamo contro l'Arcigay». E poi: «Viviamo in comunità femminee, come quella di Saffo». Ma come? Siete uomini. «Prego. Chiamaci ragazzi. Uomo è il termine che implica la lotta, il successo. Noi vogliamo curare la casa e facciamo cominciare la storia da Saffo: ora siamo nel 2607, lo sapevi?». Il movimento, diciamo così, non pare monolitico. Ma riceve benedizioni importanti. Massimo D'Alema telegrafa: «Abbiamo sempre combattuto l'intolleranza (sempre, sempre?, ndr) di qualunque segno e natura. Ecco perché siamo al vostro fianco contro il pericolo del diffondersi di nuovi pregiudizi e discriminazioni». Fausto Bertinotti, «dispiaciuto» di non poter intervenire, scrive: «Il Parlamento italiano deve recepire la Risoluzione di Strasburgo sulla parità di trattamento della persona indipendentemente dal comportamento sessuale». Idem, trasmette Ripa di Meana,. Saluti da Rutelli sindaco di Roma, da Luigi Bersani presidente della Regione Emilia-Romagna, Walter Vitali, sindaco di Bologna, è presente sul palco in Piazza del Nettuno. «Vanno tenuti distinti», grida, «il matrimonio dal riconoscimento delle convivenze di fatto. Se teniamo ferma questa distinzione, possiamo condurre insieme la battaglia per una piena cittadinanza». Poi parla Renzo Imbeni, ora vicepresidente del Parlamento Europeo. Rievoca la "battaglia" per strappare a Strasburgo la raccomandazione pro-gay: «Non è stato facile». Franco Grillini, capo dell'Arcigay, esprime sardonico "comprensione" per il cardinal Biffi: «È in difficoltà, i cattolici non seguono più la morale cattolica». Se lo dice lui... Lettera aperta a: IL CORTEO DEL GAY-PRIDE: OVVERO L'ELOGIO DELLE DIVERSITÀ di Deborah Di Cave Forse è stata un'occasione un po' sprecata questa del 2° Corteo Nazionale dell'Orgoglio Omosessuale, almeno per dimostrare che i gay, le lesbiche, i/le transessuali, i/le bisessuali e quanto altro, sono non solo tanti e tante, ma anche fieri della propria identità... qualunque essa sia! Sembrerebbe - ma non vorrei dare troppo peso a voci di corridoio - che si sia sollevato un certo clamore intorno ad alcune apparizioni un po' "colorate" del corteo e dell'analogo riscontro che gli è stato dato dalla stampa, e su questo vorrei fare qualche semplice riflessione. Lo dico subito: a mio giudizio quello di quest'anno è stato un corteo da maggiore età, liberatorio e maturo. Finalmente il movimento è uscito dai facili schemi dell'esultanza a tutti i costi e ha dimostrato di volere qualcosa di più dei bei discorsi d'occasione e delle titubanze ad ogni costo. Direi che ogni fischio, ogni applauso, ogni momento di commozione o di silenzio perplesso hanno espresso una precisa esigenza di una comunità tutt'altro che compatta, ma evidentemente già con alcune certezze. E in questo momento di crescita ben si inserisce la sempre maggiore libera espressione di ogni identità - sia essa 365 giorni l'anno, che tipica solo di un momento di festa -. A dire il vero anche l'anno scorso un po' tutti i "tipi" (ma che brutto!) di omosessualità erano rappresentati, dagli Orsi alle checche, alle lesbiche separatiste, fino alle coppie con bambini e ai normali che più normali non si può. E anche l'anno scorso la stampa e la televisione - ma anche la stessa videocassetta realizzata dai bravi Cippelletti e Governi - aveva chiaramente dato risalto alle presenze più folcloristiche... E del resto, che cosa viene fotografato in un corteo studentesco? Se non hai la kefia o lo spinello e la faccia dipinta, o se non assomigli a Cipputi in un corteo di metalmeccanici, ma chi ti fotografa? Ma veniamo al punto. Siamo rappresentati dalle idee o dai look? Mi auguro proprio che sia valida la prima ipotesi e che anche un serio impiegato di banca possa ritrovare la propria identità omosessuale, come battaglia di diritti, civiltà e cultura, nelle parole e nella presenza di un muscoloso e tatuato leather o anche di una lesbica coi capelli rasati... Tutto questo funziona se crediamo veramente che non ci siano omosessualità migliori o peggiori, più o meno scomode. Ma è un problema che riguarda l'essere adulti politicamente, credo, visto che ci sono passate anche le femministe quando hanno dovuto fare i conti con le donne casalinghe e felici di esserlo, e quindi ci arriveremo anche noi. Dopotutto negli Stati Uniti o in Australia, quei paesi che tutti citiamo sempre come esempi di grandi capacità del movimento omosessuale, l'hanno già capito da tempo che il Gay Pride è una grande occasione di sfoggio di tutte le peculiarità di una comunità vasta e diversificata, senza che questo intacchi, ma anzi arricchisca il valore politico di progetti, proposte e lavori che durano un anno intero. Non è un giornale politico attento al Movimento il "Manifesto"? E non è stata mica un'idea offensiva per i gay e le lesbiche del corteo mettere in prima pagina - quella per cui tanti comprano questo quotidiano - proprio lo striscione trans, no?! Piuttosto mi viene in mente un'ipotesi cattive ed un po' vetero-femminista. Se il problema è vedere i gay en travesti perché "non creano immagine positiva e identificazione per tutti", che dire delle lesbiche un pochino camioniste? Ripeto, io mi faccio rappresentare solo da idee e così tutte le persone omosessuali che conosco, però se dovessi seguire un certo tipo di ragionamento io e tante altre lesbiche dovremmo cominciare a lamentarci perché veniamo identificate con un unico tipo di donna omosessuale da palco - stile Cipputi, per intenderci-, e mica crederete che sia l'unico o il più diffuso, vero? Eppure quello che quando è maschio viene chiamato stereotipo, qui passa per identità universale tout court, e nessuno ci trova niente da ridire: e allora non sarà che sui palchi, nei cortei e sui giornali quello che dà fastidio è il "corpo" della donne, l'entità femminile nella sua forma più visibile? Idea un po' femminista, lo ripeto, ma forse ancora attuale anche se sconcertatamente collegata ad un universo omosessuale. Si può obiettare che i travestiti scimmiottano la parte più frivola delle donne, quella maschilista: può darsi, ma potrebbe anche essere un farsi carico, come uomini, di un bagaglio di esperienza femminile da rivalutare... Quindi non può essere il look il termine di giudizio di un movimento politico che chiede diritti importantissimi, lotta contro l'AIDS e lavora tutto l'anno con migliaia di persone, tutte, fortunatamente, molto diverse tra loro. Ne' può esserci un gay, una lesbica o un trans più politico di un altro. Forse queste cose, prima di insegnarle agli altri (e sarebbe il nostro lavoro), dovremmo rispiegarcele tra di noi. Non farlo renderebbe ulteriormente in perdita un corteo per così dire "didattico". TIRANDO LE SOMME di Marco Scala Sono passate due settimane dalla manifestazione di Bologna e, passata l'ondata emotiva, mi sento di fare un bilancio e alcuni commenti sull'Orgoglio Gay e Lesbico. Anzitutto l'anno scorso a Roma c'era molta più tensione ed emozione. La manifestazione era una scommessa enorme e nessuno si aspettava un tale risultato. Era anche la prima GRANDE manifestazione gay alla quale partecipavo in Italia. Quest'anno la tensione era minore: al più si trattava di verificare se i gay e le lesbiche nostrane, invece di sognare grandiose manifestazioni come quelle di New York, hanno preso coscienza dell'importanza della visibilità e di manifestare. Inoltre, quest'anno ho partecipato alle riunioni del Comitato 28 Giugno che ha organizzato la manifestazione, vivendo quindi in prima persona cosa comporta organizzare un momento in cui tutte le persone omosessuali possano sentirsi rappresentate, e cosa vuol dire mediare tra diversi modi di concepire il movimento e una manifestazione dell'Orgoglio Gay e Lesbico. Guardando i risultati, la manifestazione è stata deludente: c'erano meno persone che a Roma (macché 20,000 persone, come sbandierato dal palco!), e ArciGay /ArciLesbica si è appropriata della manifestazione di TUTTE le persone omosessuali, che è diventata da Orgoglio Gay e Lesbico, "Manifestazione per i Diritti Civili", stravolgendo ciò che nella prima riunione del Comitato 28 Giugno era stato deciso da TUTTI i partecipanti. Grillini ha fatto propaganda a se stesso in tutti i modi, rilasciando interviste dove si propone come difensore dei diritti civili delle persone omosessuali. Mi viene da chiedergli di QUALI persone omosessuali, se l'unica sua preoccupazione era l'abbigliamento con cui Vladimir Guadagno, coordinatore nazionale di Azione Omosessuale si sarebbe presentato sul palco. Si sa, ArciGay/ArciLesbica ha un'immagine da difendere (ma Vladimir parlava al limite come Azione Omosessuale) e Grillini è allergico alle troppe piume... La festa in piazza, che doveva essere un momento di festa, divertimento e celebrazione dell'orgoglio di essere, si è aperta, dopo mille problemi tecnici, da un monologo sul problema degli anziani, OK, diventeremo anche noi vecchi un giorno, ma che c'entra con Gay, Lesbiche e tutte le nostre diversità? Dulcis in fundo, la festa-beffa-ghetto del Made in Bo. Non so come altri l'hanno vissuta, ma mi è sembrata una presa in giro delle persone che volevano festeggiare il Gay Pride. Mi chiedo che senso ha fare pubblicità a due locali gay di Bologna che facevano pagare l'ingresso (Lit. 15.000 almeno) e chiedevano OBBLIGATORIAMENTE la tessera ArciGay ed organizzare (si fa per dire) per tutti gli altri una festa all'interno di una specie di Festa dell'Unità' (niente contro di esse: in genere ci vado), dove però NON SI VEDEVA TRACCIA DI ORGOGLIO GAY MANCO A PAGARLO: per puro culo (che ci contraddistingue) abbiamo trovato tra la bolgia il 'nostro' spazio protetto (oh no, sulle favolose 'drink card' di sconto c'era scritto, 'Gay Pride Night'!!!!) Cos'è questa, la politica dell'omologazione cara a Grillini & Co.? Bella porcheria! Ho partecipato ad altri Gay Pride, molto più froci, molto MENO ghettizzanti e, soprattutto, molto più divertenti. Sulla poca partecipazione dei bolognesi alla manifestazione, tutti l'abbiamo notata. Evviva allora i successi dell'ArciGay!... E magari tutti i non-manifestanti hanno la loro bella tessera ArciGay (beh, se vuoi andare a divertirti «devi» essere socio ArciGay-Movimento per le libertà civili), e sono loro i Gay e le Lesbiche di cui Grillini si fa portavoce, di coloro che inneggiano alla 'normalità' e che si incazzano contro le checche che vogliono 'fuori dai cortei' (insulto lanciato da un gruppo Arci Gay a un ragazzo del Mario Mieli di Roma che sfilava con noi). Ottimo risultato, Mr. Grillini, il Perfetto/Prefetto Gay in Giacca e Cravatta. CRAVATTA O CAPPIO? di Enrico Spero che quel gridare ai quattro venti «Orgoglioso di essere», si riferisse solo al fatto di essere omosessuali e non di essere gli organizzatori del Gay Pride di quest'anno. La festa dell'ipocrisia, dell'omologazione e dei fiaschi clamorosi. A Bologna, il 1 luglio 1995 ci volevano tutti uguali, tutti omologati a quell'immagine che l'ArciGay vuol far passare come il frocio... ops, omosessuale ideale. Ormai la politica dell'ArciGay da un po' di tempo a questa parte vuole l'omosessuale in giacca e cravatta, serio professionista, che non si traveste, non schecca (e non scopa?), ci vuole per forza conformare e mimetizzare con la massa; a questo punto io mi chiedo: che senso ha gridare «orgoglioso di essere gay o lesbica», se poi il nostro essere noi stessi ci viene comunque rimproverato da chi dovrebbe, proprio perché associazione omosessuale nazionale, rappresentare tutti i modi di essere gay. Io, personalmente, sono molto turbato e preoccupato da questa politica e, francamente, non mi sento per nulla rappresentato dall'ArciGay. Tutto questo non basta, se poi pensiamo che sono riusciti a rovinare o a non saper organizzare una festa degna dell'evento; infatti il palco altezza caviglie della Di Cave, con interventi afoni, i pochi validi, vedi Dodi Conti. Per non parlare del Made in Bo: parco bucolico con ciurme di etero bigotti pronti ad attaccare briga e a prenderci in giro, anche il giorno dell'Orgoglio, e in un luogo che doveva accoglierci solo per farci divertire. In questo parco buono per pascolarci non c'era niente che indicasse quello che doveva essere una festa per noi omosessuali, la festa del Gay Pride, ma visto che l'ArciGay considera tutti noi froci un gregge che segue come pecore il montone, ci ha fornito l'indispensabile, cioè il pascolo. E non parliamo dei volontari, che sapevano solo dire: nonso, forse, boh. E le navette fantasma che per trovarle sembrava davvero la caccia al tesoro. Ora chiudo, perché a ripensare a come sono stati bravi a rovinare la festa di tutti noi diversi e non dell'ArciGay, mi viene da dire un mare di parolacce, come solo un vero "maschio" sa fare. Novemila in corteo, traffico paralizzato sui viali ORE 16, LA CITTÀ VA IN OMO-TILT E Forza Italia attacca: 'Il Pds paga il conto alla lobby che ha appoggiato Vitali' Il resto del carlino, 2/7/95 Rita Bartolomei Lui e lei hanno appena detto "sì". Si affacciano dal balcone di palazzo d'Accursio per la foto di rito. E intanto la piazza si riempie di coppie "diverse". Sono passate da poco le quattro del pomeriggio quando la città va in omo-tilt. Il corteo di novemila e più gay (15 mila, per gli organizzatori) venuto a Bologna da tutta Italia (e qualcuno anche dalla Francia) per la giornata dell'orgoglio omosessuale si incolonna lentamente nei giardini Cassarini, davanti alla sede del Cassero di porta Saragozza. Tra bandierine, striscioni e fischietti, sfilano una quarantina di circoli omosex. Torino, Brescia, Milano, Trieste, Verona, Sassari che innalza un «Libertade pro su populu gay». Le lesbiche bolognesi di Visibilia, camuffate da vecchie, chiedono «uno spazio prima dell'ospizio» e bacchettano il sindaco: «Walter lo sai che in democrazia gli spazi sono Vitali?». Qualche provocazione nell'abbigliamento, ma senza troppe pretese, un po' scontata. Come Andrea, che sfila in abito bianco da sposa, al braccio di una lei in un rigoroso gessato. E poi c'è "Bianca" che deve avere proprio caldo, a giudicare da come ha ridotto ai minimi termini la sua mise sadomaso. Venti minuti buoni per attraversare il viale, mentre si allunga la coda di auto, motorini e tram. Qualcuno che non si diverte troppo a friggere sotto 32 gradi all'ombra e cento per cento di umidità, lo fa capire e si lascia andare ad un concerto di clacson e di espressioni non proprio di benevolenza. Andateglielo a spiegare di portare pazienza. Vigili urbani e poliziotti ci provano, con scarso successo. In testa al corteo c'è Franco Grillini, il leader nazionale dell'Arcigay, che ormai ( politically correct ) ha aggiunto un tratttino e la parola Arcilesbica. Bersagliato dai flash dei fotografi, Grillini depone un mazzo di fiori sul monumento «alle vittime del razzismo nazifascista», un triangolo di porfido sul prato dei giardini, che contiene un altro triangolo rosa. «Rovesciato, come segno di ribellione», chiosa il presidente, mentre ricorda che quel segno era il distintivo degli omosessuali nei lager. «Ma ecco, vedi qua, la persecuzione è cominciata nel 538, con il codice di Giustiniano». E legge: «Carestie, terremoto e pestilenze: tutto colpa nostra». E le dichiarazioni del vicesindaco? «Ma no, sono moderate», glissa. Sfilano gli omosessuali e sfilano le polemiche. «Per un fine politico e senza scrupolo alcuno - si infiamma Federico Bendinelli, coordinatore di Forza Italia - si pone a carico della collettività bolognese, e della stessa immagine di Bologna, il conto acceso dal Pds e dai suoi alleati di giunta per l'appoggio determinante fornito dalla lobby dei gay durante le ultime elezioni che, per una manciata di voto, hanno riportato Vitali a sindaco». Sono come gli apaches che vanno alla guerra, omosessuali e lesbiche. Capello in tinta arcobaleno, segno sul viso o sulle braccia e, a ondate successive, urla di battaglia. Sono arrivati in auto e in treno, qualcuno ha noleggiato un pullman. Si abbracciano, ma soprattutto si agitano a distribuire volantini e bandierine (ogni città ha la sua). La colonna sonora è un misto di slogan e di fischietti da stadio. La gente, per strada, si ferma e guarda. Se ci fosse Bendinello direbbe che «questa manifestazione, così come è stata programmata, pubblicizzata e appoggiata politicamente, è una inammissibile forma di esibizionismo provocatorio e di prevaricazione del sentimento della stragranda maggioranza dei bolognesi ». Il saluto del sindaco "LA FAMIGLIA? ALTRA COSA" il resto del carlino, 2/7/95 Gianni boselli L'ex sindaco di Bologna e parlamentare europeo Renzo Imbeni, il presidente nazionale dell'Arci Gay- Lesbiche, il consigliere Franco Grillini, il consigliere comunale Marcella Di Folco, il sindaco Waller Vitali e tanti altri ospiti si sono alternati senza sosta sul palco dove si sono tenuti i discorsi ufficiali in occasione della kermesse nazionale dell'orgoglio omosessuale. Al centro di ogni discorso la discriminazione sessuale per gay e lesbiche, la ghettizzazione e l'intolleranza che ai novemila partecipanti sono sembrate nulle sottto le Due Torri. Diritti mancanti, violenze quotidiane e soprattulto la necessità di vivere senza barriere e paure sono stati i refrain più volte ripetuti. «Insieme alla legittima autotutela che è implicita nel tema della manifestazione, questo passo - ha esordito Vitali portando il saluto della città - può essere a mio parere costituito dalla promozione di un dialogo e di una ricerca anche interne al 'movimento ', perchè si attui tra tutti i cittadini il più completo rispetto dei punti di vista diversi dal proprio, anche di quelli alternativi o complementari». Il sindaco non ha mancato di toccare lo scottante tema della famiglia, tanto caro ai cattolici, ma soprattutto terreno complesso di battaglia sull'uguaglianza sessuale tra etero e omosessuali. «La mia personale posizione su questa importante questione - ha aggiunto Vilali - è che si debba tenere nettamente distinto il matrimonio, istituto che la Costituzione riconosce come fondamento della famiglia, dalla ricerca di forme di tutela giuridica più compiute per le convivenze e le unioni di fatto tra persone. Si tratterebbe così di riconoscere l'esistenza di diversi legami di affetto e di solidarietà umana tra persone di sessi diversi, ma anche dello stesso sesso, nel pieno rispetto dei principi costituzionali sulla famiglia. In tal modo si eviterebbe il rischio che questa nuova esigenza -continua Vitali - sia intesa come minaccia alla famiglia o all'istituto stesso del matrimonio, il che non sarebbe concepibile nè mi pare venga proposto. Anzi, con le recenti misure tese a rimuovere gli ostacoli esistenti nella libertà di decisione delle coppie anche riguardo le scelte procreative, il nostro comune, ad esempio, ha riconosciuto nella famiglia una cellula fondamentale della società e della rete degli interventi di solidarietà». QUINDICIMILA GAY ALLA CARICA A Bologna la sfilata dell'orgoglio omo. Le polemiche con la Curia Il vicesindaco cattolico contro Vitali:«Errore politico sostenere le unioni civili» Rita Bartolomei Il Resto del Carlino, 2/7/95 BOLOGNA - In principio fu un bacio. Quello schioccato sulla guancia (sinistra, naturalmente), del Sindaco comunista Renato Zangheri, che due anni più tardi, nell'82, avrebbe concesso la sede del Cassero di Porta Saragozza. Quindici anni e due sindaci dopo sono novemila gay (quindicimila per gli organizzatori) che arrivano da tutta Italia (ma anche dalla Francia ad esempio), per sfilare nel cuore di Bologna per riempire Piazza Maggiore nella giornata dell'Orgoglio "omo". Che ricorda la ribellione del 28 giungo '69, quando la polizia di New York fece incursione allo Stonewall, un bar frequentato da "diversi" al Greenwich Village. Una quarantina di circoli, in arrivo da tutta Italia. «Biffi ci fai un baffo», urla il cartello innalzato da due finte suore. Oggi sull'Avvenire un'editoriale, anonimo ma si dice ispirato dal cardinale, tuona contro «il progetto di distruggere la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». Domani prenderà posizione l'Osservatore Romano. Forse il successore di San Petronio ha chiesto al Vaticano di non essere lasciato solo? Intanto, nel corteo, ecco qualche mise sadomaso un po' ardita, motociclisti dei gruppi «leather come cuoio». Alcuni sono arrivati in moto da Milano. Borchie e pelle nera in abbondanza ma «mi raccomando, niente a che fare con i gruppi nazi», dice Gustavo, il boss, rapato sotto un berretto nero. Urlano al fianco del «movimento degli uomini casalinghi», che esibiscono uno striscione-strofinaccio con tutti gli attrezzi del mestiere. Marciano Brescia, Milano, Torino, Trieste, Verona, Siracusa, Bari e Aosta, Sassari chiede «Libertade pro su populu gay». Le lesbiche bolognesi di "Visibilia", un gruppo separatista camuffate da vecchie vogliono «uno spazio prima dell'ospizio». La colonna sonora è un concerto di fischietti da stadio intercalati da slogan e urla. Ma è una guerra tutto sommato pacifica, anche se moltissimi giovani e meno giovani sembrano "agghindati" come gli indiani che si preparano alla battaglia. Capelli dei colori arcobaleno, segni sul viso e sulle braccia. L'imponente servizio d'ordine, poliziotti carabinieri e vigili urbani, hanno il loro daffare su fronte del traffico. Quando il corteo si incolonna, davanti alla sede di porta Saragozza, la città va in "omo-tilt". Sotto 32 gradi e un buon cento per cento di umidità, i fischietti dei gay fanno un bel concerto con i clacson degli automobilisti che perdono la calma. Corre qualche parola grossa, ma poi via, verso il cuore di Bologna e il Palazzo del Comune. Sfilano lesbiche e gay e sfilano le polemiche. Mentre il sindaco della Quercia Walter Vitali prende la parola in piazza e spiega perché ha firmato da candidato la petizione sulle unioni civili il coordinatore di Forza Italia Federico Bendinelli tuona: «Per un fine politico e senza scrupolo alcuno si pone a carico della collettività bolognese e della stessa immagine di Bologna il conto acceso dal Pds e dai suoi alleati di giunta per l'appoggio determinante fornito dalla lobby dei gay durante le ultime elezioni. Che, per una manciata di voti, hanno riportato Vitali a sindaco». Ma il primo cittadino è stato "bacchettato" anche dal suo numero due l'intellettuale cattolico Luigi Pedrazzi. «Errore politico», per il professore, mettere la firma sulla petizione a favore delle unioni di fatto. Un'adesione che ha messo in «forte imbarazzo» anche Elisabetta Possati, l'assessore al decentramento che, appena qualche settimana fa, le cronache hanno battezzato "obiettrice del sì", perché da cattolica praticante ha detto no ai matrimoni civili. Motivo sufficiente per incrinare i rapporti di giunta? Pedrazzi e Possati lo escludono entrambi, mentre Vitali spiega: «La mia posizione personale è che si debba tenere nettamente distinto il matrimonio istituto che la Costituzione riconosce come fondamento della famiglia, dalla ricerca di forme di tutela giuridica più compiute per le convivenza e le unioni di fatto tra le persone. In tal modo si eviterebbe completamente il rischio che questa nuova esigenza sia intesa come minaccia alla famiglia o all'istituto stesso del matrimonio il che non sarebbe concepibile né mi pare venga proposto». Basterà la dichiarazione del sindaco alla Curia, che nell'editoriale dell'Avvenire lamenta «preoccupati silenzi e ambiguità che risuonano nelle stanze del Comune»? Una strigliata che, in prima battuta, era rivolta soprattutto alla parte cattolica della giunta. «La mia posizione culturale è nota. Per il resto nessuno mi ha interpellato», respinge al mittente il professore Pedrazzi. Tra lesbiche separatiste, gay machi e «Orsi italiani». La giornata particolare di «una minoranza che non è più disposta a tollerare insulti e razzismo omofobico» UNA BABILONIA DI VOCI IL BLOC-NOTES DEL CORTEO In testa al corteo, un militante vestito come una enorme torta rosa. Un omoaggio di compleanno per il «Gay pride» il manifesto 2/7/95 daniele barbieri Sullo striscione c'è anche il numero di telefono: 505830Più visibili di così... «Qualcosa sta cambiando anche al sud, gli iscritti all'Arcigay di Catania sono 1.500, da cinque anni c'è un telefono amico e a ottobre parte la nostra Bbs speedy Pegaso su Internet», spiega Massimiliano. Dietro il cartello «Libertade pro su populu gay» è meno ottimista Massimo di Sassari. «È ancora una situazione brutta, forse c'è meno violenza ma quell'indifferenza che facilmente diventa repressione». Parla della cultura , in cui la divisione dei ruoli è ossessiva. «Ricordi i suicidi di Borore? Non è un caso isolato. Però è vero che qualcosa muta, abbiamo fatto un'assemblea a Borore con cento persone, tante per un paesino di 2.500 abitanti, e alla fine molti piangevano». Si inserisce Dario: «Però è un errore tacere che la sinistra fa ancora poco, ti prego scrivilo». Ancora al sud, Brigitte del coordinamento lesbico: «A Bari c'è finalmente un posto pubblico per noi separatiste, il primo del sud; il nostro è un lavoro difficile in zone dove la cultura del privato nega ancora la politica e in una città abbastanza violenta». Ascoltiamo allora le voci del nord: a Verona la destra è all'attacco. Zeno lo spiega così: «È colpa del pregiudizio cattolico, non solo dei fascisti. Il nostro primo nemico è stato Elmo Padovani, un democratico del patto Segni». Costretti a nascondersi Il Circolo Koinè di Como è nato da quattro mesi con tutte le difficoltà di una provincia repressa, racconta Mario. E la libera Bologna? Luca è del gruppo Gaya mater studiorum : «Interveniamo anche nelle scuole medie. È vero, questa è una città più libera, ma sono ancora tanti i gay costretti a nascondersi per situazioni familiari e sociali».Gli unici partiti presenti con striscioni sono Rifondazione, Socialismo rivoluzionario e Cuore. Alessandro è felice che tutta la segreteria di Rc abbia firmato l'appello per i diritti gay. «Rispetto a dieci, quindici anni fa, è una grande svolta». Alberto e Luisa reggono lo striscione di Cuore: «Obbligatoria consonanza, il momento è grave, fate l'amore con chi volete». Siete forse i più fotografati, ma anche i meno ascoltati? Risponde Vania, del Movimento italiano transessuali: « Abbiamo bisogno di modifiche alla legge che consente il cambio di sesso chiediamo al manifesto di aiutarci». Un misterioso striscione degli «Orsi italiani». Chi siete? «Vogliamo contrastare lo stereotipo del gay alto, bello, giovane e muscoloso. Noi siamo grassi e pelosi. Ilgruppo Girth amd Mith cerca adesioni, chamateci allo 02-4818685». Fanno quasi paura quelli del gruppo Leather (pelle) carichi di catene, manette, berretti militari, e invece a parlarci sono ben poco minacciosi: «Il nostro look vuole mettere in fuga certi fantasmi erotici. Secondo noi ogni gioco d'amore è lecito purché si sia consenzienti e si rispettino le regole», risponde Gustavo. Come mai siete federati con i gruppi di motociclisti? «È un ambiente molto disponibile, chi vuole saperne di più può cercarci allo 02-2504889». Sulla moto in testa al corteo c'è il milanese Luca: «Bologna è civilissima, ma attenti, da qui può partire l'ostruzionismo cattocomunista contro di noi che pure siamo così normali nella nostra diversità ». I volantini degli «Uomini casalinghi» invitano a vacanze (Orvieto, 0763-65277) dove i maschi non pagano se fanno i lavori domestici e le donne se eseguono quelli maschili. Arriva la Banda Roncati, colonna sonora di tutte le manifestazioni bolognesi. Perché siete qui? «Per suonare i diritti», risponde il trombonista. E parte con una mazurca travolgente. La gente applaude Giampiero di Perugia con il cartello: «La Madonna piange perché il Papa non ama i gay».Eccoli i gay credenti, dietro lo striscione Davide e Jonatan. «Nella chiesa cattolica si allarga la contraddizione base-vertice, ma attenzione anche molti teologi e vescovi ripensano il discorso sulla sessualità», spiega Toni Gallo. Le eredi di Towanda La vera novità di questo corteo è quel «lesbiche unite» dietro cui si radunano tantissime donne, separatiste e non. Vogliono combattere chi vuole legiferare contro di loro. Titti De Simone e Antonia Ciavarella sottolineano che in parlamento l'unica proposta che tuteli «le persone che amano quali che siano le loro scelte sessuali», è quella di Chiaromonte e Salvato. «Medici e politici dovrebbero vigilare solo sulle mercificazioni, stile uteri in affitto. Per il resto più tacciono e meglio è». A fine anno terranno un convegno a Bologna per decidere strategie comuni. Si sente anche il grido delle Amazzoni, «Towanda» (ricordate il film Pomodori verdi fritti?). E a lati del corteo, cosa dice la gente? Una coppia etero. Lui:«Ok, se non eccedono». Lei: «Per me hanno ragione ». Più avvincente il quasi litigio fra due uomini di mezza età. Uno fa lo schifato, ma l'altro spiega. «Vedi, anche qui ci sono gli esibizionisti e i tranquilli, come fra tutti. L'importante è volersi bene, il resto non conta». Il primo resta perplesso e commenta con un banale: «Se non sapessi che hai due figli...». E l'altro, paziente, ricomincia a spiegargli. C'è una donna che strappa e getta nel cestino urlando il volantino che le offre una lesbica: è l'episodio più «violento» di tutto il corteo. Un buon giorno per Bologna e per tutti quelli che credono nella libertà. In corteo personaggi bizzarri e coloriti, ma anche signori in giacca e cravatta con un cartello 'Sono felice di essere omo' 'COSÌ ECCESSIVI PER POTER CONTARE' Slogan, travestimenti, irriverenze e sberleffi gay di Marco Marozzi la repubblica, 2/7/95 «Ma quale peccato/ ma quale perversione/ la nostra è una lotta per la liberazione». Occhi in alto, a scambiare sguardi fra la sfida e la simpatia con le facce alle finestre. Bologna attraversata da un corteo pieno di colori, slogan, impegno ed ironia. Anche pesante. «Biffi, non ci fai un baffo» urlavano su un cartello due «suore» che tentavano di fare —festeggiate da alcune, ignorate da altri— da majorettes, gesticolando con preservativi a mo' di ostie. E nel mucchio si è visto anche un «cardinale». Infiniti volti e infiniti mondi sono sfilati ieri a Bologna per la Giornata dell'Orgoglio Sessuale. Gay e lesbiche di tutta Italia si sono dati/date appuntamento. Corteo dal Cassero di Porta Saragozza a Piazza Nettuno. Palco, discorsi, poi musica fino a notte. «Siamo in ventimila», urlavano. La polizia ferma la cifra a ottomila. In ogni caso una realtà si è mostrata in tutta la sua evidenza, con una voglia di visibilità, di farsi vedere che traspariva in ogni atto. «Rispondiamo con gli eccessi agli eccessi degli altri, a coloro che ci vogliono negare» diceva una ragazzina vestita da sposo, a fianco a un ragazzone incorniciato di veli da sposa, davanti allo stendardo coloratissimo di Azione Omosessuale, il gruppo «più estremista». Sì, travestimenti, per la gioia dei fotografi e per la voglia di sbattersi in faccia agli altri. Ma il corteo non era solo colore, non era tanto colore quanto vite, infinità di vite che sfilavano. I gay riservati, come il signore di mezza età con un cartello piccino «Sono felice di essere omo», le coppie normali e i grupponi, le associazioni e i cani sciolti. Franco Grillini, il presidente dell'Arci, camicia e cravatta manageriali cercava di rappresentarli tutti, prima in testa al corteo, poi dal palco, a fianco di Walter Vitali e Renzo Imbeni. Davanti a tutti i motociclisti vestiti di pelle nera e borchie, un po' Marlon Brando e un po' Fassbinder. I duri, i machi dell'omosessualità, che però fra tante canzonette sentivano pure Laura Pausini. Bandiere arcobaleno ad aprire, una immensa in chiusura e un coretto: «Irene Pivetti/ antisemita/ alzati la gonna/ e goditi la vita». Sberleffo continuo, a volte dolce, a volte rabbioso. «Non stiamo più zitti, non accettiamo più insulti» diceva dal palco Grillini. Dipingeva il cappello politico della manifestazione: il riconoscimento legislativo delle unioni civili anche fra persone del persone dello stesso . «Non un matrimonio, istituzione a pezzi. Ma il modo di permettere anche alle coppie gay una serie di diritti ora negati: dagli assegni familiari alla possibilità di assisterci in ospedale, sì anche quando qualcuno di noi sta morendo e la famiglia di origine vuol tenerci lontani...» Al cardinal Biffi, accusato di aver definito i gay «distruttori di famiglie», una risposta dura: «È in crisi, merita comprensione. I cattolici non seguono più la morale imposta dalla Chiesa». E giù a distribuire ricerche sociologiche a sostegno della propria tesi. «Con la storia del matrimonio vogliono tirarci per i capelli in un tranello, su argomenti che la gente non accetta. Non, noi vogliamo solo l'applicazione della risoluzione del Parlamento europeo sulla non-discriminazione sessuale». Dal palco Vitali ed Imbeni dicevano di essere d'accordo, ma invitavano anche a «rispettare gli altri». Il mare di folla applaudiva, felice della sua festa alla luce del sole. Bologna altra guardava. «Io sono allergico, però sono tutti bravi» commentava un signore sotto i portici di un'osteria di via Castelfidardo. Un altro in brachette e sandali con calzini andava giù spiccio: «Uno schifo». Ma i disponibili erano dappertutto la stragrande maggioranza. Via Marconi, Indipendenza, la città del luglio. Ecco la gran torta nuziale rosa dove stava, splendido volto di donna a spuntare, Vladimir Guadagno, il coordinatore di Azione Omosessuale, quelli che vogliono tutto (figli da inseminazione, adozioni, matrimonio). Ecco le «lesbiche separatiste» di Visibilia: cercano una sede dal Comune e brandiscono un cartello. «Walter lo sai che in democrazia gli spazi sono Vitali». Ecco il Movimento degli Uomini Casalinghi. «Le donne governano il mondo/ gli uomini rigovernano la casa». Sfila lo striscione di Rifondazione comunista e quello di «Cuore». «Fate l'amore con chi vi pare». Ci sono Niki Vendola e Paolo Hutter che si atteggiano a piccoli politici di qualche importanza. Arriva lo striscione degli universitari di «Gaya Mater Studiorum». E in partenza, sul viale di Porta Saragozza, il corteo che si muove tra fischi, canti, lazzi, incrocia monsignor Ernesto Vecchi, il braccio destro di Biffi. È in motorino, in borghese. «Sono capitato qui per caso. Voglio vederli in faccia, capire». "ANCH'IO SAREI SALITO SUL PALCO" L'attore Leo Gullotta, gay dichiarato: "La Chiesa vende sempre meno cristianità e alimenta sempre più l'intolleranza" la repubblica, 2/7/95 BOLOGNA -(v.v.) - «Il mio essere gay non modifica i miei gusti letterari né quelli politici e in quanto all'orgoglio, credo di averlo dimostrato mesi fa rispondendo a una domanda su me stesso ». Leo Gullotta, il popolare attore quarantanovenne che ha ammesso, alcuni mesi fa, con naturalezza la sua omosessualità, considera con amarezza le critiche della Chiesa. «Purtroppo —spiega— la Chiesa vende sempre meno cristianità ed erige sempre più spesso muri. Anziché predicare la comprensione e il rispetto finisce per alimentare l'intolleranza. Al cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna, voglio dire che non intendo affatto inalberare la mia differenza perché non mi sento proprio in nulla differente». Questa volta, però, le critiche, sia pur pacate e quasi timide, arrivano anche dal Comune in cui i cattolici come il vicesindaco Luigi Pedrazzi contestano l'aggressività dell' «orgoglio» omosessuale... «Be', questo è il segno ufficiale dello slittamento politico del Paese. Slittamento che non significa evoluzione, ma involuzione, purtroppo. C'è molto da fare se si vuole arrivare a costruire un movimento come quello americano, il quale dall'81 organizza manifestazioni come quella di quest'anno a Bologna. È necessario farsi vedere uniti per poter ottenere la pari dignità anche per le coppie omosessuali. Se non avesse avuto impegni di lavoro che mi hanno trattenuto a Roma anch'io sarei stato a Bologna, su quel palco». Se l'aspettava che la manifestazione dei gay avrebbe avuto uno strascico di polemiche proprio a Bologna dove ha sede il movimento omosessuale nazionale? «No e mi dispiace molto che sia accaduto proprio lì. L'anno scorso la manifestazione si è tenuta a Roma, la città del Papa e della cristianità, e non successe nulla, fu una bellissima festa. Purtroppo, da due anni, noto che si tenta in tutti i modi di limitare la crescita civile di una regione più avanti delle altre e allora ecco la Uno bianca, ecco i servizi segreti... Ho l'impressione che si faccia di tutto per distruggere ciò che marcia all'avanguardia». Secondo lei, questo è un paese immaturo in fatto di tolleranza? «Purtroppo credo di sì. Da noi restano in piedi molti tabù e di esse si preferisce parlare nei salotti ma non in pubblico. Tutto deve rimanere sotto il tavolo, mai sopra». In piazza anche il sindaco. Ancora polemiche con la Curia dopo i fulmini di Biffi sulla «distruzione della famiglia» ORGOGLIO GAY, SFILANO IN DIECIMILA Corteo a Bologna: «Sì ai matrimoni e stessi diritti alle convivenze» corriere della sera, 2/7/95 Giancarlo Martelli BOLOGNA - «Biffi, ci fai un baffo». «Chi non salta cardinale è-è». E venne finalmente il giorno del grande raduno omosex. Preceduto da infuocate polemiche tra gli organizzatori dell'Arcigay-Arcilesbica e la Curia bolognese che risponde alla «provocazione» con un durissimo editoriale ispirato dal cardinale Biffi, pubblicato sulle pagine regionali del quotidiano dei vescovi «Avvenire». Un variopinto e chiassoso corteo ha sfilato ieri per le vie del centro storico per celebrare il giorno del «Gay Pride», l'orgoglio omosessuale. Più di 10 mila manifestanti giunti da tutta Italia per dire basta al pregiudizio e all'intolleranza e rivendicare uguaglianza di diritti con gli «etero». Primo fra tutti il riconoscimento legale alle coppie omosex. Ed è proprio sulla controversa questione dei cosiddetti «matrimoni gay» che si è scatenata nei giorni scorsi la bagarre sotto le due torri. Gli omosessuali italiani chiedono una qualche forma di tutela giuridica alle convivenze more uxorio tra persone dello stesso sesso. E hanno lanciato in tutta Italia una raccolta di firme (già superato il traguardo delle 70 mila) in calce ad una petizione che chiede al Parlamento nazionale di varare una legge sulle unioni civili e le famiglie di fatto. Un appello in linea con la risoluzione del Parlamento europeo del febbraio '94 che vieta qualsiasi forma di discriminazione basata sul comportamento sessuale e che è già stata sottoscritta da molti vip del mondo dello spettacolo (Leo Gullotta, Patty Pravo, Gabriella Ferri, Patrizio Roversi, ecc.) e da qualche esponente politico: Bertinotti, il sindaco di Milano, Bologna, Catania e altri. «Non ci interessa il matrimonio in quanto tale. Ci battiamo semplicemente per il riconoscimento delle famiglie di fatto», si sfoga Franco Grillini, leader degli omosessuali italiani, ieri alla testa del corteo in compagnia del parlamentare di Rifondazione Niki Vendola e di Paolo Hutter, consigliere comunale del Pds a Milano. Una battaglia di principio, ma che punta anche a obiettivi concreti. Incalza Grillini: «Perché una persona che ha convissuto magari per 30-40 anni con un'altra, non importa se di sesso diverso, non può avere il diritto di assisterla in ospedale oppure subentrargli nell'affitto della casa o nell'eredità?» I matrimoni tra gay? Per la Chiesa l'accostamento delle due parole suona come un'eresia. E tra le colonne dell'«Avvenire» la Curia bolognese, sfidata in casa, lancia l'anatema contro la marcia gay: «Vogliono distruggere la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio», si legge in un fondo vistato dal cardinale Biffi in persona. L'anonimo corsivista se la prende poi con i «maestri del pensiero» che sobillerebbero i gay, il cui obiettivo finale sarebbe «la distruzione della cultura nazionale, dalle forti radici cattoliche». Non poteva mancare infine una frecciata contro gli assessori cattolici della giunta guidata dal pidiessino Walter Vitali, rei di non aver protestato contro l'affronto subito dalla Chiesa bolognese. Il corteo si è snodato per le vie del centro storico e tantissime sono state le provocazioni, come le due lesbiche travestite da suore che distribuivano profilattici e i ripetuti sberleffi: «Biffi, dacci un bacio». Raduno finale in piazza del Nettuno, proprio sotto il palazzo comunale. Viene letto l'elenco delle adesioni pervenute. E si scopre che anche il leader del Pds Massimo D'Alema ha mandato un messaggio: «Siamo al vostro fianco». Sul palco, con Grillini, il sindaco di Bologna Vitali e il suo predecessore Imbeni. Alle 19 il corteo si scioglie, poi tutti a festeggiare al Made in Bo, fino a notte fonda. Arrivati da tutta Italia, quasi ventimila omosessuali sfilano nelle piazze per il giorno dell'orgoglio gay e lesbico «DIVERSI» E FIERI DI ESSERLO Alla manifestazione è intervenuto anche il sindaco Vitali. Solidarietà dal segretario del Pds D'Alema. La giornata si è conclusa con una festa danzante il manifesto, 2/7/95 Gianni Rossi Barilli «Biffi, Biffi dove sei? Oggi è lesbogay». Uno slogan più citati nel corteo dell'orgoglio omosessuale si trasforma in tormentone all'arrivo in piazza Maggiore, sotto un sole inclemente. Davanti alla basilica di San Petronio, «sede di rappresentanza» della Curia bolognese che continua a lanciare anatemi contro gay e lesbiche, c'è un cordone di poliziotti. Non hanno nulla da fare, gli agenti, perché lo sdegno dei manifestanti è solo assordante. Tra frizzi e lazzi rivolti contro il cardinale Biffi e contro Papa Wojtyla, la manifestazione passa lenta e sciama poi tranquillamente nella contigua piazza del Nettuno, dove tutto è pronto per il comizio conclusivo. Dal palco, Titti De Simone, vicepresidente del «Cassero» (lo storico circolo degli omosessuali bolognesi), scalda la platea: «Siamo tantissimi. Ventimila gay e lesbiche». L'ovazione di rigore copre la voce al microfono. Ventimila sarà una cifra più dettata dall'entusiasmo che da una contabilità pignola, ma non c'è dubbio che il corteo di ieri è il più grande successo organizzativo mai raggiunto dal movimento omosessuale italiano. Per convincersene, basta guardare, poco prima dell'arrivo in piazza Maggiore, via Indipendenza straripante di striscioni, cartelli e bandiere fin dove l'occhio può arrivare. Il corteo parte verso le quattro e mezza del pomeriggio dai giardini di Villa Cassarini, a pochi metri dal Cassero. In testa c'è un manipolo di motociclisti, che per una volta non sono poliziotti e imitano l' apertura delle grandi parate americane per il«Gay Pride». «1969-1995, uniti per l'orgoglio omosessuale», spiega uno striscione. Il comitato nazionale 28 giugno, sigla sintetica delle molte associazioni che hanno organizzato la manifestazione, ha scelto come vessillo un gioco di parole:«LIBERAmente». Seguono una folta delegazione di «autorità» del movimento, lo striscione delle persone sieropositive con il fiocco rosso emblema della solidarietà contro l'Aids, il gonfalone kolossal di Azione omosessuale, il Circolo Mario Mieli di Roma, Informagay di Torino, il Movimento italiano transessuali. E poi la marea dei circoli Arcigay-Arcilesbica di tutta Italia, da Torino a Trieste, da Trento a Catania, passando per un'enormità di tappe intermedie, isole comprese. Imponente anche lo spezzone lesbico, aperto dallo striscione «Lesbiche insieme», con un gran numero di associazioni separatiste e non: Laboratorio di critica lesbica, Visibilia, Towanda e parecchie altre sigle. « Siamo il vostro peggiore incubo, siamo la vostra migliore fantasia», gridano alcune, mentre altre mettono i piedi nel piatto della politica maschile: «Attento Prodi, attento D'Alema, sono lesbica ma mica scema» . Il «colore», visivo e verbale, è una eccellente forma di espressione politica nonché personale. Gli abbigliamenti creativi si sprecano. Wladimir Guadagno, coordinatore di Azione omosessuale, sceglie di impersonare un'enorme torta rosa a più piani. Dalla Francia, invece, arrivano due sedicenti suore che sfidano eroiche la canicola nei vestiti nerissimi e si lanciano in danze indiavolate. I ragazzi di Pisa riadattano ai «finocchi» la canzoncina dedicata alla celebre torre, che come tutti sanno, pende. E via gareggiando nell'arte della provocazione. Il presidente di Arcigay-Arcilesbica, Franco Grillini, non smentisce comunque l'abituale sobrietà e affronta il corteo in abito serio. Accanto a lui c'è la mamma, signora Mafalda, divorata dai fotografi e preoccupata perché in foto «viene male». Le energie e il fiato profuso non impediscono di conservare riserve per il comizio finale. Interviene tra i primi il sindaco di Bologna, Walter Vitali, che ha firmato la petizione sulle unioni civili ma appare preoccupatissimo (anche lui) di non fare confusioni con il matrimonio e la famiglia tradizionale. Maggiori consensi riscuote il vicepresidente del parlamento europeo Renzo Imbeni, sostenendo che non bisogna avere paura di questioni « spinose» come l'omosessualità, specialmente in periodi elettorali, e dichiarandosi poi a favore di una legge del parlamento italiano che recepisca le raccomandazioni di Strasburgo. Subito dopo tocca a Vanni Piccolo, consigliere della giunta capitolina per i diritti degli omosessuali, contestato da alcuni a causa dell'eccessiva «prudenza» mostrata da Rutelli sul tema delle unioni civili. Grillini, concludendo, getterà acqua sul fuoco delle polemiche dicendo che il matrimonio, istituzione tutt'altro che in buona salute, non è una conquista auspicabile per gay e lesbiche, al contrario dei sacrosanti diritti legali a tutela di chi vive in coppia. Mentre parla Niki Vendola, deputato di Rifondazione, arriva il corteo dei centri sociali a portare la propria solidarietà. Intanto, dal Palco, vengono letti in continuazione altri messaggi solidali inviati da molti leader politici. L'ultimo, in ordine di tempo ma non di importanza, è quello del segretario del Pds Massimo D' Alema. Alle sette e mezza la parola passa alle danze, e la festa ricomincia. SFILA A BOLOGNA L'ORGOGLIO GAY Migliaia in corteo: «Siamo tanti, siamo felici» Mauro Curati l'unità, 2/7/95 Diecimila, quindicimila, ventimila. Difficile sapere quanti erano i gay e le lesbiche italiane nel «Gay Pride» di ieri pomeriggio a Bologna. Comunque una marea di gente festosa, contenta, travestita nei modi più inverosimili. Un corteo che ha percorso le vie del centro storico tra slogan creativi e allegri chiedendo a gran voce soprattutto il riconoscimento delle unioni civili. Messaggi di D'Alema, Bertinotti, Ripa di Meana e di numerosi attori e cantanti. - BOLOGNA. Di slogan non c'era che l'imbarazzo della scelta. Ognuno se li teneva ben alti insieme al manifesto del gruppo o del movimento che rappresentava. Si inneggiava al separatismo lesbico, al machismo gay all'orgoglio omosessuale italiano («Contro gli stereotipi del pornomodellismo americano») alla minaccia del perbenismo piccolo borghese («che si sta infilando anche nel movimento omosessuale») che bene o male prima o poi chiude anche i comportamenti più trasgressivi nel cul de sac della storia. Gente da tutta Italia insomma. Da Salerno come a Padova. Da Brescia come a Firenze. E poi Roma, Bolzano Verona, Trento e via elencando. Chi in pullman chi in treno. Altri con mezzi propri. E tutto questo con l'allegria di chi vuole solo testimoniare un diritto. Quello del riconoscimento delle Unioni civili che sarebbero nient'altro che unioni di fatto. Prese d'atto di antichi rapporti tra partner (omo o etero non importa per i patrocinatori) che per scelta o necessità non hanno contratto un matrimonio ufficiale. Una bella kermesse comunque. La testimonianza dell'universo impazzito dell'etica di vita di oggi. Gay e lesbiche uniti nel principio, divisi nelle aspirazioni. Dei primi ad esempio, c'erano quelli del Cassero (movimento storico di Bologna) la cui posizione politica è definibile di centro sinistra e quelli di Azione Omosessuale che sono molto più intransigenti nell'applicazione della raccomandazione di Strasburgo. C'erano le lesbiche separatiste e quelle no. I transessuali e i travestiti. I machi-machi e le checche con le borsette. Pure chi inneggiava al «Governo del mondo alle donne. Rigoverno delle case ai maschi». Un mondo in pratica. Un universo composito. Hanno sfilato felicemente lungo le vie di Bologna. Che non è Roma. Nel senso che questa città spesso ha strade strette, affiancate da portici e da case che fasciano, circondano, così che un corteo numeroso e colorato è quasi costretto a camminare tra due ali di persone affacciate alle finestre. Persone normali naturalmente. Per nulla abituate a vedere questo universo così strambo in una città, tollerante è vero, ma comunque un poco provinciale se non altro per disabitudine rispetto alla grande metropoli. E hanno sfilato ricevendo il saluto della gente che a volte sorrideva o taceva o mormorava, comunque mostrava una grande curiosità. In piazza Maggiore infine la festa. Tutti sciolti nel grande bacino barocco tanto caro al Carducci ad udire la gioia degli organizzatori per una manifestazione che non si annunciava affatto in cifre così esaltanti e che invece ha visto tanta gente ascoltare il saluto del sindaco della città Vitali (firmatario della petizione per fare le unioni civili e quindi accolto da grandi applausi) il vicepresidente del Parlamento europeo Renzo Imbeni, il delegato di Rutelli ai problemi dei diritti degli omosessuali Vanni Piccolo (fischiato con vigore perché il sindaco di Roma non ha firmato, motivando anche questa scelta, la famosa petizione) fino al saluto finale di Franco Grillini presidente nazionale dell'Arci Gay. Una festa in pratica che ha fatto tutti contenti, che ha certamente ridato orgoglio agli omosessuali ed infine ha messo a tacere le contestazioni e le polemiche degli ultimi giorni. In particolare quelle della Curia che oggi uscirà sull'Avvenire con un articolo nel quale si stigmatizza pesantemente «la lobby omosessuale» che vorrebbe naturalizzare i matrimoni «e distruggere la famiglia come società naturale» contro la quale i gay hanno polemicamente battibeccato sostenendo che loro non chiedono un matrimonio ma solo una formula giuridica nuova che salvaguardi civilmente anche le coppie non sposate. Il corteo dei centri sociali. Diverso l'altro corteo quello del Livello 57, un centro sociale in durissima polemica con il Comune per via dello spazio che occupa da qualche anno che l'amministrazione vorrebbe sgomberare e che loro non intendono eseguire. Pure questa manifestazione era nazionale. I livellini, come sono chiamati da queste parti, chiedevano solidarietà ai centri di tutta Italia in favore della loro battaglia. La questura aveva fatto le cose in modo che i due cortei non si potessero incontrare così da evitare incidenti. E scontri non ce ne sono stati. In tutto un migliaio di partecipanti i quali, giunti in piazza dove stava svolgendosi la kermesse gay, hanno preferito tornare indietro non mischiandosi con l'allegria contagiosa del primo corteo. In conclusione una giornata di festa per la città. Una città tollerante per antica tradizione che ha ospitato per prima il Circolo Gay del Cassero sperimentando polemiche anche dure con diverse componenti politiche e che adesso, orgogliosamente, può misurare quanto sia importante nella convivenza civile cercare il rispetto reciproco piuttosto che lo scontro, quanto hanno detto sia il sindaco Vitali che il presidente del parlamento Europeo Renzo Imbeni (anche Rutelli per la verità ha mandato una lettera ma i fischi e gli slogan hanno impedito di ascoltarla) ricordando che dopo anni di battaglie oggi Bologna può dirsi una delle città che più hanno fatto nella lotta contro ogni tipo di discriminazione. In serata infine, dopo una serie di concerti in piazza, s'è svolta una grande festa in un locale molto famoso da queste parti: il Made in Bo. Anche qui musica, bevute e risate. FESTA GAY IN ATTESA DEI DIRITTI Michele Serra l'Unità, 2/7/95 Ieri la città di Bologna è stata sede della festa degli omosessuali italiani. Cioè di quei nostri concittadini, donne e uomini, che amano le persone del loro medesimo sesso. Almanaccare sulla «natura» di questo tipo di amore (cioè volerne stabilire in qualche modo le fonti: psicologiche, culturali, «genetiche»...) significa, quasi sempre, volerne stabilire la legittimità davanti alla cosiddetta morale pubblica, istituzione già da tempo esautorata dalla molteplicità delle forme più correnti d'amore, quelle tra maschi e femmine, e figuriamoci dunque quanto adatta a sputare sentenze sul resto. Spostare sul piano della «morale» (come fa per esempio la Chiesa) le questioni poste, in molti paesi, dal movimento degli omosessuali, vuol dire rifiutarsi di rispondere. Gli omosessuali non chiedono alla collettività un giudizio sul loro comportamento, chiedono, al contrario, condizioni di cittadinanza che finalmente non tengono conto delle loro scelte sessuali e affettive. Chiedono cioè leggi e indirizzi amministrativi che considerino ogni cittadino depositario degli stessissimi doveri e diritti, e basta. Chiedono di poter fare il militare o il servizio civile, di convivere a lungo o di separarsi, di avere una famiglia oppure no, di condividere i beni o dividerli, di concorrere all'assegnazione di una casa, secondo gli stessi criteri che valgono per tutti. E se l'ostinata richiesta di questi diritti elementari vi fa meraviglia o vi sembra drammatizzata all'eccesso, pensate che, secondo la legge, un cittadino eterosessuale che è stato sposato un solo giorno ha più diritti e doveri, nei confronti del coniuge, di quanti ne abbia un cittadino omosessuale che ha diviso con il partner la vita intera. (E questo, volendo, comporta divertenti complicazioni di ordine «morale» a chi tuona contro la volubilità sessuale dei tempi...). Oggi che si parla molto di «Stato leggero», cioè di istituzioni che siano arbitre della legalità, guardiane delle regole e non più ingombranti dispensatrici di indirizzi etico-politici, le rivendicazioni degli omosessuali possono finalmente essere viste con lo sguardo chiaro e inequivoco del diritto, senza gli occhiali del «moralmente corretto». Emergeva con nettezza, nelle belle interviste pubblicate dall'Unità di ieri, la rivendicazione di normalità (parola che gli omosessuali pronunciano con spiegabile ironia) di persone alle quali non pare più sopportabile essere discriminate non dalla morale, ma dalla legge. L'assunzione orgogliosa, a volte sbandierata della diversità sessuale è per la stragrande maggioranza degli omosessuali una necessità polemica. Nessuna persona ritiene che la propria identità sessuale sia la sola che ne determina la vita. Ma è tipico delle minoranze discriminate trasformare le cause della discriminazione in ragioni d'orgoglio, e fare della presunta «colpa» un motivo di fierezza. Dell'infinita e odiosa marea di insulti destinata a chi ama persone dello stesso sesso (frocio, invertito, busone, culattone, finocchio e via disprezzando), gli omosessuali hanno saputo fare una sorta di loro sarcastica negritude. Derisi, insultati, picchiati, bruciati nei lager come impuri e corruttori, come veri e propri ebrei del sesso, costretti ad offendersi nascondendosi, prostituendosi, negando i propri desideri per non disturbare quelli degli altri, molti omosessuali hanno infine deciso, in anni recenti, di uscire allo scoperto attraverso una fitta rete di mutuo soccorso e di autoriconoscimento collettivo. Di tutte le rispettatissime lobbies e corporazioni che popolano le nostre società, eccone una che almeno solleva un problema che è di tutti: la libera determinazione dei comportamenti e delle scelte individuali. La libertà di vivere, rispettando le leggi e i diritti altrui, ognuno come gli va. Non è neanche un problema politico. È una questione di vita, un'idea elementare, una domanda alla quale mi rifiuto di dare una risposta come eterosessuale, ma come cittadino che ascolta suoi concittadini. P.S. - L Avvenire, oggi, pubblicherà un articolo nel quale accusa i gay di volere «la distruzione della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». Detto che invidio chiunque possa affermare con sicurezza che cosa, nella società degli uomini, è «naturale», aggiungo questo: sarebbe un enorme passo avanti se imparassimo a considerare questo genere di affermazioni come un problema non dei gay, ma della Chiesa. Fischi di disapprovazione per Francesco Rutelli "colpevole" di non aver firmato la petizione sul riconoscimento delle unioni civili OMOSESSUALI FESTOSAMENTE IN PIAZZA Diecimila persone hanno sfilato per ore ieri a Bologna nella "Giornata nazionale per i diritti dei gay" L'Indipendente, 2/7/95 Fernando Pellerano BOLOGNA. Circa diecimila omosessuali hanno festosamente sfilato ieri per le strade di Bologna nella "Giornata nazionale per i diritti dei gay" promossa dall' Arcigay-Arcilesbica. Il corteo ricco di musiche, slogan, striscioni accattivanti e cartelloni colorati è partito alle 16.30 dal Cassero di porta Saragozza - un tempo luogo di culto religioso, da dieci anni sede dei gay bolognesi - per raggiungere poi piazza del Nettuno. E da questo storico "sgarbo" ritenuto inaccettabile dalla Curia bolognese è partita l'invettiva del cardinale Giacomo Biffi che ha stigmatizzato duramente la richiesta dei gay per il riconoscimento delle unioni civili. La polemica si è aperta immediatamente. "Biffi ci fai un baffo" hanno replicato i manifestanti al cardinale bolognese che, alla vigilia del Gaypride 1995, aveva affermato: «Dietro la mobilitazione dell'Arcigay, favorita da mezzi di comunicazione sempre benevoli quando si tratta di appoggiare la lobby omosessuale e da testimonial accomunati da un radicalismo che sembra purtroppo essere ancora maggioritario all'interno della sinistra e in particolare del Pds, non c'è solo la difesa o la rivendicazione di questo o quel diritto: il progetto è più ambizioso e punta alla distruzione della famiglia». La Curia se la prende anche con il governo di centro-sinistra della città: «Non possiamo non dirci preoccupati dei silenzi che provengono da quelle formazioni politiche che alle ultime elezioni amministrative hanno chiesto il voto ai cattolici e che ora tranquillamente dispensano ai "nemici" della cultura d'ispirazione cristiana parole di conforto e di solidarietà». Mentre i cattolici bolognesi al governo incassano e non replicano, ecco la risposta di Franco Grillini, presidente dell'Arcigay: «Non siamo interessati alla strumentalizzazione che si sta facendo sul problema del matrimonio, non chiediamo questo, ma riaffermiamo la necessità di dare un inquadramento civile alle persone che decidono di vivere insieme». Infine si segnalano fischi di disapprovazione per Francesco Rutelli, sindaco di Roma, colpevole di non aver firmato la petizione sulle unioni civili. E ancora fischi per D'Alema che aveva mandato un suo saluto scritto al movimento. Applausi invece per Renzo Imbeni, vicepresidente del Parlamento europeo, e per Vitali, sindaco di Bologna, che però si è allontanato in fretta prima che arrivasse in piazza il corteo dei centri sociali provenienti da tutta Italia (circa 2mila) che proprio ieri manifestavano in solidarietà di Lorenzo, il ragazzo bolognese accoltellato dieci giorni fa davanti al centro sociale occupato, Livello 57, da alcuni spacciatori che erano stati invitati ad allontanarsi. UNA PARTE DI NOI di Piero Pirotto Segretario Nazionale di Azione Omosessuale Il Gay Pride, il secondo Gay Pride pubblico di InformaGay ed il primo di Azione Omosessuale è passato. Ce l'abbiamo fatta ad uscirne vivi tutti quanti, e per quanto la cosa possa sembrare banale, posso assicurare che così non è stato. Siamo stati coinvolti in questa manifestazione in maniera eccezionale, un po' perchè stavamo costruendo parallelamente qualcosa di nuovo come una federazione nazionale, un po' perchè la nostra associazione ha preso parte attivamente a quell'agglomerato di diverse realtà che è stato battezzato Comitato 28 giugno. Oltre al naturale carico di lavoro che tutto ciò ci ha portato, non posso dimenticare tutte le responsabilità che una simile situazione ha messo sulle nostre spalle. Responsabilità di rendere pubbliche e di difendere in un ambito diverso da quello nostro abituale le idee che caratterizzano ogni giorno il lavoro dei volontari di InformaGay. Responsabilità che ci hanno visto contestare molte delle scelte dell'organizzazione di questo Gay Pride (contestazioni spesso allegramente travisate dagli interessati). Ma responsabilità che hanno portato la nostra associazione e la federazione di cui essa fa parte a rappresentare ciò che siamo in testa ad un corteo e sopra un palco. Già, è difficile essere modesti, non ricordando che per la prima volta nella storia della nostra associazione una nostra rappresentante è salita sul palco a parlare a nome e per conto di una federazione in cui tutti noi, fino all'ultimo volontario arrivato qui in ordine di tempo, crediamo! Con Emilia e Vladimir c'era una parte di ognuno di noi a gridare su quel palco. A gridare no all'omologazione, no all'intolleranza (no anche alla tolleranza sentimento, che comincio a disprezzare sempre più soprattutto quando è usato per nascondere fastidio e disapprovazione), no alle finzioni di una parte del movimento omosessuale, no alle reali discriminazioni che noi froci, verze, trans e trave stiamo continuando a subire. Tutte quelle parti di noi sul palco mi hanno fatto vivere questo Gay Pride come un vero momento di riscatto, e di realizzo di quello che in questi mesi InformaGay, insieme a un mare di meravigliose persone che hanno deciso di lavorare l'una con l'altra, fianco a fianco, ha progettato e sviluppato. Ora possiamo cominciare a dire che ci siamo anche noi, che il nostro forum (non uso questa parola a caso) deve crescere ancora molto per continuare a sostenere le lotte di tutti gli omosessuali (anche quelli non omologabili — mi metto anch'io in questa categoria — allo stile cul-chic che alcuni omosessuali "impegnati" amerebbero vedere come dominante), ma che la strada, spesso faticosa anche se estremamente divertente, che stiamo percorrendo non è poi così sbagliata. Grazie a tutti coloro che hanno lavorato con me a questo Gay Pride, e che mi hanno permesso di dividere con loro (a Torino in primis, ma anche in tutte le altre città di Azione), la sensazione di stare facendo qualcosa di utile per noi stessi, ma anche e soprattutto per quegli omosessuali che non hanno ancora avuto il coraggio di lottare in prima persona contro tutto quello che non va loro. Da qui parte il mio personalissimo orgoglio di essere un InformaGayno in Azione! AZIONE OMOSESSUALE AL GAY PRIDE di Vladimir Guadagno Coordinatore Nazionale di Azione Omosessuale Temevamo tutti di arrivare a Bologna a cucchiaiate: l'aria condizionata di uno dei due pullman partiti da Roma era a sua volta 'partita' e il coordinatore di Azione Omosessuale (Vladimir Guadagno), la Presidente del Circolo di Cultura Omosessuale "Mario Mieli" (Deborah di Cave) e tutti i militanti si stavano lentamente 'squagliando". Ma arrivati ai giardini Casserini, da dove cominciava il lungo corteo del XXVI Gay Pride, ci siamo tutti risolidificati e il simbolo della ricompattezza è stato "il kolossal gonfalone" (così è stato definito dal Manifesto) che gli amici di InformaGay di Torino avevano preparato. Il sottoscritto si era vestito da torta rosa a più strati per festeggiare il ventiseiesimo compleanno del Gay Pride, con ai lati una splendida sposa con pizzo e peli (Andrea Curti) e uno sposo con un preservativo attaccato al bavero dello smoking (Titti Ferrante). Ci siamo snodati per le strette vie di Bologna dispensando baci a tutti (soprattutto ad alcuni militari che ci guardavano un po' spiazzati da una caserma) e scandendo slogan con la regia di Francesco Pivetta e Piero Pirotto, dimostrando alla città un po' accaldata e sonnolenta come i gay, le lesbiche, le trans e i travestiti siano pacifici, fantasiosi, determinati e colorati. A Piazza Nettuno ci attendeva un palco (a dire il vero molto meno sontuoso del corteo) da dove sono intervenute personalità del movimento gay e del mondo politico. A differenza degli applausi elargiti più generosamente l'anno precedente a Roma il II Gay Pride Italiano ha assistito a due contestazioni fragorose. Vanni Piccolo, consigliere del Sindaco di Roma per i diritti gay, è intervenuto sul palco nonostante le recenti polemiche circa il rifiuto da parte di Rutelli di firmare la Petizione per le unioni civili, è stato duramente contestato sia per aver avvallato l'ambiguità del Sindaco sia per non aver affrontato la questione proprio davanti ai gay, rasentando, a mio avviso una certa presunzione di non dover dar atto del suo operato agli altri; anche D'Alema che ha mandato un saluto al Corteo ha avuto un sottofondo di proteste (i gay non hanno memoria corta!) Al contrario, applauditi con ovazione, i messaggi di Bertinotti e Ripa Di Meana e gli interventi di Vladimir Guadagno e Emilia Ferrara per Azione Omosessuale, di Franco Grillini per l'Arci Gay e di Marcella Di Folco per il Movimento Italiano Transessuali. Gli spettacoli che hanno seguito (segnaliamo una pimpante Dodi Conti) sarebbero stati più apprezzati se l'impianto acustico avesse funzionato meglio! Festa finale al MADE IN BO (il sottoscritto aveva duramente contestato la scelta di inserire una festa in un programma politico!) deludente per tutti: i gay erano tutti confinati in un piccolo spazio senza alcuna indicazione con la sensazione di sentirsi come degli intrusi in uno spazio che invece riservava gli spazi più belli agli eterosessuali. Critiche a parte il Corteo è stato bellissimo, Azione Omosessuale ha fatto la sua prima apparizione alla grande (basti vedere il rilievo sui giornali dato a una così giovane federazione) il che ci fa ben sperare in una crescita di un nuovo movimento che è "estremista" (così definito da La Repubblica) poiché della Risoluzione di Strasburgo accetta tutto (adozioni comprese) e non estrapola per compromessi politici ed è orgogliosa di ospitare al suo interno tutte le manifestazioni dell'omosessualità: macho, giacca e cravatta, lesbiche dike e femminili, trans e travestiti: Azione Omosessuale rappresenta, dunque, la maggioranza dei gay in Italia... INTERVISTE IN FALSETTO. SORBOLE! CHE MANIERE... FINI! di Mirko Medusa Ancora non riesco a capacitarmene. Ho risposto di sì senza nemmeno rilettere un attimo e adesso sono obbligato ad andarci a quel maledettissimo pranzo! Proprio io che a mezzodì riesco a malapena a ingurgitare uno yoghurt magro, o tutt'al più alla frutta (quelli alla ...banana sono i miei preferiti, chissà come mai?). Bah, ormai è fatta. Certo che sono stati furbi a prendermi per la gola! Volevano a tutti i costi che gli intervistassi il capo, e non hanno certo pensato ad usare le maniere forti! "Sentirà, sentirà che tortelini" (accento modenese = una "l" sola). "Mo non ci può mica dire di no veh, scorreranno fiumi di lambrusco". Lambrusco? Dev'essere stata quella la parola magica. Fatto è che ormai ho accettato di andare ad intervistare il tipo, e non mi posso più tirare indietro. E meno male che la mia vicina di casa aveva avanzato qualche pannolone, ché se mai dovessi farmela addosso dalla paura o dal ridere, almeno manterrò un certo contegno. Ad aprire la porta dell'elegante appartamento è una signora, devo dire la verità, un po' bruttina ma molto, molto civettuola. Indossa un abito di raso arancione e rosa, portato con uno stile discutibile su un paio di scarpe verde pisello. Mi chiedo se per caso sia americana, ma quando apre la bocca nell'intento di farmi accomodare, capisco che è una baraccona made in Italy. Ha le ciglia troppo lunghe per essere vere, i capelli troppo biondi per essere veri, le braccia troppo depilate per essere vere e un cervello troppo atrofizzato ... quello è vero. Risponde al nome di "La Branciarola", "'A sbranata" per gli amici. "Entra pupé." Mi dice voltandosi e mettendosi a novanta gradi. Trattengo un conato di vomito, le piazzo una pedata nel culone (così poi non potrà andare in giro a raccontare che gliel'ho graffiato con le unghie smaltate), e mi accomodo. Il tonfo che ha fatto, rovinando a terra, richiama l'attenzione di una dolce, eterea e bionda fanciulla che tra un "porcaputtana ch'è successoooo!" e un "cazzo di Lino 'o Basso, che stai a fa atterreta" (Lino 'o Basso = Bassolino - n.d.a.), mi viene incontro con un gran sorriso e mi chiede se m'ho accattato 'o prosciutto della zietta (chissà che cosa voleva dire!). Faccio un sorriso un po' tirato e la seguo lungo il corridoio, curando di dare una sbirciatina nelle stanze che oltrepassiamo e che, ma sarà un caso, sono tutte posizionate sulla destra. Nella prima vedo un uomo di schiena intento a tirar freccette su un bersaglio che la una vaga somiglianza con Bossi. Mi soffermo un attimo e noto che quando la freccetta si conficca nel nasone del bersaglio, questi comincia a urlare "ehi pistola, l'è minga così che si fa" ; la voce la riconosco, è proprio quella del carroccione. È in quel momento che penso in quell'uomo ci sia una sorta di masochismo visto e considerato che se le prende da destra e da sinistra. Proseguendo, nella terza stanza, da dove proviene un rumore tipo quello prodotto da una mitraglietta, vedo una sagoma a forma di D'Alema volare legata ad un cavo mobile per tutto il soffitto. Il tipo che sta effettivamente sparando con una mitraglietta smette per un attimo e mi chiede se voglio divertirmi un po' anch'io. Lo ringrazio e rispondo che dovrei prima andare a salutare il padrone di casa. In tutti i casi si presenta come "er pecora" e, annusandomi la mano, dopo che questi me l'ha stretta, posso tranquillamente sostenere che non hanno avuto tutti i torti nell'affibbiargli quel nomuncolo. Dio che schifo! Nella speranza di trovare una saponetta-antidoto, trattengo il respiro mentre "er pecora" di dice "Nun te devi preoccupà : D'Alema nun se more...". Ma soffocati sì, penso io. Finalmente vengo condotto al cospetto del grande capo che, come mi avevano comunicato, è impegnato insieme ad un amico in un'attività improrogabile. La bionda mi fa entrare in un enorme stanzone che ha tutta l'aria di essere una cucina e lì, con le mani in pasta (nel senso che per una volta tanto stanno impastando qualcosa di commestibile), vedo lui: l'uomo dei tortellini, ovvero il signor Gianfranco Fini. L'amico, appena mi vede, toglie le mani dall'impasto e mi viene incontro. "Cavaliere - dico io - lei è proprio dappertutto!". Mi risponde un qualcosa che farebbe arrossire perfino la più laida delle laide e, dando una pacca sul culo della bionda Benita, si allontana di corsa canticchiando un qualcosa che ricorda molto "Faccetta nera". Credo sia giunto il momento...attacco il registratore da taschino. Mirko Medusa : Cosa ne dice se l'intervista la facciamo qui, prima del pranzo? Gianfranco Fini : Mo direi che è una bellissima idea. Tanto ormai ci ha trovati con le mani in pasta e la sorpresa è svanita. Mo per favore, non lo scriva mica che sono io quello dei tortelini che altrimenti Giovanni Rana per farmi concorenza va a finire che mi ruba la ricetta di quelli all'olio di ricino". MM Scusi sa, sapevo che lei fosse di Bologna, ma non avevo mai fatto caso al suo spiccato accento emiliano. GF Mo perché di sciolito parlo in play-back. Mo non è mica mia quella voce là. L'è di un attore. Questione di immagine. Me lo diceva sempre Al. MM Al? GF Mo scì, Almirante no? MM Già, che sbadato! Come va il suo sodalizio con Berlusconi? GF Guardi, mica tanto bene sa? All'inizio era tutta un'altra roba. Prendevamo un po' per uno e si era creato un rapporto piuttosto paritario. Adesso vuole solo più prendere lui e così mi sembra di avere rapporti con una peripatetica. Ma ha saputo che ha venduto Piersilvio a un arabo un po' eccentrico? MM Ma no! Chissà quanti bei dollaroni! GF Macché dollari! In cambio s'è fatto dare il deserto del Sahara... MM E cosa se ne fa? GF Pare che voglia farci un bel complesso residenziale dove mandare tutti quelli che non hanno votato per lui, così alle prossime votazioni avrà la maggioranza. MM E Piersilvio, chissà come soffre per la lontananza della famiglia! GF Macché! Sta benissimo. Pare che l'arabo, oltre ad essere molto più ricco del papà, sia anche molto ben dotato e sa, in fondo il cavaliere sarà quel che sarà, ma a suo figlio il culo non glielo faceva mai. MM In senso metaforico... GF Gli piaceva vedere mentre glielo faceva qualcun altro. MM Ma adesso che l'ha spedito in Oriente? GF Ha stipulato un contratto per le riprese. Farà delle videocassette e se le guarderà comodamente seduto sulla poltrona di pelle di Bossi. MM Ma ho visto or ora l'onorevole Bossi di là, pieno di freccette dappertutto... GF Mo quella è solo una riprodussione. Il vero Bossi ormai è una poltrona. In fondo ha ottenuto quello che voleva. MM Mi può dire qual'è la linea che il suo partito intende seguire a proposito delle minoranze come ad esempio quella della comunità omosessule? GF Omosesciuale? Mo cos'è l'omosesciuale? MM Mi verrebbe spontaneo pensare che lei non sa che cos'è un omosessuale. GF Non lo so. È mica per caso un uomo molto virile? MM Non faccia finta di non capire. Gli omosessuali sono quegli uomini che dividono il loro letto con altri uomini. GF Mo che cari! C'è bisogno di carità cristiana! MM Dividono il loro letto nel senso ... fanno sesso con altri uomini. Come dire... scopano tra uomini. GF Mo non me lo dica! Mo davvero? E come fanno, scusi la curiosità. MM La ringrazio comunque, credo che sia sufficiente. Del resto è ormai risaputo che voialtri di AN i gay li riconoscete soltanto quando li pestate. GF Mo guardi che si sbaglia sa? L'unica cosa che pestiamo noi è il basilico nei mortai per fare i sughi. Non mi risulta che uno di noi abbia mai pestato uno di voi. A questo punto entra in cucina la Branciarola tenendo le mani in avanti per far asciugare lo smalto rosa confetto che si è appena passato sulle unghie e il cui odore si va a mischiare con quello del ragù che sta sobbollendo nel pentolone. "A pupé", mi dice, "vié che te faccio vede quarcosa che manco immaggini". Lo seguo per un lungo corridoio fino ad una stanzetta dove si diffonde un profumo di violette. In men che non si dica la Branciarola resta nudo di fronte a me e voltandosi lentamente, offre al mio sguardo, per una volta per niente curioso, un corpo femminile. "Te piace?", mi chiede palpandosi il seno e avvicinandosi voluttuosamente. "Stasera te faccio l'imitazione di Mina. Sò bbrava sai". Fortunatamente mi sveglio prima di averla addosso e ringrazio la mia sveglietta che forse non capirà il motivo di tutti quei baci. TRASMISSIONI VIA ETERO SCENE DA UN MATRIMONIO: PAILLETTES, PIZZA ED AZIONE!!! di Sten Eccomi di ritorno, fagocitata dall'universo etero che più etero non si può.... anche un pochino disgustata oltre che stanca, finalmente mi sono reimmersa nella follia collettiva di INFORMAGAY. Sono stata a Bologna, il mio primo Gay Pride, devo ammettere che ero un po' emozionata... se ne era tanto parlato ma non sapevo ancora cosa aspettarmi. L'ho vissuto come una festa, c'è la festa della mamma, quella della befana, quella della donna e del papà... e il 28 giugno c'è anche la festa degli omosessuali, così ho fatto gli auguri a tutti quelli che conosco. L'inizio devo ammettere che è stato un po' sfigato, perché la tanto pubblicizzata festa in discoteca, al Queen, in una traversa non meglio precisata della periferia nord di Torino è stata spostata senza preavviso, cioè sette minuti prima che cominciasse, all'Urban Boy, proprio dietro l'angolo di Collegno!!!! I partecipanti, forse un po' scocciati dal viaggio imprevisto, forse poco consapevoli dell'occasione di fare festa, in realtà non hanno partecipato un granchè alle fatiche quizzo-gioco-baraccone organizzate dall'Informagay. Ricordo di aver pensato che questi finocchi fashion (infaticabili animali notturni) in fondo in fondo non stavano essendo così proud. Ma poi è venuta la febbre del sabato bolognese, che ha contagiato persino l'autista del bus che ci ha portato tutti insieme alla meta. Un viaggio fantastico passato a tessere il velo della sposina d'Italia cantando gli slogan neocreati per la manifestazione di piazza. Ma perché fermarsi ai cori... quando si possono avere delle reali coreografie di balletti collettivi. Attimo di panico per i cinquemila volantini che abbiamo dimenticato a casa e che adesso affollano il corridoio della sede in quattro voluminosi scatoloni, ma dei veri professionisti non si arrendono per così poco e non si fanno rovinare una giornata da stupidi dettagli tecnici. L'entusiasmo contagioso e dilagante è stato l'assoluto protagonista della caldissima camminata sotto il sole dell'afoso primo pomeriggio. Bottiglie d'acqua, coca-cola e tè freddo hanno arricchito i commercianti bolognesi che hanno tenuto le rivendite aperte, non sono stati tanto avveduti i marocchini con i fazzolettini di carta umidificati!!!! Non mi sembrava quasi di essere veramente eterosessuale nella folla del corteo colorato dagli striscioni (chiaramente il più strepitoso era quello di Azione Omosessuale!!!! il quale secondo il Segretario Nazionale ricorda vagamente uno show di Raffaella Carrà, dati i lustrini) e dalle mise degli sfilanti. Non mi sentivo propriamente fuori posto, ma consapevole di essere un ospite gradito e integrato. Più o meno cento persone mi hanno chiesto che cavolo ci andavo a fare io a Bologna a sfilare per Gay Pride, e più o meno un centinaio di volte ho dovuto ripetere che si tratta di ideali, di lotta contro i pregiudizi, di affetto e stima per una serie di persone, di agire per ciò in cui si crede, di rispetto e considerazione per le minoranze e anche di orgoglio. Anche io sono stata profondamente orgogliosa di esserci. Mi sono emozionata, ho anche pianto quando gli interventi sul palco sono stati veri e sentiti, diciamo che i politici mi hanno toccato un pochino meno il cuore, e in fondo della corrispondenza privata tra D'Alema e Grillini me ne frega veramente pochissimo!!! Comunque a parte la pessima organizzazione anzi la meravigliosa disorganizzazione del Cassero è il fine quello che conta: più o meno diecimila persone radunate nella piazza Nettuno di Bologna favolosi ed orgogliosi di essere. Non è poi così importante che lo spettacolo in realtà non ci fosse e che la festa postcorteo in realtà fosse un vero, autentico pacco. Noi, quelli di Azione, per intenderci, siamo stati belli uniti, tutti insieme abbiamo invaso la pizzeria e tutti insieme abbiamo bivaccato sul prato del "made in Bo". Detto locale mi ricordava vagamente il posto in cui ho lavorato l'estate scorsa: il Controcaldo, grande recinto effetto zoo di Torino, in cui anche Madonna avrebbe avuto dei seri problemi di identità. L'unico baluardo di omosessualità erano quattro stracci colorati con la bandiera del movimento languidamente appoggiati sul service delle luci della "magnifica terrazza" di trenta metri quadrati che fungeva da pista da ballo per quelle due o tremila persone che si dimenavano al ritmo dei Pet Shop Boys inconsapevoli di quello stava accadendo, di quello che c'era stato per le strade della città, peraltro lontanissima. Le riflessioni sulla giornata intensa e lunga non sono state chiare fino al Lunedì successivo, e ancora adesso inquinate da una serie di sentimenti anche contrastanti. Lo schifo per le polemiche e l'anonimato di alcune situazioni, e la gioia di vedere una Bologna tutta gay. Per trecentosessantacinque giorni all'anno un'intera popolazione di uomini e donne etero non è così orgogliosa come per un Sabato pomeriggio lo sono state le persone che hanno aderito alla manifestazione. Quale primo Gay Pride vissuto da una etero depressa è stata un'iniezione di fiducia e di voglia di fare, non c'è nessuna ostilità che non si può affrontare e non ci sono ostacoli che non si possono superare. FIERO DI ESSERE QUELLO CHE SEI è un messaggio universale che lanciato da una folla urlante, composta da persone profondamente diverse, dovrebbe arrivare alle orecchie di tutti, ma soprattutto al cuore. Dibattito in Comune: respinta la direttiva europea sulle unioni omosex «STERILIZZIAMO I GAY» Proposta scandalo della Lega a Verona: putiferio in Comune Stefano Lorenzetto Corriere della sera, 24/6/95 VERONA. È d'accordo perfino Romano Bertozzo, consigliere comunale della Lega Nord: le coppie gay possono essere considerate famiglie a tutti gli effetti, proprio come ha raccomandato il Parlamento europeo. A una condizione, però: "Noi diamo loro l'unione per vivere assieme e loro cedono alla nostra chirurgia i loro attributi". Scritto, con sintassi incerta, nero su bianco. E ripetuto con voce sicura nella seduta consiliare dell'altra sera. Finita nei corridoi, dopo mezzanotte, con il sindaco Michela Sironi Mariotti (Forza Italia) che si scusava con i rappresentanti di Arcigay-Arcilesbica per l'aggressione verbale del rappresentante della maggioranza. Preso dalla foga oratoria, era andato oltre, Bertozzo. Sempre in baruffa con l'italiano, ma abilissimo nelle versioni dal latino all'inglese, aveva soggiunto: "Gli omosessuali pretendono la par condition? Allora dobbiamo farli capponi, per la tranquillità di tutti". Poi una concessione: «I diritti civili sì, possono averli alla stregua di tutti quei soggetti che hanno problemi fisici o psichici». Infine: «Non credo che si possa selezionare bambini con pendenze omosessuali adatti a queste coppie". Proteste sdegnate dei gay assiepati in tribuna. Si discuteva il documento di politica familiare del Comune: 6-7 miliardi di stanziamento annuo, alloggi popolari per chi si sposa, assegno mensile alle casalinghe, mutui ai giovani che si inventano un lavoro. Un progetto elaborato da Elmo Padovani, 70 anni, consigliere del Patto Segni, docente universitario, ginecologo e padre del «parto dolce» in Italia: in 40 anni di professione ha fatto nascere 20 mila bambini. «Bertozzo ha espresso in maniera volgare , concetti profondi - assolve Padovani -. Egli condivide la mia totale preclusione a concedere la qualifica di famiglia alle coppie omosessuali. Un uomo dabbene non può accettare che gente deviante possa adottare un bambino». L'uomo dabbene rimpiange anche «il diritto di comandare in famiglia»: un ritorno alle origini perorato da Vittorio Bottoli (Alleanza nazionale), il quale ha precisato che il compito primario della famiglia «dev'essere quello di procreare, se no non ha senso». Imperdonabile gaffe nei riguardi del sindaco, sposata da anni ma senza figli. «La famiglia è un rapporto d'individui basato sull'amore e perciò non ha sesso» ha tentato di riequilibrare i toni Ivan Zerbato (Pds). Breve rinvio per bagarre. Il documento-Padovani passerà la prossima settimana con i voti di Forza Italia, Alleanza nazionale, tre quarti della Lega e mezzo Ppi. E le coppie gay saranno escluse. NELL'AULA COMUNALE VA IN SCENA IL MEDIOEVO Verona Raffaele Crocco il manifesto, 25/6/95 I gay vanno «castrati come capponi, se vogliono la par condicio. Noi diamo loro la possibilità di vivere assieme e loro cedono alla nostra chirurgia i loro attributi». Parola del leghista Romano Bertozzo. Le donne, invece, devono «stare dietro i fornelli», praticamente schiave dei mariti, secondo l'illuminata tesi del rappresentante di Alleanza nazionale Vittorio Bottoli. Per il consiglio comunale di Verona i problemi della famiglia si risolvono così, alla faccia di tutte le risoluzioni europee, troppo «libertarie» per i neri uomini scaligeri. In un clima d'altri tempi, con un dibattito da brividi, il consiglio comunale scaligero ha iniziato la discussione del documento preparato dal pattista Elmo Padovani, teoricamente all'opposizione. Chiede, Padovani, di respingere la risoluzione del Parlamento Europeo sul riconoscimento della coppia omosessuale. Lo scritto, già approvato dalla commissione municipale, ha trovato l'appoggio degli integralisti cattolici, che hanno raccolto 15 mila firme nella sola Verona contro Strasburgo. Da mesi premono sulla giunta di destra perché «la famiglia resti come prevista dalla Tradizione cattolica». L'amministrazione, guidata dal sindaco forzista Michela Sironi, ha pensato bene di strizzare l'occhio ai tradizionalisti, consapevole del serbatoio di voti che rappresentano. Della protesta di Arcigay-Arcilesbica, invece, sembra interessarsi poco, nonostante la bagarre e il dibattito si siano sviluppati sotto il naso dei rappresentanti delle associazioni, usciti furiosi dalla sede municipale. Le perle di saggezza regalate dai consiglieri della destra fanno accapponare la pelle. L'avvocato Vittorio Bottoli, fascista di vecchia scorza rinato in Alleanza nazionale, ha insistito nel tessere l'elogio del vecchio diritto romano. Tralasciando i problemi dei gay, ha spiegato con dovizia e passione che la donna deve di fatto essere una reclusa a disposizione del marito. Deve, secondo l'avvocato, badare alla casa e ai figli. Sull'aborto, poi lui ha idee chiare: se non vi è pena di morte, non può nemmeno esservi interruzione di gravidanza. In fondo, ha aggiunto, «se le femmine aprono le gambe, non possono poi pretendere di abortire». E per un Bertozzo che oltre a voler evirare gli omosessuali (e per le lesbiche quale contrappasso?) pensa alla «vergogna delle famiglie con figli gay», un altro avvocato di Alleanza nazionale, Massimo Galli Righi, si è trasformato in sostenitore di un'altra tesi. Per lui, che ha comunque apprezzato «per la chiarezza e la precisione» un dossier di quattordici pagine presentato da Arcigay-Arcilesbica sulla condizione degli omosessuali a Verona, il problema si pone in termini semplicissimi: i diritti dei gay non hanno diritto di cittadinanza in Comune. Daniela Barbieri, rappresentante di Rifondazione, è stata l'unica a ribellarsi, definendo «offensivo pensare che i consiglieri comunali possano votare un documento come quello di Padovani, che ritiene immorale chi ha detto sì all'aborto». Gli altri consiglieri della sinistra si sono limitati ad abbandonare l'aula lamentando la mancata sospensione del dibattito dopo gli interventi della destra. Gli unici davvero arrabbiati, ora, sono i rappresentanti di Arcigay-Arcilesbica. Hanno assistito alle tre ore di dibattito pazientemente, ascoltando le parole di Bertozzo, Bottoli e Galli Righi. In attesa della ripresa del dibattito, in programma giovedì prossimo, chiedono al sindaco Sironi «scuse ufficiali per quanto accaduto in consiglio comunale». La prima cittadina, in effetti, si dissocia dagli attacchi dell'ultradestra. Si dice dispiaciuta, ma aggiunge anche che «non poteva far nulla per evitare che certe frasi venissero pronunciate». Ai gay non basta e in attesa del voto della prossima settimana promettono battaglia. «I GAY? FARLI CAPPONI» Il leghista Bertozzo: si uniscano, ma castriamoli l'arena, 24/6/95 «Dobbiamo farli capponi». Eccolo qui, il Bertozzo-pensiero, nero su bianco: riportiamo ampi stralci, nel rispetto della sintassi e degli strafalcioni, del discorso letto dal consiglio leghista in aula. «Credo che nessuno anche volendo essere spregiudicatamente irresponsabile può inserire nel nostro ordinamento ed istituto familiare quei voleri (valori) non costruttivi, quali il riconoscere l'unione matrimoniale, famigliare fra persone dello stesso sesso, uomini gay o donne lesbiche, e con il diritto di poter adottare bambini! In nome dell'uguaglianza, dei diritti civili, dell'unione e della felicità familiare dei soggetti gay. I diritti civili sì, possono averli quei soggetti che hanno dei problemi fisici o psichici e che in un paese civile e democratico già lo riconosce e lo garantisce. Se vogliono e pretendono la par condition (par condicio) allora dobbiamo farli "capponi" per la tranquillità di tutti. Noi diamo loro l'unione per vivere assieme e loro cedono alla nostra chirurgia i loro attributi». «Se vogliamo pensare invece pensiamo quello che hanno provato le loro madri, i loro padri, e i loro familiari tutti nel trovarsi in famiglia una di queste anomalie. I dispiaceri che hanno provato. Ora in nome della par condition, della felicità vogliono creare altri disgraziati o futuri disgraziati?». «Pensiamo ai bambini che verrebbero adottati da queste anomali copie (coppie) equivoche e contronatura, no! Questo è osceno, no parità. (...) Vogliamo far diventare un piccolo normale un grande gay? Bel allevamento per il fututro della famiglia. Non credo che si possa selezionare bambini con pendenze (tendenze) omosessuali adatti a queste coppie.». «CHIEDIAMO SCUSA, QUELLA DI BERTOZZO ERA SOLO GOLIARDIA» Flavio Tosi, capogruppo della Lega l'arena 26/6/95 Dopo Comencini e Bossi, adesso è Flavio Tosi, capogruppo della Lega in Consiglio comunale, a prendere posizioni sulle dichiarazioni del consigliere Bertozzo, che nell'ultima seduta consigliare si è scagliato contro i gay, le loro unioni civili e i loro diritti all'adozione, proponendo di riservare agli omosessuali lo stesso trattamento che subiscono i capponi. «In merito alle "proposte" avanzate (evirazioni o quant'altro) si sottolinea che proprio la loro assurdità», sostiene Tosi «dovrebbe far comprendere che esse rappresentano soltanto delle clamorose provocazioni». Nessuna reprimenda, insomma, nè provvedimento disciplinare a carico del consigliere. Tosi però precisa: «La posizione assunta dal consigliere Bertozzo non è affatto l'espressione della linea politica della Lega, bensì il frutto di convinzioni strettamente personali». «Vorremmo che tutto questo fosse chiaro a tutti quanti, non conoscendo l'esuberanza e la goliardia di Romano Bertozzo o non avendo potuto assistere al dibattito, avessero interpretato alla lettera le sue dichiarazioni e si fossero quindi giustamente sentiti offesi o indignati». Il capogruppo conclude: «Chiediamo scusa per questo spiacevolissimo equivoco, causato da un'eccessiva disinvoltura nel linguaggio di Bertozzo e ribadiamo il nostro assoluto rispetto per la libertà e i diritti di ogni individuo, respingendo con forza ogni forma di discriminazione e di prevaricazione» IL COMUNE AIUTERÀ LE FAMIGLIE MA ESCLUDE «CONVIVENTI» E GAY Il Consiglio comunale approva le mozioni per sostenere i nuclei in difficoltà Protesta degli omosessuali in via degli Alpini: intervengono i carabinieri Maurizio Corte L'Arena, 15/7/95 Aiuti alla famiglia? Sì, ma solo se è quella «naturale». Quella basata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Nessuna agevolazione, nessun contributo per chi convive. Quanto alle coppie omosessuali, ...non se ne parla nemmeno. È così che la pensa la stragrande maggioranza del Consiglio comunale di Verona. Con l'eccezione della sinistra (Pds, Alleanza per Verona, Rifondazione Comunista) e di qualche consigliere della Lega (Tosi e Gianfreda). Passano tutte e cinque le mozioni sulla famiglia nella seduta d ieri. Ma quando, alle 20:22, il consiglio comunale approva (con sinistra, Tosi e Gianfreda contrari) la mozione del popolare Spiazzi che nega diritti alle coppie gay, scoppia il finimondo. Stavolta Bertozzo non c'entra: anzi, il Consigliere leghista ribadisce il proprio no alle coppie gay con toni pacati. A scatenare la bagarre ci pensa dal loggione dove siede il pubblico, il presidente di Arcigay, Roberto Aere: «Non fate diventare razzista questo comune», urla. Il presidente del Consiglio Fratta-Pasini, invita il pubblico al silenzio ma Aere e altri insistono: «Verona è fuori dell'Europa». Fratta-Pasini ordina ai vigili di allontanare il pubblico: si proceda a porte chiuse per finire le votazioni. Stellini (Pds) fa notare che è illegale riprendere il Consiglio comunale a porte chiuse. Allora si scatena Bajona (An) e con lui alcuni consiglieri del centro-destra: «Buffoni, buffoni» urlano verso la Sinistra. Torna a fatica la calma. Ma intanto all'esterno, una dozzina di gay e lesbiche si sdraiano su via degli Alpini. I vigili chiamano i carabinieri: bloccare la strada è vietato. E, con un'efficienza da fare invidia alla Gendarmerie francese, i militari giungono sul posto con tre gazzelle. Caricano Aere & c. e li portano in caserma: «con modi gentili», riferisce un collega del Manifesto. L'ordine regna a Verona. E la seduta consiliare va avanti, sino al voto finale. Cosa dicono l mozioni? Dunque, la prima mozione di Spiazzi (Ppi) impegna l'amministrazione comunale ad istituire una Consulta della famiglia, con compiti di proposta per una politica familiare: la sinistra e qualche consigliere di centro-destra si astengono, l'unico contrario è il leghista Gianfreda. La seconda mozione di Spiazzi &C. impegna l'Amministrazione comunale «a non deliberare provvedimenti che tendano a parificare i diritti delle coppie omosessuali a quelli delle famiglie naturali». Vota contro la sinistra e si astengono parte di Forza Italia (sindaco compreso), Cestaro (An) e i leghisti Gianfreda e Tosi. La mozione di Elmo Padovani (Patto Segni) prevede un piano di intervento: dall'educazione sessuale alla salute, al lavoro. Concreti aiuti alle famiglie «naturali», ma senza condanne per altre unioni sono previste dalle mozioni del Ppi (con Butturini in testa) e da quella congiunta di Pds-Rifondazione- Alleanza nazionale. Sostegno alle famiglie sono anche nella mozione di conta (Forza Italia) che però esclude la convivenza. Nel dibattito, Galli Righi (An) spiega come si sarebbe dovuto operare per evitare gli scontri: separando la discussione sui sostegni alla famiglia da quella sui destinatari degli stessi. Tosi (Lega) sottolinea che il fare amministrazione non deve essere condizionato da impostazioni etico-religiose o, peggio, da discriminazioni di sorta. Zerbato (Pds) invita a una politica della famiglia che punti a dare concreti aiuti, prescindendo da considerazioni morali. Bottoli (An) denuncia distorsioni e strumentalizzazioni del suo intervento di venti giorni fa. E minaccia querele. Dopo la votazione c'è l'OK della mozione di Sardini (Pds) e Pozzerle (Ppi) che impegna la giunta a completare la Tangenziale Est. Sarà la volta buona? BOSSI SI INFURIA CON BERTOZZO PER LE SPARATE CONTRO I GAY Il leader della Lega Nord ha telefonato al segretario veneto per chiedere lumi Comencini: «Più dei provvedimenti, a Romano serve un esame di coscienza» l'arena 24/6/95 Maurizio Battista «Ma chi è questo Bertozzo? Chi è questo... che va in Consiglio comunale a dire 'ste robe sui gay?». Dall'altra parte del telefono c'è lui, il Senatur, Umberto Bossi. Il leader della Lega Nord ha appena finito di leggere le cronache delle gesta compiute dal consigliere comunale leghista, riportate con risalto anche dai quotidiani nazionali. Prende il telefono, compone il numero del portatile di Fabrizio Comencini, segretario veneto, e forse più incredulo che incavolato, chiede chiarimenti. Va bene che anche lui, l'Umberto, qualche volta le spara grosse, va bene che sul «celodurismo» ha costruito le battaglie del Carroccio, ma la proposta di far diventare capponi i gay, oltre a non rientrare nello stile della Lega, supera ogni limite, sconfina oltre la realtà. E Comencini cosa ha risposto a Bossi? «Che Bertozzo è Bertozzo» Che cosa vuol dire? Che bisogna rassegnarsi? «Vuol dire che i provvedimenti con lui sono inutili. Censure, sospensioni e cose del genere non servono. Servirebbe invece che lui si facesse un esame di coscienza e si rendesse conto che un consigliere comunale, eletto dai cittadini, deve rappresentare tutta Verona, che è una città civile, tollerante, solidale, ricca di valori, dove non si "cappona" la gente. Che brutta figura...» Ma la presa di posizione di Romano Bertozzo rappresenta la linea della Lega? «No, assolutamente no. In materie così delicate, che coinvolgono la sfera del privato, la Lega lascia sempre la massima libertà di coscienza nel rispetto delle norme giuridiche ed etiche» Per contro il vicesindaco Girondini, anche lui leghista, si è detto favorevole alle unioni civili tra coppie omosessuali: tutto il contrario di Bertozzo «Quella di Girondini è una posizione personale, che lui in quanto laico può esprimere e sostenere. Ma io come cattolico non la posso condividere» Tornando all'intervento di Bertozzo, dopo il colloquio che lei ha avuto con Bossi, come pensa di risolvere questo pasticciaccio? «Cosa vuole... Ormai c'è una tale situazione politica, che la questione si risolverà quando cadranno gli organi istituzionali in cui sono presenti questi eletti» Vuol dire che quando cadrà l'amministrazione comunale, per Bertozzo non ci sarà più posto nelle liste della Lega? «Veda un po' lei...» E, al termine di questa carrellata di allucinazioni razziste e tipiche della Santa Inquisizione, c'è bisogno che tutti noi facciamo sentire la nostra voce (nella speranza di non averla tutti da soprano ad evirazioni eseguite...). Qui sotto troverete il testo di un modulo che non dovrete far altro che riprodurre, compilare e spedire ai numeri indicati subissando di fax il Comune di Verona. Molti l'hanno già fatto. Questa è l'occasione per far sentire che ci siamo. Mittente:_______________ Via: _____________________ Città: ____________________ Destinatario: Comune di Verona Attenzione: Michela Sironi (Forza Italia), Vicesindaco Francesco Girondini (Lega Nord), Pres. Cons. Com. P. Fratta Pasini (Forza Italia) Fax +39 45 80 11 654 Fax +39 45 59 72 28 La purezza di una razza, le asportazioni chirurgiche, le donne fattrici di bastardi, le ipotesi di eugenetica correttiva... Di questo e di molto altro si è parlato nella civile Verona dell'Arena, nell'internazionale patria dell'opera e dell'amore e al cospetto di forze politiche nazionali. Di queste cose si permette la discussione in un'assise democratica e civile nonostante esistano precise leggi e articoli della Costituzione che ricordano —se qualcuno per suoi problemi personali dovesse pensarla diversamente— che siamo tutti uguali. Viviamo in un paese dove è ancora possibile sfilare in migliaia per l'Orgoglio Gay Lesbico e Transessuale e per i Diritti delle Donne con le autorità sul palco, essere quotidianamente rappresentati in molti luoghi della politica e su giornali e riviste, e contemporaneamente assistere a periodici deliri nazisti contro tutti coloro che non rientrano in un'idea di ordine morale fatto di violenza e razzismo. Personalmente mi farò portavoce in ogni sede competente e non, dello sdegno per l'inciviltà clerico-fascista di cui si è macchiata Verona e per avere al più presto una seria indagine su quanto è accaduto in quel Consiglio Comunale, sicuri che siano stati lesi degli inalienabili e fondamentali diritti di rispetto, non violenza ed uguaglianza. In attesa di una mobilitazione di massa che mostri pubblicamente chi in questo paese rappresenta diritti e civiltà e chi l'incubo dell'odio per le diversità e i più deboli. L'ADESIONE DELLE LESBICHE Laboratorio di critica lesbica il manifesto, 3/6/95 Ci colpisce la capacità di molte femministe e di glissare sul veto imposto dall'ordine dei medici all'accesso delle lesbiche alle tecniche di inseminazione assistita. Accade che, di fronte alla maturata capacità delle lesbiche di mettere in campo un proprio discorso, il silenzio delle donne si rompa in giudizi fulminei e agghiaccianti: ci sentiamo dire che non abbiamo il senso del limite, che siamo portatrici di una pretesa di onnipotenza, simmetrica a quella e maschile. Vogliamo ricordare a tutte che le lesbiche hanno un corpo femminile, una attitudine procreativa che non le obbliga a ricorrere ad uteri in affitto. Consideriamo il progetto procreativo di una lesbica radicato nella relazione amorosa con un'altra donna e/o con il/la nascituro/a e non lo rivendichiamo come diritto individuale. Lasciamo ai clericali l'accusa di artificialità, subalternità tecnologica, individualismo, consumismo lanciata contro di noi come contro le donne che ricorrono alla contraccezione e all'aborto. Qual è il problema? È sorprendentemente passiva l'accettazione della eterosessualità come condizione di rispettabilità politica. Il discorso femminista, ancora una volta, lascia cadere nell'insignificanza la posizione lesbica. Questa scelta ha spinto molte lesbiche verso il movimento omosessuale, verso un indistinto che non interagisce con il dibattito sulla libertà femminile, contribuendo alla tranquillità delle eterosessuali. Affermiamo che l'attacco alle lesbiche è rivolto contro l'intero genere umano femminile, perché mira ad inibire la costruzione di rapporti fondamentali fra donne. Se si recepisce il suggerimento eterosessista che vuole che la politica femminile prenda le distanze dalla scelta lesbica, si permette agli uomini di controllare la radicalità della politica delle donne. Invitiamo tutte le donne ad esprimersi apertamente e a non concedere ad altri la facoltà di porre limiti alla affermazione della nostra libertà. Il 3 giugno saremo in piazza. TUTTE INSIEME APPASSIONATAMENTE di Pili Tre giugno 1995 una data importante. Un doppio appuntamento: la manifestazione nazionale delle donne per l'autodeterminazione e Labirinti. Senza togliere nulla all'incontro di Azione Omosessuale vorrei soffermarmi per alcune riflessioni sull'evento davvero importante della manifestazione nazionale delle donne. Tante, tantissime donne che formano un corteo lunghissimo. Chi grida, chi lancia slogans, striscioni, cartelli, volantini; colori tanti come sempre quando ci sono donne. Tutta questa ordinata marea di cui mi sono sentita una parte ha contribuito a darmi o meglio ridarmi un forte senso di appartenenza, mi ha fatto comprendere che il silenzio di questi anni non era vuoto ma un vivace lavorio di scambio di idee, di relazioni, di elaborazioni. Un mondo di donne che ha continuato a crescere, a discutere, a scontrarsi ed incontrarsi. Con gioia ho constatato la presenza delle giovanissime, delle studenti; gioia che nasce dal veder trasmesso un patrimonio di idee e valori, vedere che quello per cui hai combattuto ha un seguito. Eh si, c'eravamo proprio tutte. Dalle "storiche" del movimento, che ho avuto la fortuna di incontrare nelle notti avventurose dell'occupazione del Governo Vecchio a Roma, alle intellettuali impegnate nei vari settori delle discipline universitarie, le donne del sud e quelle del nord, le operaie e le professioniste. Un senso di pienezza che nasce dal vedere che al di là delle differenze che in questi anni si sono prodotte all'interno del movimento femminista e che segnano una grossa crescita, ci sono dei punti fermi, delle conquiste che ci vedono unite. Il tre giugno siamo scese in piazza per esprimere ancora una volta "una libertà di scelta" nella vita sessuale, nella maternità, nell'espressione della nostra intelligenza e creatività; per dare visibilità a quella che le donne del Centro documentazione di Bologna chiamano "sovranità femminile" che significa indisponibilità del corpo e della mente delle donne a farsi controllare dall'esterno. (Tratti da articoli apparsi sul Paese delle donne). Quasi in testa al corteo c'eravamo noi lesbiche. Lì mi sono fermata perché come donna vivo un ulteriore specifico che necessita anch'esso di visibilità. Tra i tanti striscioni presenti mi ha colpito in particolare quello delle lesbiche di Bologna "L'una non esiste senza l'altra". Il comunicato che seguiva sulla stampa specificava il senso da dare alla frase. Un appello rivolto a tutte le donne affinché non accettino la provocazione maschile che suggerisce una presa di distanza dalle scelte lesbiche. Riaffermano infatti che ogni attacco fatto alle lesbiche è fatto a tutte le donne per impedire il formarsi di forti legami tra donne. (Tratti da articoli apparsi sul Paese delle donne).Una frase che riassume la sensazione che ho provato nell'essere lì assieme a tante donne con vissuti diversi dai miei: il mio essere donna chiede riconoscimento tanto quanto il mio essere lesbica. A questo proposito devo dire che mi ha fatto molto piacere che alcune delle donne presenti a Labirinti abbiano deciso di "abbandonare" i gruppi di lavoro per unirsi alla manifestazione. Eravamo lì consce di questa doppia appartenenza, felici di essere prima di tutto donne. La concomitanza delle due iniziative ha aggiunto nuovi punti alle mie riflessioni. Difatti come vissuto personale vengo dal separatismo lesbico ed è stato con una buona dose di curiosità (e qualche "incoraggiamento") che ho accettato di partecipare a Labirinti. Con sorpresa ho trovato uomini che hanno ascoltato e provato a capire che essere lesbica non significa solo essere omosessuale, significa molto di più. Significa essere continuamente impegnate su due fronti: essere donna, essere persona. Ampliare questo discorso mi porterebbe troppo lontano mentre voglio ancora riassaporare l'emozione del corteo che entra in Piazza di Siena. La speaker annuncia uno per uno i gruppi che entrano e quelli che hanno aderito alla manifestazione; siamo veramente tante per dire che "la prima parola e l'ultima" sul nostro corpo e sulla nostra mente spetta soltanto a noi. GRAZIE A... E NON FINISCE MICA IL CIELO di Pili CAPRIOLA 10 GIUGNO 1995 Mi è stato chiesto di scrivere le mie impressioni sulla manifestazione nazionale delle donne fatta a Roma il 3 giugno scorso, ma nel sedermi davanti a questa macchina da scrivere, complice la sua musica, il pensiero corre a Lei. L'ho incontrata la prima volta tanti anni fa nel periodo in cui la sua fortuna come artista era stata offuscata da fatti che a me in quel momento erano ignoti. Era lì tra noi in una discoteca in Umbria con una tutina larga di Jeans ed una chitarra. Amavo già le sue canzoni ma non avevo mai potuto ammirarla in nessun concerto. Porto ancora nel cuore un viso giovane, cordiale, amorevole. L'ho rincontrata qualche anno dopo ad un concerto fatto in un piccolissimo paesino proprio prima che Sanremo la rilanciasse tra i big. Con il cuore che mi batteva forte ho aspettato la fine del concerto per poterla salutare, per poterle dire quanto le sue canzoni facessero bene al mio cuore, quanto la sua grinta mi desse, ogni volta che mi sentivo delusa, la forza di andare avanti; insomma, avrei voluto dirle che l'amavo come si ama una sorella maggiore che ci apre la strada nella vita. Riuscii solo a dirle «brava» e a chiederle un indirizzo che non ho mai utilizzato. Ho letto della sua morte e per la prima volta in vita mia porto con me un rimpianto. Avrei potuto provare a cercarla, avrei potuto provare a dirle quanto fosse importante per me che lei esistesse e combattesse la sua personale battaglia per cercare di essere donna, amante, persona libera, figlia e sorella. E mi vengono in mente tutte quelle donne che per gridare il loro diritto di esistere devono combattere mille battaglie tra cui la più importante, la decisiva, è con se stesse. La parola d'ordine di queste donne fa rima con cuore. No, non parlo di quella parola a cui molti, molte ormai sanno dare solo un significato univoco: coppia. Parlo di altro. Parlo delle donne impegnate a fermare le guerre, delle donne impegnate nella lotta contro la fame, le malattie, delle donne impegnate nei gruppi contro la violenza alle donne o che lottano contro le mutilazioni genitali ancora oggi subite dalle donne africane o contro i veli dell'integralismo islamico. Parlo di quelle donne che ovunque cercano di costruire dei modelli che le affranchino dall'"obbligo di amare" e le rendano invece libere di amare. Mia Martini per me è questo. Una donna che ha combattuto in sé la battaglia dei ruoli nella ricerca della sua identità. Non ho la pretesa di pensare che ciò sia vero, o sia stato vero, per lei; so che canzoni come "Padre davvero", "E non finisce mica il cielo", "Bambolina" e altre mi bruciano nell'anima come un percorso che conosco. Quando i giornali e la tv hanno dato la notizia della sua morte calcando l'accento sulla sua solitudine ho sentito, insieme al dolore, un groppo in gola. Avrei dovuto dirle «grazie» il giorno che l'ho incontrata e non l'ho fatto. Forse in quel momento non immaginavo quanto può essere importante sapere che finché qualcuna condivide le tue battaglie non sei sola. Adesso che lo so, ho imparato a dire grazie; e da allora: grazie a tutte quelle donne che scrivono, cantano, suonano, discutono, dibattono, dipingono, recitano, insegnano, imparano, vivono, sopravvivono, esistono, grazie perché vorrei che nessuna di loro si sentisse mai sola, che nessuna si sentisse abbandonata, che a nessuna di loro venisse mai in mente di arrendersi nel lungo gioco della vita. Grazie perché la mia vita, la mia gioia, il mio amore ha bisogno di tutte Voi. LA RUBRICA DEL CARABINIERE DA PRENDERE CON I GUANTI del Carabiniere Misterioso Ho letto sulla Stampa un articolo che racconta la polemica nata tra i gay americani e la Casa Bianca a causa del comportamento delle guardie del presidente che avrebbero perquisito le borse dei componenti una delegazione omosessuale, invitata proprio dal presidente, indossando guanti bianchi da chirurgo. Forse ci troviamo a parlare dell'ennesimo caso di razzismo nei confronti dei gay, se tale metodo di prevenzione è stato adottato solo in occasione di questa visita. Molto probabilmente non ci sbagliamo e all'unanimità condanniamo questo gesto. Tanto più che le attenuanti di un simile comportamento (la paura di contrarre l'Aids non può essere cancellata da nessun ragionamento logico) vengono totalmente invalidate dallo sberleffo con il quale si è momentaneamente conclusa la faccenda: le guardie che si fanno apposta fotografare mentre con i guanti di lattice tolgono dagli spuntoni della cancellata della Casa Bianca altrettanti guanti protettivi messi in segno di protesta da dei manifestanti omosessuali. Parlo di questo articolo perché mi dà la possibilità di approfondire un argomento che mi sta particolarmente a cuore: la prevenzione dal contagio di malattie come l'Aids, ma anche l'epatite e le altre malattie infettive, per noi carabinieri e forze dell'ordine in genere. Siamo praticamente privi di mezzi "tecnici" ed è zero l'informazione specifica che potrebbe venirci data riguardo alla malattia e i sistemi di prevenzione. Eppure rischiamo moltissimo, in ogni istante, ad ogni arresto corriamo il pericolo di un contagio. Potrebbe capitare soccorrendo una persona ferita oppure potremmo subire la vendetta di chi, arrestato, vuole farci pagare con un gesto sconsiderato l'odio che prova nei nostri confronti. In sostanza siamo completamente impotenti di fronte a questo pericolo. Nessuno si stupisce nel vedere un medico che, visitando un paziente, utilizza i guanti di lattice; è giusto che gli spazzini abbiano degli utensili appositi per la raccolta delle siringhe. Ci mancherebbe altro. Ma per noi cosa si fa? Come si previene? Come facciamo a tranquillizzare le nostre famiglie? Come facciamo ad essere tranquilli noi se il malato pluripregiudicato che abbiamo appena arrestato, viene scarcerato perché la sua malattia lo rende incompatibile con il carcere? Ci arrangiamo! Ognuno con il suo bagaglio di conoscenza e con la capacità di usare i mezzi che può procurarsi. Io, ad esempio, porto sempre con me i guanti di lattice e cerco di usarli ogni volta in cui il mio lavoro mi impone di avvicinarmi fisicamente ad una persona, ad esempio per effettuare una perquisizione. Cerco inoltre di fare il mio lavoro seriamente e nel rispetto delle persone con cui vengo a contatto. Questo perché a prescindere dalla malattia, ogni reazione violenta che il mio comportamento provoca è indice di scarsa professionalità: il mio compito è e di prevenire e reprimere e non provocare per reprimere. Ci sono colleghi che hanno un terrore indicibile, se potessero indosserebbero guanti e mascherina ogni volta che vengono a contatto con un estraneo o con gli oggetti che ha toccato. Non mi sento di condannarli, è comunque meglio esagerare piuttosto che non adottare nessuna prevenzione, infischiandosene come fanno certi colleghi che si comportano come se il problema fosse loro sconosciuto o non fosse reale. A prescindere dal comportamento palesemente provocatorio delle guardie del presidente Usa, sappiate che se vi capita di subire un tale trattamento, molto probabilmente sarà a causa del timore e della disinformazione; condannate questa e chi non fa nulla per cambiare la situazione. ABUSAVA DI TRANSESSUALI Arrestato agente di custodia il manifesto 20/7/95 Un agente di custodia è stato arrestato per aver abusato di due detenuti transessuali mentre era in servizio nel carcere di Monza. Alfonso Di Silvestre prestava servizio nel carcere lombardo da due anni. Recentemente, su sua richiesta era stato trasferito a Catania, dove è stato arrestato ieri. Le violenze sono state scoperte per un errore commesso dallo stesso Di Silvestre. Da Catania, l'uomo ha infatti spedito una cartolina anonima contenente frasi oscene a una delle sue vittime. La cartolina è stata intercettata da un collega di Di Silvestre che ha riconosciuto la calligrafia e consegnato la cartolina al direttore del carcere. Convovato a Monza, l'uomo ha confessato le violenze. SI A PRIME NOZZE TRA LESBICHE il manifesto 12/6/95 Inghilterra Il primo matrimonio tra lesbiche in Gran Bretagna è stato annunciato per questo mese, e sarà possibile celebrarlo per il fatto che una delle due «spose» è un uomo che ha cambiato sesso. Ad annunciarlo è stato ieri il giornale popolare «People», fornendo anche molti particolari sul matrimonio tra Tracie Ann Scott e Tina Louise Dixon, previsto il 28 giugno a Londra. Secondo il quotidiano, la coppia sarà in grado di passare alla storia perché Scott, 38 anni, ex marittimo già sposato due volte e padre di tre figli, è ancora legalmente un uomo, benchè abbia subito un'operazione per cambiar sesso. Fonti del registro di Kensington e Chelsea hanno affermato che «fintanto che i membri della coppia risultano legalmente come uomo e donna, non c'è ragione per non sposarli» «COWGIRLS», IL VAN SANT DIMENTICATO Primefilm. Uma Thurman e Melanie Griffith: sfida tra bionde Alberto Crespi l'unità, 3/6/95 Misteri (non tanto misteriosi) della distribuzione: abbiamo appena visto a Cannes il nuovo film di Gus Van Sant To Die For e quasi contemporaneamente esce nelle sale Cowgirls, il titolo precedente del regista, passato in concorso a Venezia addirittura nel 1993. Come mai? Risposta difficile, o forse fin troppo facile: acquistato quando c'era ancora la Penta (il marchio che univa Berlusconi e Cecchi Gori), non è certo stato considerato un titolo da far uscire a spron battuto, ed è rimasto bloccato. Un po' dalle vicende societarie, un po' dalla scarsa appetibilità commerciale... E ora, magari sull'onda di Cannes, magari perché nel frattempo è stato pubblicato in Italia il romanzo di Tom Robbins a cui si ispira, eccolo qua. Evviva. È bello? Dipende. Da un certo punto di vista può risultare incomprensibile. Agli «adepti», ai fans della letteratura hippy e del rock lisergico degli anni Settanta, sembrerà il capolavoro del secolo. Certo è un film sgangherato, in parte irrisolto, tanto quanto il nuovo To Die For (scritto da Buck Henry) è una commedia costruita su un copione ad orologeria. Ma a nostro parere Cowgirls è molto più curioso. È un film coraggioso per come mescola materiali eterogenei, dando forma alle folli fantasie di Robbins in un'opera che Van Sant definisce «più tradizionale e meno eversiva del romanzo». Troppo modesto. E comunque, se in To Die For c'è una diva come Nicole Kidman, in Cowgirls c'è la splendida Uma Thurman, quindi anche come star siamo alla pari. Even Cowgirls Get the Blues, recita il titolo originale (lasciate perdere quello italiano). È anche il titolo di una famosa canzone country —la canta Emmylou Harris— e in slang americano è un'espressione bellissima. Significa, alla lettera, «anche le bovare provano tristezza», ma capite benissimo da soli che la parola cowgirl, contrapposta a cowboy, è un rovesciamento di senso sessualmente forte, e molto poetico. Non bisogna sottovalutare il fatto che il film è diretto da un regista dichiaratamente gay, e che la colonna sonora è composta da una cantante lesbica militante come k.d. lang (tutto minuscolo, è lei che vuole così). Cowgirls è una gioiosa, orgogliosa rivendicazione di libertà. La protagonista Sissy all'inizio, è una tipica bambola da sesso: fotomodella super-coccolata, ha però un «padrone» che è tutto un programma, un madornale gay newyorkese che tutti chiamano «Contessa» e al quale John Hurt regala una caratterizzazione isterica e divertita. Un bel giorno, Sissy parte per il West, in autostop. Per lei è uno scherzo: perché, dovete sapere, Sissy —che, essendo interpretata dalla Thurman, è di una bellezza sovrumana— ha una sola anomalia fisica: è nata con due pollici enormi e spropositati, il che la rende «la più grande autostoppista del mondo». Giunta quindi nel West, nel ranch della Contessa dove deve girare uno spot pubblicitario, Sissy lo trova occupato dalle cowgilrs, decise a difendere un'oasi naturale che è anche l'ultimo luogo di nidificazione delle gru americane. Sissy si schiera con loro, e si innamora della rustica Jellybean, la cowgirl capo. Sul loro amore, e sulla loro lotta ecologista, veglia dai monti un vecchio indiano che tutti chiamano «il cinese», ultimo guardiano della caverna della tribù degli Orologi, custodi del Tempo e delle tradizioni... Come vedete, Cowgirls è parecchi film uno dentro l'altro, forse non perfettamente amalgamati, ma assai affascinanti. Un po' parodia del western, un po' parabola ecologica, un po' variazione grottesca sui sexy-film alla Russ Meyer è un prodotto totalmente alieno ad ogni logica di mercato, ma voi non fatevi fregare. Se amate i romanzieri alla Kerouac, la musica dei Jefferson Airplane e vi sentite ancora un po' hippy nel profondo dell'anima, andate a vederlo. E occhio a due giganti: Ken Kesey (lo scrittore del Cuculo) nel ruolo del padre di Sissy, e William Burroughs (lo scrittore del Pasto nudo) che fa capolino per un attimo, perplesso, nel caotico traffico newyorkese. FARD WEST di Marlisa Trombata Visto il clima vacanziero, perché non organizzare un bel viaggetto nel lontano west dopo essersi agghindati a dovere come provetti John Wayne senza dimenticarsi il cinturone e... il rossetto! Se infatti Hollywood ha riscoperto l'ultima frontiera lo ha fatto in chiave decisamente femminista: non più aitanti pistoleri con lazo e carabina facile, ma altrettanto aitanti cavallerizze bellissime e non meno veloci col grilletto, come la stupenda Sharon Stone nel western-noir di Sam Raimi. Il film di Gus van Sant "Cow girls, il nuovo sesso" in realtà è stato ripescato dopo due anni di problemi distributivi approfittando forse di quest'ondata di film alla John Ford, ma è molto più ricco e complesso. I racconti di Tom Robbins, da cui è stato tratto, ricalcano il mondo hippy e la cultura on the road del migliore Kerouac, ma Gus van Sant li ha tradotti sullo schermo con uno stile personale molto poetico. Uma Thurman è bravissima a dare un'aria infantilmente spaesata al suo splendido personaggio che è un inno all'accettazione e valorizzazione della diversità: se sei diverso dagli altri non sei necessariamente peggiore ma, anzi, se sai sfruttare al meglio le qualità che ti differenziano potrai essere il migliore; in questo caso i pollici enormi che sembrano un grave difetto fisico le permetteranno di diventare la più brava autostoppista del mondo. "Se trova un ragazzo con i pollici come la mia Sissy glielo farà conoscere, vero dottore?" dice teneramente la madre allo sbigottito medico che l'ha in visita. I pollicioni hanno poteri enormi: riescono a deviare il corso di una stella cadente durante una poeticissima scena mentre le innamorate Sissy e Jellybean guardano il cielo notturno sdraiate all'aria aperta e hanno funzione pseudofallica nel ricordo del bellissimo Julian interpretato dall'ineffabile Keanu Reeves, dal volto insolitamente abbrustolito. La comunità al femminile è descritta con toni grotteschi (l'arma che usano per espropriare il beauty ranch è il loro odore corporale), ma ha una sua coesione molto forte sintetizzata chiaramente dalla forte personalità della capogruppo Jellybean, interpretata da Rain Phoenix, sorella del compianto River a cui il film è dedicato. La romantica storia d'amore tra le due donne è inserita in un contesto filo-ecologico che ne esalta la naturalezza e l'intrinseco valore morale: il loro legame è protetto dal vecchio cinese che custodisce il Tempo e le Tradizioni e ne esprime il contenuto in apodittiche frasi scritte sulle pietre della caverna. La stupenda colonna sonora del film è della eccezionale cantante e poetessa country k.d.lang e si adatta perfettamente al clima di evasione della storia. Indubbiamente l'opera è suggestiva ma è vittima di un montaggio piuttosto caotico, soprattutto nell'ultima parte, che esalta l'eterogeneità dei temi trattati, ma contribuisce a creare confusione nello svolgimento della trama. Le bellezze femminili, oltre alla stupenda Uma Thurman, ricordiamo Sean Young e Lorraine Bracco (Rain Phoenix non è purtroppo all'altezza del fratello, almeno a livello estetico) contribuiscono al fascino visivo di una pellicola da gustare sia con gli occhi che con la mente. L'ANTIFASHION CANNES BABILONIA di Marlisa Trombata Che cosa c'è di più cula e di più invitante alla libera marculenza della musicalissima e frocissima lingua francese? Assolutamente nulla! Con tutte quelle cadenze alla Amanda Lear, le aspirazioni e le capriole foniche che allungano, riducono o ingigantiscono ogni suono possibile, e poi lei, la mitica, unica, divina "erre" francese che solo la finocchia d.o.c. riesce a pronunciare come un parigino montparnassiano da diciotto generazioni! Ebbene sì, per un gay in tenuta da turista transalpino (ovvero: pantaloni e maglioncino se fa freddo, magliettina e pantaloncini se fa caldo, assolutamente non firmati —fa molto più intellettuale, e poi, tanto, non ti caga nessuno comunque— soprattutto se il tutto è di un candido monocromatismo chiaro, bianco o ecrù —che bella parola, il massimo sarebbe pronunciarla alla francese con una "u" chiusa—; l'importante è però evitare il calzino bianco, assolutamente outissimo in qualunque stagione...) dicevo: non c'è niente di meglio che calarsi nella vicina terra di champagne e roquefort (la lingua francese ha dei termini elegantissimi anche per indicare i formaggi più puzzolenti... vuoi mettere col trivialissimo e impronunciabile gorgonzola???) per far vedere quanto si è bravi nell'esprimersi nel français più proustiano che nessuno abbia mai sentito? Le possibilità sono due: o il francese lo si sa bene perché lo si mastica in loco da almeno vent'anni oppure si tenta di aggrapparsi alle scarse conoscenze apprese dalla ingiallita grammaire del liceo sfornando qualche frase abbozzata alla meno peggio; l'effetto, però, in entrambi i casi è lo stesso: il francese farà di tutto per dirti di non aver capito, nel primo caso infastidito dalla padronanza di una lingua che nessuno ti ha autorizzato ad usare, tanto più che una pronuncia così perfetta non ce l'ha neanche lui, visto che non è cula e gli dispiace, nell'altro caso perché effettivamente ha capito ben poco e perché perdersi l'occasione di pigliare per il culo il povero cugino italiano stupido e notoriamente inferiore in tutto? (Chissà poi perché questo rapporto di parentela assolutamente imposto...) Comunque non c'è occasione migliore per sfoderare le armi migliori, dal sex appeal alle ciglia finte modello ventaglio coreano, che un'occasione ipermondana come il Festival di Cannes; innanzitutto perché c'è il risvolto culturale della manifestazione che dà quel tocco tantino snob che fa volare il paraculato con tanto di introvabile pass dieci metri sopra l'anonima massa di impecoriti visitatori che si muovono in lenta transumanza sulla Croisette. Eh, sì, perché qui o hai il pass o non sei nessuno, e poi a seconda del pass sali di diritto su un preciso gradino della scala gerarchica: perché il pass giallino-minzione ti dà accesso alle prime proiezioni dell'alba riservate agli sfigati che fungono da prove tecniche, di solito l'audio non funziona e la pellicola è sgranatissima; poi c'è il pass blu che è l'equivalente sociale della piccola borghesia, per lo meno conservi la dignità anche se sei escluso da ogni evento mondano minimamente significativo che potrebbe garantire una rapida scalata nel jet-set; il pass rosa shocking con i pallini dorati è il minimo indispensabile per sfiorare il tappeto rosso del Palais ma non abbastanza per avvicinarsi al Gotha del cinema (e poi è difficilissimo da abbinare a qualsiasi tailleur...), quindi c'è quello sempre rosa ma con la striscetta gialla che ti dà quella marcia in più per entrare nelle sale esclusive ma non è nulla in confronto al mitico e inarrivabile super pass bianco immacolato che appuntato al petto è vero simbolo di potere e ti permette di vedere il film che desideri, dal primo Lubitsch all'introvabile Murnau e di scegliere la proiezione che desideri, da quella per la stampa taiwanese a quella con i sottotitoli in rilievo per un pubblico non vedente... In realtà le occasioni più importanti sono le mitiche feste vip in spiaggia o sullo yacht della star di turno: peccato che ottenere l'invito sia praticamente impossibile anche per il più benintenzionato disposto a mettersi a pi greca mezzi davanti al primo produttore che capita (e dove lo trovi un produttore?). La cosa più bella è che in questi giorni si riversa a Cannes una composita fauna cula multietnica: le tipologie di finocchie da lungomare francese sono essenzialmente due: quella pseudointellettuale più effemminata, vestita in maniera elegante non troppo vistosa, con occhialino nero e pass assolutamente in evidenza (se poi si ha il superpass bianco, apriti cielo, bisogna incorniciarlo e tenerlo addosso in bella vista 24 ore su 24). Il secondo tipo è quello più macho, tarchiato con sguardo modello "ti stendo quando voglio", canottiera attillata, mascellona e muscolacci palpitanti in mostra. È assolutamente necessario portarsi con sé il gundometro, che sarebbe un sofisticato mezzo elettronico che appena individua una cula (la "gunda" piemontese) emette un sonoro bip. Non accendetelo nella affollatissima Rue d'Antibes in prossimità dello Zanzibar perché rischierebbe di scoppiare, né tantomeno nella pittoresca Rue Suquet che ho scoperto essere una vera via gay di Cannes (traducibilissima in "Via delle Sucate"). È un caratteristico viottolo in salita che parte praticamente dal porto verso la collina ed è colmo di caratteristici bistrot con tavolini all'aperto dove le cule più eleganti mostrano la loro abbronzatura a duemila watts con sorrisoni smaglianti molto mirati in completini attillatissimi superfirmati. Le speranze di beccare qualcuno in discoteca sono pressoché nulle: per bene che vada il tutto si risolve a chi se la tira di più tra un malizioso ancheggiamento e una sbirciatina furtiva verso le zone più hot. Ci si può consolare vagando per la Croisette dove almeno gli occhi avranno la meritata soddisfazione di contemplare dei modelli superstratosferici in fisici irreali da Olimpo greco... Alla fine di questa fiera delle vanità l'unico vero momento divistico della kermesse è l'apparizione della sublime Sharon Stone (che cosa non è la Sharon!) che sale la scalinata del Palais fasciata Valentino: la quintessenza dell'eleganza che qualsiasi cula vorrebbe imitare. Abbiamo una pagina vuota? Sì? E allora mettiamoci due finocchi, per giunta famosi, che per giunta si sono amati e che per giunta sono morti di Aids. La leggeranno tutti sicuramente. Il tutto si basa sulla biografia di Nureyev scritta da un certo Juri Matthew Rjuntju, dotato di "un miscuglio esplosivo di sangue russo e giapponese": gliel'hanno mai detto alla Zafesova che i russi e i giapponesi si odiano da quando si conoscono? Una biografia pubblicata in Russia e in Russia, credetemi, in questo momento si puibblica qualsiaisi stonzata che puzzi di trasgressione e di Occidente. Mi permetto quindi di dubitare della sua attendibilità. Comunque a che cosa è dovuto il tono tragiporno dell'articolo? al fatto che siano morti o al fatto che si divertissero a letto? Il gusto per il pettegolezzo di bassa lega si esprime al meglio quando ci sono di mezzo degli omosessuali e non ci sarà forse anche un pizzico di invidia nel constatare che due dei più grandi artisti mai conosciuti erano gay? In un libro la storia segreta tra il ballerino e la rock star NUREYEV: CON MERCURY UN AMORE LUNGO 5 ANNI Lettere e telefonate tra i due artisti uccisi dallo stesso virus la stampa, Giovedì 22/6/95 Anna Zafesova Un amore travolgente, una passione sfrenata e a lungo tenuta segreta, che forse ha portato due grandi star nella tomba. Lui esile, raffinato, amante delle arti e di un lusso orientale, danzatore ineguagliato. L'altro lui muscoloso, scuro di pelle, con un paio di baffi, un aspetto da macho e una voce d'oro. Rudolf Nureyev e Freddy Mercury: una storia proibita durata cinque anni, ostacolata e nascosta agli occhi di tutti. Solo ora viene rivelata in un libro dal titolo «Rudy Nureyev senza trucco», appena pubblicato a Mosca dalla casa editrice Novosti in anteprima mondiale. L'autore del libro, Juri Matthew Rjuntju, un australiano che porta nelle vene un miscuglio esplosivo di sangue russo e giapponese, ha rielaborato 49 lettere intime mandate dal grande ballerino russo al suo amico Patrick White, australiano, premio Nobel per la letteratura. «Sono 49 maschere di Nureyev», ha scritto Rjuntju nella prefazione, «ma quello che ho scritto è lui e solo lui». E ha eseguito l'ultima volontà del ballerino di pubblicare le sue confessioni nel primo anniversario della sua morte e di farlo in Russia, Il libro è composto da 49 novelle, racconti brevi, intensi e molto osé di altrettanti incontri, ciascuno intitolato con il nome dell'amore del momento: uomini e donne, famosi e sconosciuti. Il capitolo dedicato a Mercury porta il numero 41 e si chiama «Eddy». Così il ballerino chiamava il cantante dei Queen, e fino alle ultime righe la vera identità del personaggio si può solo intuire. Nureyev racconta un incontro di fuoco tra i due, quando Mercury, dopo averlo tempestato di telefonate, prende un aereo e vola dall'America a Londra pur di passare una sola notte con il suo «indimenticabile diavolo russo». Gli telefona durante una sosta in Messico: «Non riesco a vivere senza di te, non riesco a bere, a mangiare, è sempre così quando non ci sei». Ma anche il ballerino è arso dallo stesso fuoco («non posso vivere senza il sorriso e la passione del mio africano») e chiede una settimana di vacanze alla direzione del suo teatro «per ragioni familiari». Questa ipocrisia gli dà fastidio, ma «cosa ci posso fare: la pace sociale e il benessere chiedono a tutti piccole menzogne quotidiane, quando si parla poi di amore omosessuale...». Il primo incontro «sei mesi dopo che ci siamo conosciuti», dunque, nell'88. «Ci vedevamo ogni mese, ignorando la gelosia degli altri nostri amanti» scrive Nureyev. E fu una settimana di passione carnale. Mercury è scatenato, come un «uragano» scrive Nureyev, gli mette sotto sopra il suo lussuoso appartamento a Cue Gardens: si spoglia, accende la luce in tutte le stanze, lo stereo, mette in funzione tutti gli elettrodomestici, canticchia i brani dal suo ultimo disco battendo il ritmo con le dita sulla schiena dell'amante. A un certo punto il «diavolo Eddy» tira fuori anche una frusta. Nureyev sembra restio, ma poi accetta. Passano il loro tempo nudi, tra amplessi senza freni e mangiate di fragole e formaggio camembert innaffiato da cognac Camus. Non parlano mai di lavoro, lasciando le loro vite di superstar fuori dalla porta. Si punzecchiano invece sull'argomento dei soldi, miliardari entrambi. Nureyev rimprovera scherzosamente l'amante di dovergli pagare i collect call transoceanici («confessioni telefoniche che durano ore») e di essere pieno di debiti per aver comprato un'auto che costa più di un aereo.«Certo», risponde Mercury, «io spendo tutto da un concerto all'altro, mentre tu prendi prestiti in banca e costruisci case in America e a Londra». Questa passione insaziabile dura fino alla morte del cantante dei Queen per Aids, inframmezzata, ma non interrotta, da altri amori e amanti. Ma il presentimento dell'inevitabile fine è sempre presente. Non riescono a festeggiare i 5 anni, «il nostro sex-anniversario». E Rudolf, ormai malato anche lui di Aids, piange il suo Eddy ucciso dallo stesso virus. Di questo amore così travolgente, tuttavia, non si fa cenno - forse per gelosia - nella biografia di Mercury, scritta dal suo compagno Jim Hutton. MENODIECI - LA RASSEGNA STAMPA DI DIECI ANNI FA UNA SCUOLA TUTTA PER GAY Venti allievi al Greenwich Village È il primo istituto superiore al mondo riservato agli omosessuali Enzo Franceschini La Repubblica, 8/6/95 NEW YORK - Da due mesi esiste a Manhattan una scuola media superiore per studenti omosessuali. È l'unica in America, e probabilmente la sola al mondo. Riconosciuta dal "Board of Education" newyorchese, equivalente di un Provveditorato agli studi, è una scuola pubblica, comparabile ad un istituto secondario superiore italiano. Si chiama Harvey Milk High School, dal nome di un assessore comunale di San Francisco, omosessuale dichiarato, ucciso a colpi di pistola nel 1978. Venti allievi —14 ragazzi e 6 ragazze, in età tra i 14 ed i 19 anni— sono attualmente iscritti alla scuola, situata nei locali di una chiesa metodista, sulla Quarta strada, nel cuore del Greenwich Village. Tutti affermano di essere omosessuali. Secondo il "New York Times", che ha riportato ieri la notizia con ampio rilievo in prima pagina, gli studenti non riuscivano ad inserirsi nelle scuole convenzionali a causa della loro identità sessuale. «Per la maggior parte, i maschi sono chiaramente effeminati» ha dichiarato Fred Goldhaber, unico insegnante del piccolo liceo per gay, e anche lui omosessuale. «Alcuni sono dei travestiti» ha aggiunto, «e le ragazze hanno tutte un'apparenza piuttosto dura, mascolina. Questi giovani sarebbero certamente oggetto di tormenti in una scuola regolare». La scuola ha iniziato i corsi il primo aprile di quest'anno. Ha un bilancio annuale di circa 50.000 dollari (100 milioni di lire), che comprende lo stipendio del professor Goldhaber, spese per il personale di servizio e per il materiale necessario allo studio. I fondi sono per lo più pubblici, con un minimo contributo dell'"Institute for the Protection of Lesbian and Gay Youth" (Istituto per la protezione della gioventù lesbica e omosessuale), che opera nella scuola insieme con le autorità comunali, e che ne ha richiesto l'apertura. I programmi d'insegnamento non comprendono "studi gay", ha spiegato alla stampa un portavoce dell'istituto, ma il normale piano di studi integrato con argomenti e spunti che possono interessare particolarmente gli studenti omosessuali. «Per esempio, se studiamo la poesia americana e si fa il nome di Walt Whitman, sottolineiamo il fatto che egli era gay. Adesso stanno leggendo l'Amleto: era un omosessuale secondo la maggioranza degli studi su Shakespeare, e in classe si discute tale tesi. In un altro ambiente, questi ragazzi non avrebbero l'opportunità di conoscere la storia di gente a loro simile, non saprebbero cosa significa sentirsi un omosessuale. Essere gay non è solo un fatto sessuale». I corsi non sono riservati esclusivamente «ad adolescenti gay e lesbiche», dice il professor Goldhaber, che prima di accettare questo incarico ha insegnato 17 anni in un liceo di Brooklyn, «sono aperti a chiunque». Ma scopo dichiarato della Harvey Milk School è insegnare agli studenti a vivere l'omosessualità in modo non traumatico. «Se possibile, consigliamo ai giovani omosessuali di frequentare scuole regolari, spiega uno dei responsabili dell'iniziativa, «ma ci sono casi, come questi, in cui gli studenti chiaramente gay venivano presi in giro, insultati e talvolta picchiati dai compagni di classe». In autunno la scuola per omosessuali conta di espandersi, triplicando il numero di allievi. «Un sacco di ragazzi aspettano di potersi iscrivere da noi», afferma Goldhaber. «Dal punto di vista educativo, è un programma corretto» ha commentato il sindaco Koch. L'associazione dei genitori si è invece opposta all'idea di «separare i bambini e metterli in categorie che hanno stereotipi negativi». Nathan Quinones, presidente del «Board of Education» newyorchese, ha replicato che senza una scuola simile, «questi ragazzi sarebbero adesso a prostituirsi sul West Side di Manhattan». Ed ha aggiunto: «Certo, è meglio non segregare in classi speciali quelli che hanno dei problemi. Ma con gli allievi di questa scuola, l'inserimento in classi normali non aveva funzionato». «I MALATI DI AIDS? LASCIAMOLI CREPARE» Per il Presidente della Commissione Esteri i gay sono «gente disgustosa» Il falco Usa Helms: neanche un dollaro per aiutarli Franco Pantarelli la Stampa 6/7/95 NEW YORK - Perché spendere soldi per l'Aids, dal momento che riguarda gente che si comporta «in modo disgustoso»? L'uscita è del senatore della Carolina del Nord Jesse Helms, già noto a suo tempo per le sue contestazioni «da destra» Contro Ronald Reagan, reo di eccessivi «cedimenti» nei confronti dell'allora Unione Sovietica. Con l'andata a destra generale verificatasi nel partito repubblicano, Helms oggi non è più un personaggio folcloristico, ma un leader riconosciuto del «vento nuovo», tanto che è stato nominato presidente della prestigiosa commissione Esteri del Senato e da quella posizione sta conducendo un'opera di «interferenza» nella politica estera del presidente Bill Clinton che non trova riscontro dai tempi della guerra in Vietnam. Ma il suo pallino di sempre è quello degli omosessuali: contro i loro diritti Helms si è sempre battuto con foga; e ora che ne ha l'occasione questa sua fobia emerge in tutta la sua virulenza. A settembre scade il «Ryan White Care Act», la legge approvata nel 1990 che porta il nome di una ragazza dell'Indiana morta di Aids in seguito a una trasfusione e che per cinque anni ha assicurato l'impiego di fondi federali per il trattamento dei colpiti da questa tremenda malattia. Se entro la fine di settembre quella legge non sarà rinnovata, i malati di Aids non disporranno più dell'assistenza federale. Ma secondo il senatore Helms questo sarebbe un bene. E sta operando affinché l'iter parlamentare venga ritardato. «Bisogna recuperare un po' di senso comune», ha detto al «New York Times», che gli chiedeva conto di quel suo comportamento. L'Aids, infatti, colpisce persone che «si abbandonano deliberatamente ad atti innaturali», quindi ben gli sta. Inoltre, ha aggiunto Helms, l'Aids è al nono posto fra le cause di morte, ma riceve finanziamenti federali superiori a quelli riservati a mali che uccidono di più. Queste cifre non sono proprio esatte, spiega lo stesso giornale a corredo dell'intervista. L'Aids uccide il maggior numero di cittadini fra i 25 e i 44 anni, vale a dire durante quella che viene considerata la fase più «produttiva» nella vita di una persona, e riceve finanziamenti (6 miliardi di dollari l'anno) molto al di sotto di quelli destinati ai malati di cuore (36 miliardi) e a quelli colpiti dal cancro (17 miliardi). Ma il nocciolo della questione, naturalmente, non è economico bensì «ideologico». Le osservazioni di Helms sono praticamente le stesse che si sentono nei bar del Mid-West e nei vari «santuari» della classe media americana, dove il «vento nuovo» si è sviluppato maggiormente. Quindi è bene tenerlo vivo. «I GAY SONO ANCHE NOSTRI FIGLI» Dura replica del Presidente a Helms, scende in campo Gingrich Clinton: i fondi per l'Aids non si toccano E.St. la stampa, 7/7/95 WASHINGTON. «I gay che hanno contratto il virus dell'Aids sono i nostri figli, i nostri fratelli e sono cittadini di questo Paese. Sono americani: rispettano la legge e lavorano come gli altri e quindi hanno diritto ad essere trattati come gli altri». Così il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton ha risposto al senatore repubblicano Jesse Helms che ieri aveva giudicato «ragionevole» ridurre drasticamente l'impegno finanziario del governo nei confronti dei malati di Aids, a suo avviso responsabili di una «condotta disgustosa e ripugnante». Ma l'attacco dei repubblicani ai fondi destinati dall'amministrazione Clinton alla ricerca sull'Aids è continuato. Questa volta è intervenuto il presidente della Camera dei rappresentanti, il repubblicano Newt Gingrich, secondo il quale la decisione su quanti soldi vadano stanziati va tolta ai politici e affidata agli scienziati. L'altro ieri era stato l'esponente della destra più conservatrice, Jesse Helms, a criticare la spesa da sei milioni di dollari (circa dieci miliardi di lire) che il governo degli Stati Uniti stanzia a favore dei malati di Aids, che a suo giudizio sarebbero responsabili della loro malattia con il «volontario, disgustoso e ributtante comportamento». Le dichiarazioni di Helms hanno sollevato il furore dei sostenitori della necessità dei fondi governativi, stanziati con una legge da rinnovare entro settembre 1995. Gingrich, attualmente impegnato nella promozione del suo nuovo libro «To renew America» (Per rinnovare l'America) dal quale oltre ai vantaggi economici potrebbe venirgli addirittura la spinta decisiva per ottenere la «nomination» repubblicana come candidato presidenziale per il 1996, in una intervista ha detto che una commissione di scienziati dovrebbe stabilire quali sono i sette principali settori della medicina nei quali ci si può aspettare innovazioni decisive. «Se la lotta all'Aids è uno di questi, va bene —ha detto Gingrich— altrimenti dobbiamo togliere la politica dalle ricerche di biologia». Le critiche di Gingrich a Clinton non si sono limitate al solo campo della lotta all'Aids. «Entrare in dispute pubbliche con il Giappone su vari fronti delle relazioni commerciali è una politica da pazzi»: così il presidente della Camera ha definito le ultime mosse dell'amministrazione Clinton nei confronti di Tokyo. In un discorso al «National press club» di Washington, Gingrich ha criticato aspramente la metodologia scelta dal governo Usa per indurre i giapponesi a concessioni nei vari capitoli del contenzioso bilaterale: non solo l'auto, ma anche il trasporto aereo ed il caso Kodak. Per il leader del «grand old party», «lanciarsi in dispute pubbliche con i nipponici è una strategia assolutamente folle nel lungo termine: meglio scegliere la strada di una crescente pressione dietro le quinte». «Credo che l'amministrazione Clinton —ha concluso Gingrich— sia impegnata in un gioco molto pericoloso». ACCOLTI CON GUANTI DI GOMMA I GAY RICEVUTI ALLA CASA BIANCA "Misura precauzionale". Gli attivisti offesi la repubblica, 15/6/95 NEW YORK- Shock tra i militanti del movimento gay: in visita alla Casa Bianca si sono visti ricevere da agenti dei servizi di sicurezza con indosso guanti di gomma. «Perché?», ha chiesto stupito George Eighmeny, un deputato all'assemblea statale dell'Oregon. «Gli hanno risposto che era una misura protettiva» ha reso successivamente noto Tom Ammiano, un attivista di San Francisco. I militanti erano stati invitati nell'Executive Office Building, il palazzo grigio adiacente alla residenza del presidente, per un incontro con alcuni "vip" dell'amministrazione Clinton, ma l'incontro non è andato bene. Un episodio di recente ha tolto ai gay la speranza che Bill Clinton sia pronto a combattere al loro fianco: la settimana scorsa il dipartimento della Giustizia si è chiamato fuori dalla battaglia legale contro una legge del Colorado che vuole togliere agli omosessuali la speciale protezione accordata sulla base dei diritti civili. È stato forse per questo che i guanti di gomma sulle mani dei poliziotti hanno avuto il sapore di un simbolo: i militanti li hanno interpretati come una misura preventiva anti-Aids. Thomas Duane, un consigliere comunale di Manhattan, si è sentito ferito: «Posso assicurarvi —ha dichiarato al New York Times— che non sono diventato sieropositivo per una stretta di mano. E mi dispiace che a Washington cose come queste ancora non le abbiano capite». Non è affatto chiaro chi abbia ordinato ai poliziotti dell'Executive office building di mettersi i guanti di gomma. I GUANTI DI GOMMA ANTI-GAY LA CASA BIANCA ORA SI SCUSA la repubblica, 16/6/95 Washington. La Casa Bianca è corsa ai ripari dopo la gaffe con gli omosessuali. Il servizio di sicurezza presidenziale ha espresso «rincrescimento» per l'offesa arrecata Martedì ai gay statunitensi da alcuni suoi agenti di guardia alla Casa Bianca: costoro, nell'accogliere una delegazione di pubblici funzionari omosessuali, si erano protetti con guanti di gomma, per timori da contagi da Aids. A sua volta il presidente Bill Clinton, per bocca del suo portavoce Mike McCullan, ha preso le distanze dall'episodio, che è stato definito «un errore di valutazione». Le reazione indignate degli ambienti gay, comunque, non si sono placate: il ricorso a guanti protettivi viene definito «un insulto», la prova dell'«insensibilità» dell'amministrazione Usa nei confronti degli omosessuali. «Il fatto che cose del genere avvengano persino alla Casa Bianca dimostra come le autorità non abbiano la minima conoscenza dell'Aids», è il commento dei gruppi militanti del terzo sesso. Fa discutere la decisione di varare interi palinsesti ad hoc per lesbiche e omosessuali LONDRA E PARIGI LANCIANO LA GAY-TV Telegiornali, quiz, dibattiti: ed è polemica. Primi programmi su Canal Plus e Channel 4. Le Monde: «Fine all'ipocrisia, durata troppo». La sessuologa Schelotto: «C'è chi si sente minacciato» Corriere della Sera, 19/6/95 Matteo Persivale Telegiornali, talk show, film. E poi video musicali, giochi, perfino qualche spettacolo piccante. La solita televisione? No, perché quest'idea - dei network inglesi e francesi - è rivolta ad un pubblico preciso: gli omosessuali. Con un occhio di particolare riguardo alle lesbiche. Andranno in onda a giorni ma il solo annuncio ha già scatenato vivaci polemiche. Dopo la tv dei ragazzi, delle casalinghe, degli studenti ecco l'ultima frontiera dei palinsesti: la gay-television. Londra e Parigi stanno per lanciarla. Rompendo un tabù. Canal Plus, pay-tv transalpina, comincerà Venerdì: alle 20.35, per la prima volta, verranno riservate ben nove ore di trasmissione, una maratona, di programmi sull'omosessualità. Maschile, ma soprattutto femminile, e anche questa è una novità. La notte gay non sarà visibile a tutti: il segnale verrà «criptato», decifrabile cioè solo dagli abbonati. «Camuffato sì, ma sarà tutto estremamente chiaro», assicura malizioso Alain Burosse, responsabile dei programmi del provocatorio network d'oltralpe. Per rompere il ghiaccio ecco dunque il documentario «Demain Monsieur», su gay e televisione. Poi toccherà al cinema: una carrellata di celebri gay del grande schermo dal titolo «Nessuno è perfetto». Dopo il tg, immancabile, ecco il tono farsi più intimo. Con uno show la cui unica parte non ambigua è il titolo: «Lesborama». Proprio le lesbiche, più che i maschi, sembrano essere infatti il principale target dell'iniziativa. Gran finale della maratona con una raffica di videoclip realizzati da artisti omosessuali: musica fino alle 4.50. I francesi hanno avuto più sprint, ma la paternità dell'idea la rivendicano gli inglesi. Channel 4, canale britannico specializzato in provocazioni, comincerà a settembre (in modo non criptato) la sua gay television. «Non facciamo altro che proseguire una linea d'informazione e intrattenimento avviata già nel 1989», spiegano. Le accuse - e le telefonate di protesta - naturalmente fioccano: immoralità, corruzione della gioventù. In un editoriale di ieri invece Le Monde accusa la tv di essere addirittura timida: «Troppo silenzio sugli omosessuali: così il timido approccio criptato di Canal Plus sembra coraggioso. Gli inglesi ci hanno preceduto». Una linea che non si interromperà neppure quest'estate, grazie al tocco squisitamente gay di programmi come «Sopra l'arcobaleno», documentario sul movimento gay americano, e «Il mostruoso martirio», sul carcere di Oscar Wilde. Spiega la sessuologa Gianna Schelotto: «A Parigi si parla di rivoluzione tranquilla. Mi piace molto: è un lungo cammino, irreversibile. Gli omosessuali verranno considerati sempre meno diversi. Ma c'è chi si sente minacciato e finisce per discriminare. Il lesbismo poi ha sempre fatto agli uomini una paura tremenda: lo vedono come la negazione della maternità, le donne che stanno sole. E non hanno più bisogno degli uomini. Ben venga dunque la televisione per gli omosessuali. Ma per le donne gay prevedo, purtroppo, che la strada sarà ancora molto aspra». IL PARTITO INTERCLASSISTA DEI GAY Enrico Vanzina corriere della sera, 24/6/95 Ho il privilegio, di poter parlare con grande schiettezza dei gay perché, da moltissimi anni, sono un loro amico storico. Altri hanno dei pudori moralistici quando devono affrontare il tema dell'omosessualità. Io no. Gli omosessuali fanno parte della mia vita, galleggiano simpaticamente in molti dei miei ricordi e colorano con la loro grande umanità le mie giornate romane. Dicono che sono cattivi, malinconici, un po' perfidi, cinici, isterici. Ma chi di noi, vivendo in una grande città, non lo è? Io dico, invece, che sono soprattutto informati, spiritosi, sentimentali e pieni di voglia di vivere. Ne conosco di tutti i generi. Scrittori, commercianti, produttori, registi, arredatori, costumisti, impiegati di banca, parrucchieri, commessi, stilisti, camerieri, giornalisti, politici, nobili, sciagurati, bigotti, attori, musicisti, avvocati, medici, giornalai, taxisti. Sono un vero e proprio partito trasversale. Un partito interclassista e tutto sommato monolitico. Sono potenti. Una vera e propria lobby. Riescono, in maniera sotterranea, a governare il gusto ed il bon ton della società. Impongono modi di vestire, possono decretare il successo o l'insuccesso di un film o di un'opera teatrale, stabiliscono, nei salotti, il grado di popolarità delle donne e degli uomini in cerca di promozione sociale. Detengono il copyright di quasi tutti i pettegolezzi. Li diffondono con un tam tam orale più efficace dell'Ansa. Sono spiritosi. Un mio amico antiquario, che nell'ambiente è una vera e propria «leggenda che cammina», si diverte ad andare in giro per il centro a scrutare le vetrine dei suoi colleghi. Osserva, poi scuote la testa e dà il suo commento sui mobili esposti dal concorrente: «Poveretto, ha svaligiato una portineria...». Sono dispettosi. Un altro mio amico, agente di attori, era seduto accanto a me ad una prima teatrale. I microfoni del teatro funzionavano male ed il pubblico, che non sentiva niente, cominciò a rumoreggiare. Invece di scusarsi, il regista dello spettacolo entrò in scena e si mise ad insultare il pubblico. Nella sala piombò un imbarazzo pazzesco. Il mio amico gay, dandomi un pizzicotto sul braccio, mi bisbigliò sottovoce con aria entusiasta: «Vorrei che questo momento non finisse mai...». Sanno prendersi in giro. Un mio amico costumista parlando della debolezza di alcuni gay nell'arredare le loro case con stampe di uomini nudi che rivelano in maniera inequivocabile la loro appartenenza di campo, sostiene che, quando in queste case avviene un furto, il commissario preposto alle indagini dovrebbe esclamare subito: «Il caso è risolto... furto commesso da ragazzotto invitato nottetempo...». Sono snob. Un mio amico giornalista, di origini piemontesi, bacia la mano alle signore battendo i tacchi delle scarpe. Come un ufficiale austriaco dei film di Lubitsch. Lui sa benissimo che la vita non è un'operetta, ma il suo amore per il melò è più forte di ogni ragionamento. Vive in Un mondo alla «Sissì», illudendosi di essere il principe Danilo. Ci sono, poi, i gay popolari. E nelle piazze romane, quando arriva l'estate, ti accorgi di essere circondato da un vero e proprio esercito di commessi col tenax in testa che invece di idolatrare Proust vanno al manicomio per Cabrini. Amano molto la mamma. E questo la dice lunga sulle loro intermittenze del cuore. Molti di loro sono rimasti bambini. E come i bambini sono capricciosi, teneri, feroci ma tutto sommato fragili. Come lo siamo noi che, a torto, li consideriamo «diversi». FATTI E DISFATTI di Simona Pace GENI Come già vi avevamo detto qualche tempo fa (c'era anche un fotomontaggio molto suggestivo), una manipolazione gentica ha prodotto dei moscerini gay. Echissenefrega. SENTENZE A Londra un maniaco sessuale, colpevole di avere stuprato un uomo, è stato condannato al massimo della pena, cioè all'ergastolo. Prima della nuova legge, in vigore dall'anno scorso, il maniaco sessuale avrebbe rischiato solo una condanna fino a dieci anni di reclusione per sodomia. QUEER Si chiama Q, abbreviazione di queer, ed è il nuovo profumo messo in vendita in America e destinato ad una clientela gay. Potrete mettervelo mentre ascoltate il CD che hanno inventato sempre gli americani con musica gay. CACCA Sì sì, avete letto giusto. Dopo la cacca degli Abba nel film Priscilla, i collezionisti si sono scatenati e in Inghilterra si sta creando un piccolo mercato: per la cacca dei Pet Shop Boys si offrono 100 sterline, per quella di Madonna circa 500 SCOOP L'ennesimo coming out della serie scopriamo l'acqua calda: Gianni Versace ha detto di essere gay su un giornale americano «The Advocate». Non ve l'aspettavate, vero? GAY PRIDE La manifestazione di San Francisco è stata guidata da Candace Gingrich, lesbica dichiarata e soprattutto sorella dell'ultraconservatore presidente della Camera Newt Gingrich, che probabilmente sarà ancora in sala di rianimazione. UNIVERSITÀ Alla Facoltà di Economia si è svolto un convegno sulla storia del movimento omosessuale che ha analizzato in particolare il rapporto tra il movimento e la chiesa, il fascismo. Hanno partecipato Franco Grillini e Giovanni Dall'Orto CHIESA Heinz Eggert, parroco evangelico e ministro della Sassonia, si è autosospeso dalla carica dopo che i giornali avevano riferito delle accuse di molestie sessuali che alcuni dipendenti gli avevano rivolto RUPAUL Dopo pubblicità e libri eccolo apparire anche in un film documentario molto serio intitolato «Wigstock, the Movie» sul decennale dell'omonimo festival di drag queens. SARÀ VERO? Per tutte voi che sognate una Jodie Foster lesbica (che tanto poi quando mai la potremmo incontrare?!) arriva una smentita. Non da Jodie, ma dal fratello che pare stia scrivendo la biografia dell'attrice e ne difende a spada tratta l'eterosessualità. Jodie non afferma nè smentisce. Possiamo continuare a sperare? MARE MARE È uscita sul mensile Babilonia la guida alle spiagge gay. Le più gettonate sono quelle dl Sud: evidentemente il fascino dell'uomo mediterraneo colpisce ancora. Di donne, tanto per cambiare, non si parla. AUSTRIA Dopo il putiferio scatenatosi addosso all'arcivescovo di Vienna Groer, accusato di molestie sessuali, una nuova minaccia incombe sulla chiesa austriaca. Un gruppo omosessuale è pronto a dichiarare i nomi di tre alti prelati gay se il governo non provvederà ad eliminare dal codice penale alcuni articoli discriminatori. OutRage fa proseliti. MARIO MIELI Ce l'hanno fatta i nostri cari amici di Roma, hanno buttato giù la rete che i loro vicini di casa avevano voluto erigere in mezzo al cortile per difendersi dagli "appestati". L'evento è stato celebrato con una serata in discoteca e con un premio assegnato a Stefano Rodotà come migliore difensore dei diritti dei gay. SPOGLIATOI Geniale il signor Manlio Roversi di Pieve Ligure. Quando si è accorto che parte della clientela del suo campeggio era gay, ha pensato bene di costruire delle docce solo per loro, dopo che già aveva diviso gli spogliatoi per uomini, per donne e per gay. Grillini l'ha accusato di discriminare i gay: bisognerebbe chiedere ai gay che quelle docce le hanno usate se si sono divertiti o no.... MUSCOLI E PAILETTES Boy George è tornato sulla scena, pronto a stupirci di nuovo con le sue affermazioni. Ha detto che invidia Madonna perché vende più di lui tra i gay, che gli piace Brad Pitt, ma che al di sopra di tutto e tutti preferisce i muratori. Chissà cosa ne pensano loro... MA DÀI... Keanu Reeves ha smentito di esser gay e di essersi sposato con David Geffen; anzi, dichiara di essere solo eterosessuale e di non aver mai conosciuto suo marito. E non poteva scegliere giornale migliore per queste smentite: Out, famoso giornale gay americano. BON TON Eh sì, i giudici inglesi dovrano andare di nuovo a scuola per imparare come evitare commenti e osservazioni che possano offendere gli omosessuali, come impedire gli interrogatori troppo insistenti sulla sessualità di un imputato o teste gay e via dicendo. Peccato che questi corsi siano aperti soltanto ai giudici. L'OROSCOPO di Mirtha ARIETE Questo inizio d'estate vi vedrà ancora più impegnati del solito nel lavoro e non mancheranno colpi di scena che vi metteranno in condizioni vantaggiose e remunerative. Fate valere le vostre ragioni con misura e tatto ed evitate di abusare delle vostre forze. Gli ultimi giorni del mese saranno i più propizi per l'amore TORO Riuscirete a vedere con occhi nuovi l'ambiente che attualmente frequentate. I rapporti con le persone saranno più distesi e piacevoli, la vita sociale più interessante e divertente. Ottimi i guadagni di inizio mese. Non cercate l'amore tanto lontano perché è probabile che lo troviate quanto prima proprio vicino a voi, al supermercato o andando a prendere il giornale all'edicola. Non esagerate con la tintarella. GEMELLI Saranno molte le soddisfazioni in campo affettivo e vi sentirete impegnati in un importante legame sentimentale appena nato. Cercate però di non farvi trasportare solo dalle emozioni e usate anche la testa. Si profilano nuove prospettive in campo lavorativo. Vacanze e viaggi vi riserveranno qualche sorpresa! CANCRO Questo mese il lavoro vi terrà particolarmente impegnati ed i risultati saranno eccellenti. Intuizioni geniali vi permetteranno di raggiungere quel successo che inseguite da tempo: agite con decisione, ma non dimenticate la cautela. Le vacanze vi faranno scoprire nuovi luoghi da cui sarete attratti in modo particolare e che vi resteranno nel cuore nel tempo. Una relazione con una persona estremamente affascinante vi sconvolgerà profondamente. LEONE Sarà un mese adatto sia all'accurata preparazione di iniziative future, sia all'attuazione di programmi concreti, specialmente in campo lavorativo. Se siete alla ricerca di un partner scoprirete con stupore che un'amicizia di vecchia data si è trasformata in qualcosa di più profondo e molto appagante. Per altri invece la probabile lontananza della persona amata potrà pesare molto VERGINE Agli inizi del mese potrete ricevere proposte molto allettanti in campo lavorativo: prendetele in seria considerazione, ma dopo aver riflettuto su tutti i cambiamenti che esse potrebbero comportare nel futuro. Sarà un periodo di grandi opportunità anche in campo sociale e troverete estremamente facile fare nuove amicizie. Sarete energici e scattanti, ma evitate le polemiche sterili con il vostro partner. BILANCIA Questioni che troppo a lungo avete rimandato vi si ripresenteranno con insistenza: è ora di smetterla di aggirare gli ostacoli. Fate affidamento solo su voi stessi, senza trascurare di scegliere accuratamente le persone che vi stanno intorno, proprio per evitare situazioni ambigue e spiacevoli. Incontri particolarmente interessanti durante un viaggio. SCORPIONE Le idee e le iniziative che finora avete tenuto da parte troveranno finalmente l'occasione di uscire allo scoperto: la vostra tenacia avrà il meritato successo anche in termini monetari. Sembra che questo mese porrà un freno alla vostra vita sregolata, perché dopo tante insignificanti avventure conoscerete molto probabilmente il vero amore. Non stancatevi troppo e dormite di più. SAGITTARIO La vostra resa professionale rimarrà alta anche in questo mese così caldo: la prontezza di riflessi vi permetterà di risolvere brillantemente ogni imprevisto. È probabile che vi si presenti l'occasione di una crociera e, comunque, il mese più propizio per le vacanze sembra essere luglio. Saranno facilitati gli incontri avventurosi per i single, ma anche per i fidanzati si preannunciano ore di intensa dolcezza. CAPRICORNO Chi ha un'attività in proprio attraverserà un periodo propizio per le collaborazioni. Purtroppo non si segnalano ulteriori entrate. Per quanto riguarda la sfera sentimentale cercate di vivere al massimo questi giorni estivi, dimenticandovi di essere persone serie ed equilibrate. Grazie ad un po' di spensieratezza potrebbe essere divertente essere un po' diversi dal solito. ACQUARIO Il mese di luglio vi porterà probabilmente un'ottima notizia riguardante il vostro lavoro e la sfera finanziaria. Dovrete stare attenti alle amicizie, o supposte tali, che potrebbero, per gelosia o invidia, cercare di dividervi dal vostro partner. A parte questo, comunque, i rapporti d'amore saranno molto coinvolgenti e avrete modo di ritrovare quelle emozioni che vi permettono di sentirvi appagati PESCI Il mese richiederà impegno per tutto quello che riguarda il lavoro e forse dovrete affrontare qualche complicazione o contrasto. Fate attenzione alle uscite di denaro non previste. La vostra vita sentimentale sarà finalmente rischiarata dall'amore, con valide prospettive per il futuro. Vivrete giorni sereni ed appassionanti. Se in voi c'è un artista, questo è il momento per farlo venire fuori. L'ORGOGLIO DI ULRICHS di Enzo Cucco Il 14 luglio del 1895 è morto a L'Aquila Karl Heinrich Ulrichs, un nome che - ci scommetterei qualsiasi cosa - ai più tra noi non dice nulla, o quasi. Eppure è lui il primo omosessuale in Europa che nei primi anni della seconda metà del secolo scorso cominciò a parlare di diritto alla vita per gli omosessuali, che allora non si chiamavano nemmeno così. Anzi, lui è passato alla storia non solo come il primo attivista del movimento di emancipazione omosessuale che sia mai apparso sulla faccia della terra, ma come studioso del comportamento omosessuale maschile: pubblicò infatti alcuni testi (tutti prima del 1880, quando ancora viveva in Germania) dove con ammirevole entusiasmo ma discutibile scientificità teorizzò che gli uomini che amano altri uomini sono un sesso a sé (il terzo sesso, appunto) coniando il termine urningi per definirli. Urningi da Venere Urania, la Venere protettrice degli amori tra uomini citata nel Simposio di Platone. Per questa sua attività Ulrichs fu processato e decise di lasciare la Germania per cercare casa in Italia, in quegli anni considerata vero e proprio paradiso per gli omosessuali, per il fatto che alla bellezza dei luoghi e degli uomini, si univa la loro disponibilità e la mancanza di leggi antiomosessuali, che invece erano presenti ed applicate in tutti gli altri paesi europei ricchi. Dopo qualche tempo trascorso a Roma e a Napoli scelse di stabilirsi a L'Aquila dove, grazie alla benevolenza del marchese Persichetti, riuscì a trovare casa e lavoro, riuscendo a pubblicare una rivista latina intitolata Alaudae, attraverso la quale entrò in contatto con latinisti di tutto il mondo. Furono anni intensi per Ulrichs, quelli aquilani, perché nel frattempo nella Germania unificata, in Gran Bretagna e in Francia cominciavano ad apparire i primi gruppi omosessuali che cercarono di stabilire contatti con chi, in anni non lontani, aveva cominciato come pioniere la storia del movimento di emancipazione omosessuale, pagando di persona i prezzi che quella scelta pubblica comportava. Così andarono, quasi in pellegrinaggio, a L'Aquila Edward Carpenter, Magnus Hirschfeld, Benedict Friedlander e tanti altri "eroi della nostra tribù" (come li descrisse Isherwood nel suo "Christopher and his Kind"), padri storici e fondatori di cui la nostra memoria sta smarrendo le tracce. Oggi di quelle teorie si può anche ridere, e certo nessuno parla più di terzo sesso o di urningi. Eppure tutto questo allora fu immensamente importante, perché per la prima volta si diede un nome all'"amore che non osa dire il suo nome", facendolo uscire dall'angolo delle malattie e del peccato, per dargli dignità e visibilità. Ma quello che è importante è che gli omosessuali e le lesbiche di oggi, quelli che hanno sfilato lo scorso 1 luglio e non solo, siano consapevoli di far parte di questa storia. Che altri uomini e altre donne, in tempi diversissimi e in condizioni disperate, hanno combattuto per affermare quello che ancora oggi anche noi vogliamo affermare, il diritto alla dignità, alle pari opportunità, alla cittadinanza di tutti. Quale che sia la propria preferenza sessuale. Quanti degli omosessuali e delle lesbiche di oggi hanno questa consapevolezza? Quanti di loro sentono il desiderio di continuare le ricerche che pochi tra noi avviarono in anni recenti sulla nostra storia? Quanti negli ultimi anni si sono laureati con tesi sull'omosessualità? Quanti hanno frequentato gli archivi di polizia degli Stati pre unitari per scovare dietro il linguaggio della giustizia la vita degli omosessuali nei decenni passati, i luoghi frequentati, il loro linguaggio, le pene che soffrirono per il fatto di essere omosessuali ?. Conoscere la storia, avere memoria di sé e del movimento sono due attività che dovrebbero essere inserite a forza nei programmi di attività del movimento. Ci sarebbe anche un'azione - politica, simbolica, significativa - che Azione Omosessuale potrebbe organizzare: nel cimitero de L'Aquila riposano le spoglie di Ulrichs sotto una pietra tombale che il tempo ha rovinato. Non si legge quasi più l'iscrizione latina che il marchese suo amico fece scrivere e che, ovviamente, nulla dice di quella parte della sua vita per la quale noi lo ricordiamo. Si potrebbe far rifare la pietra con l'iscrizione originale, aggiungendo una targa a nome di Azione omosessuale che cento anni dopo la morte del nostro pioniere ricorda la sua azione e la ricorda al mondo, in una cerimonia pubblica alla quale invitare i rappresentanti dei movimenti omosessuali stranieri. Anche questo sarebbe orgoglio omosessuale. ANDRÉ GIDE UN AMORE PLATONICO Lo scambio epistolare con un giovane allievo Elena Guicciardi la repubblica, 14/7/95 Parigi - Migliaia di lettere di Gide appartengono da tempo al dominio pubblico. Tuttavia il suo scambio epistolare con un giovane discepolo (Correspondance1926-1950 - André GIde-Robert Levesque) pubblicato oggi dalle Presses Universitaires de Lyon a cura di Pierre Masson, autore di André Gide - Voyage et écriture e di Lire Les Faux-Monnayeurs riveste un interesse particolare. Ci rivela infatti un Gide insolito nel ruolo di affettuoso padre putativo. Se lo scrittore ha avuto molti amici, a nessuno ha dimostrato così a lungo la sua simpatia e come prova ci sono queste 229 lettere scambiate durante un quarto di secolo. Robert Levesque è un liceale quando scrive per la prima volta a Gide per inviargli un suo breve poema e chiedergli consiglio. Gide gli risponde immediatamente. Definisce «squisito» il suo poemetto, si dichiara pronto ad accoglierlo, ma avverte: «Non ascoltate i consigli di nessuno. Neppure i miei». Si incontrano due settimane dopo e un vero rapporto padre-figlio si instaura fra lo scrittore cinquantenne e l'adolescente, nonostante questi continuerà a chiamarlo «Monsieur» , mentre per Gide egli diventa «mon petit». Robert è un velleitario inquieto. A diciassette anni crede di avere la vocazione monacale, ciò che gli impedisce di soddisfare i suoi impulsi omosessuali. Ben presto però supera questa crisi mistica e conosce il piacere della carne. Benché affermi «se c'è qualcuno a cui penso come se ne fossi innamorato, è Gide», mai i loro rapporti avranno una connotazione sessuale. Gide, dunque, aiuta il suo pupillo, in cui identifica il perfetto rappresentante della generazione celebrata nelle sue Nouvelles nourritures terrestres, a superare le sue crisi adolescenziali. Quando, durante il servizio militare, Robert è condannato agli arresti di rigore per via di un'avventura omosessuale, lo conforta, gli spedisce soldi e cioccolata. A Parigi lo porta a cinema, a teatro, al circo, lo introduce nella propria cerchia intellettuale, e soprattutto lo incoraggia a scrivere, perché crede nel suo talento. Questa attesa sarà delusa. Spirito acuto, ma inconcludente, Robert non produce che testi sporadici. Diventa invece professore di liceo, vocazione che risponde alla sua paidofilia. Insegna per tre anni in Grecia, familiarizzando così con la letteratura moderna di quel paese (tradurrà e introdurrà in Francia numerosi poeti quali Seferis e Cavafy). Gide lo raggiunge in Grecia: sarà uno dei tanti viaggi esaltanti che faranno insieme, in Francia, in Italia, in Marocco, in Egitto. Viaggi propizi alle confidenze, durante i quali il maestro fa leggere al suo allievo i propri manoscritti, gli rivela i suoi pensieri più intimi e la sua apprensione della morte. Nell'ultima lettera indirizzata al suo «impareggiabile compagno» l'ottuagenario scrive con tenerezza: «Penso a te ogni giorno, ruminando squisiti ricordi che nessuna gioia presente potrà soppiantare». La notizia della sua morte, il 19 febbraio 1951, sorprenderà Robert a Fez. «Mai, dice, sono stato più me stesso che vicino a lui. Del loro sodalizio esemplare si ritrova l'eco ne Le compagnon de voyage, pubblicato a titolo postumo da Robert, il quale raggiungerà nell'aldilà il suo padre-compagno nel 1975. LA PAGINA LETTERARIA di Massimo Virgilio FRED UHLMAN CHE HA RAGGIUNTO LE STELLE NON CON UN RAZZO MA CON LA PROPRIA ARTE. Nato a Stoccarda nel 1901 muore a Londra all'età di ottantaquattro anni. Nel 1933 lascia la Germania per sottrarsi all'onda sempre più crescente del nazionalsocialismo riparando in Francia, Spagna e Gran Bretagna dove esercita la professione di avvocato emergendo al tempo stesso come pittore. La notorietà nel campo letterario arriva postuma con l'incredibile trionfo de L'amico ritrovato. Racconto di straordinario gusto estetico e ricco di incanto e bellezza, credo non abbia bisogno di nessuna presentazione (chi non l'ha letto avrà sicuramente visto l'omonimo film che, devo dire, rispecchia fedelmente il romanzo). Degni di nota sono Un'anima non vile e Niente resurrezioni per favore pubblicati insieme a L'amico ritrovato da GUANDA in un unico volume dal titolo Trilogia del ritorno. Un'anima non vile è l'ultima lettera scritta da Konradin, ufficiale della Wehrmacht giustiziato su ordine di Hitler per aver preso parte al complotto di Stauffenberg, ad Hans e che, per alcuni versi, può essere considerato la continuazione e il degno finale de L'amico ritrovato. «Ma per Uhlman quanto è avvenuto non può essere archiviato nel segno consolatorio del ricordo giovanile, e forse proprio per questo la chiave dell'intera trilogia va considerato Niente resurrezioni, per favore: il confronto, nella Germania opulenta del dopoguerra, fra l'ebreo emigrato Simon Elsas e i suoi vecchi compagni di scuola non garantirà la riconciliazione, ma suggellerà la ferita dell'animo, la reciproca incomprensione, la colpevole dimenticanza del passato.» Sicuramente un capolavoro l'autobiografia Storia di un uomo (edita da FELTRINELLI) in cui l'autore narra gli anni della scuola, le prime persecuzioni razziali, l'avvento del nazismo, l'esilio prima a Parigi poi in Spagna ed infine in Inghilterra che diventerà la sua seconda patria, Così si conclude il libro: «La ragione per cui ho raccontato la mia vita non è perché avessi grandi avvenimenti da immortalare ma perché è la storia di un uomo medio e del suo tempo. Di un uomo, il quale, sorpreso da uno degli uragani più furiosi della storia, è sopravvissuto a un disastro che ha inghiottito continenti interi e milioni di persone migliori e meno fortunate. E' la storia di un uomo, il quale, magari egoisticamente, credeva che è più importante scrivere buoni libri che fare il giro del mondo in ottanta ore, che è più importante dipingere buoni quadri che accumulare grandi fortune, e la cui unica ambizione ahimè, irrealizzabile è raggiungere le stelle non con un razzo ma con la propria arte.» L'ultima opera di Uhlman, Sotto i lampi e la luna (edizioni GUANDA, da poco in libreria) è il racconto di Ruth, Francis, James e Richard che scampati ad un disastro aereo si ricongiungono su un'isola deserta del Pacifico, fuori dalla rotte aeree e marittime. Quattro personalità diverse fra loro, l'organizzare giorno per giorno un'esistenza ridotta ai minimi termini che porterà a risvolti tragici, questo è Io sfondo che l'autore ha scelto per delle considerazioni sui rapporti umani. Personalmente l'ho trovato tedioso ma in compenso breve!. LA POSTA di Osram Kare e Kari, avete già deciso dove e con chi trascorrerete le vostre vacanze ? Io purtroppo non ho ancora le idee chiare e anzi, se qualcuno di voi si trovasse nelle mie stesse condizioni e avesse qualche proposta da farmi, si potrebbe combinare. Vediamo un po'... "Scribacchino di InformaGay, passabile, over 30/under 40, 1.80/75 castano, bla-bla-bla, cerca compagno di viaggio, DESTINAZIONE DA CONCORDARE, per imminenti vacanze. C.I. 20523098 - F.P. ALFIERI - 10100 TORINO". Che cosa ne dite ? È un vero e proprio annuncio a cui chi è interessato è pregato di rispondere. Ebbene sì, ve lo avevamo promesso e quindi, voilà, dal numero di settembre, tutti coloro che desiderano un fidanzato, una fidanzata, un gatto, un'amicizia, una radio usata, la collezione dei dischi di Barbra Streisand, un autografo di Gary dei Take That... ecc. ecc., potrà vedere pubblicato il suo annuncio. Attenzione però, mentre per i dischi, un'auto, un libro, una tivù, si può chiedere un prezzo, la stessa cosa non vale per un'amicizia, un incontro e compagnia bella. Va beneeee ? Chiedere la pubblicazione di un annuncio su InformaGay non costa nulla, ma non vi costerà nulla nemmeno mandare un contributo, magari anche solo un francobollino. Va beneeeee ? (Giuro che a Vanna Marchi non ci somiglio per niente). Prima di passare alle lettere, gradirei solo far sapere a quel simpaticone che si firma Sandro S., che non può continuare a sprecare la sua vita scrivendomi lettere minatorie senza arrivare mai al dunque.... E poi, caro Sandro, sei un po' in ritardo, e sai perché ? Quella cosa che dici che mi vuoi spaccare, me l'hanno già spaccata molto, ma molto, ma molto tempo fa ! Se ti accontenti di una ripassatina... Un bacio a tutti quanti....penisole comprese. Osram. Caro Osram, Ho avuto modo di leggere su "Il Giornale" del 20 maggio la lettera che il signor Francesco Merlini ha scritto al Dottor Granzotto senza credere ai miei occhi. Mi sono invece perso l'articolo che in quella lettera viene citato e me ne rincresce : avrei potuto capire qualcosa di più anche se, tutto sommato, ho letto quanto bastava. Mi chiedo quale sia la molla che suscita nel signor Merlini tanto risentimento. Non riesco a capire se sia un semplice pazzo o se creda realmente nelle cose che scrive e se questa seconda ipotesi dovesse essere quella giusta, allora credo che bisognerebbe far capire a quel signore che dietro ad ogni fotogramma di ogni film trasmesso nel corso dei dieci anni di vita del festival torinese c'è anche un pezzo della sua storia. Anche solo un tassello di quella che credo sia la sua miserrima vita. Non capisco per quale motivo non abbiate pubblicato quella lettera "delirante" , per usare la definizione più corretta utilizzata nella "Perla del mese" dello scorso giugno da Mirko Medusa, considerato che tutti i gay, di sinistra e no, dovrebbero sapere che tra di loro si aggira un visionario che vaneggia e che andrebbe aiutato a ritrovare il cervello che forse, avendolo lasciato troppo libero, vaga nel vuoto e potrebbe creargli seri problemi. Ernesto B. Sondrio. Caro Ernesto, il motivo per cui non abbiamo pubblicato la lettera di Francesco Merlini è molto semplice: avevamo già chiuso il numero del giornale e non ci sembrava davvero il caso di stravolgere il nostro lavoro per dare rilevanza alle parole di un uomo che ritiene d'avere la testa al posto giusto e poi spara a zero su una manifestazione cui ha partecipato, per sua stessa ammissione, una sola volta, ignorandone di conseguenza lo spirito. Probabilmente al signor Merlini sono piaciuti film come "Il vizietto" o "Uomini uomini uomini" e forse si sarà identificato in uno di quei personaggi il cui spessore pare abbia dovuto a tutti i costi essere mascherato dalla frivolezza. Probabilmente il signor Merlini non sa, o fa finta di non sapere, che non tutti i gay vivono bene e in belle case, hanno una professione redditizia, si divertono o soffrono di sofferenze diverse, e soprattutto votano per gli uomini e le correnti politiche che danno loro maggior sicurezza (anche se, guardandomi intorno... mioddio !). Credimi però, caro Ernesto, lo sfogo di un visionario, resta lo sfogo di un visionario che troverà tutt'al più l'approvazione di altri visionari. Sono propenso a pensare che ognuno di noi deve avere la possibilità di manifestare le sue convinzioni ed esprimere il proprio parere in base alle conoscenze che ha e in base al suo stile di vita. Ovviamente sono personalmente in totale disaccordo con quanto il signor Merlini lamenta, e mi viene in mente un altro signore, visto ad un incontro con Paolo Hutter, che difese a spada tratta l'allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, per il solo fatto che aveva l'aria di essere una brava persona. Lo scorrere del tempo e degli avvenimenti ci dirà chi ha ragione e per il momento ... che ognuno di noi esprima ciò che ritiene giusto ! Suzzara, 15 giugno 1995 Verissimo: con trentamila lire proprio un pieno di benzina non ci viene... però se vai a metano puoi tirarci fuori quei 700 km di autonomia con cui magari cercare il bellissimo tipo della notte di sesso!! Scherzi a parte, la vostra pubblicità, come tutta la rivista del resto, mi piace molto e la trovo azzeccata e, finalmente, un po' fuori da schemi paludosi. Complimenti e continuate così. Stefano E prima di spegnere la luce.... "Perché cercare di convincerlo ? Era un settario dei peggiori, caparbio e altezzoso, neanche fosse il Padreterno. Gli spaccai la testa in due: vediamo se impara a discutere. Chi non sa le cose, taccia. (Da "Delitti esemplari", Max Aub. Sellerio). CLIK.