INFORMAGAY mensile a cura di InformaGay Martedì 14 febbraio 1995 numero 3 ---------------------------------------------------------------------------------------------------- L'ho riscritto un sacco di volte questo editoriale perché non riuscivo a star dietro alle notizie e soprattutto perché non riuscivo a capacitarmi di quello che succedeva. Stanno danno tutti i numeri: D'Alema si è scoperto un po' puttana e cerca clienti nei posti meno indicati, ma la portata di queste meschinità politiche non riesce proprio a farci ridere: è scattato l'allarme rosso e siamo tutti pronti ai posti di combattimento. Non hanno tenuto conto che gli omosessuali non hanno nessuna voglia di essere il prezzo da pagare per assurde alleanze politiche tra una sinistra confusa e qualcun altro; ma quello che ci tormenta è che questo "qualcun altro" siano i cattolici: quelli che hanno silurato Gaillot, quelli che annoverano tra le proprie file i don Girello, i promotori della raccolta firme contro la Risoluzione di Strasburgo e i firmatari di questa petizione che proprio non saprei come definire... Non ho più pregiudizi nei confronti dei cattolici: tutto quello che di brutto pensavo su di loro si è purtroppo dimostrato vero. Dio esisterà anche, ma la Chiesa cosa c'entra?!?! Comunque...... spero abbiate qualcuno con cui passare San Valentino e non dimenticate che il 14 febbraio è anche il compleanno di InformaGay che compie 8 anni. Auguri!! LETTERA APERTA. CARLO CASINI, DEL PPI E DEL MOVIMENTO PER LA VITA LANCIA UN FORTE APPELLO AL SEGRETARIO DEL PDS. CHE RISPONDE. «CARO D'ALEMA, TI SCRIVO...» (famiglia cristiana mer 01/02/95) [...] Nel passaggio storico presente (che è epocale e planetario) la presenza politica cristiana deve inevitabilmente lasciarsi caratterizzare dalla forte affermazione del diritto alla vita e del valore della famiglia. Non inganniamoci: tu conosci bene lòa pregnanza culturale e pratica di questi binari. Diritto alla vita significa riconoscimento che il principio di eguaglianza di tutti gli uomini vale dal concepimento fino alla morte naturale. Valore della famiglia significa che l'interesse pubblico alla tutela di tale società naturale suppone la diversità sessuale, il matrimonio, la fedeltà. [...] «APRIAMO IL DIALOGO» (Famiglia Cristiana mer 01/02/95) dall'intervista di Guglielmo Nardocci a Massimo D'Alema [...] Quando si parla di tutela della famiglia a che cosa ci si riferisce? La cvostra posizione non sempre è apparsa chiara. «La famiglia come comunione d'affetti, di legami di solidarietà e di rispetto delle persone è un valore fondamentale. Questo per me vale anche sul piano personale. Allo stesso tempo, penso che la coppia omosessuale abbia il diritto di vivere la propria vita senza persecuzioni e discriminazioni, ma non che possa essere considerata una famiglia. Ritengo tuttavia che il diritto ad avere una casa, la comunione dei beni, i diritti di successione, insomma i diritti legali possano essere riconosciuti anche alla coppia omosessuale. Non condivido l'idea che una coppia omosessuale possa adottare un figlio perché c'è il diritto del bambino a vivere un sistema personale di affetti nel quale la presenza maschile e femminile è condizione importante per la crescita della sua personalità» [...] GAY E FAMIGLIA: «CARO MASSIMO PARLIAMONE» Franco Grillini (il manifesto 21/01/95) Caro D'Alema, è del tutto evidente che ognuno di noi ha il sacrosanto diritto di avere opinioni personali e di esprimere le proprie idee soprattutto se si vuole aprire un positivo dibattito. E' anche evidente che le opinioni personali di un segretario di partito finiscono per avere un effetto e una risonanza che va al di là del mero discorso culturale. Purtroppo le tue dichiarazioni su famiglie gay e adozioni sono state riportate dalla stampa come una presa di posizione molto negativa e grande è l'impressione e lo sconcerto tra gli iscritti e i militanti della nostra associazione abituati a pensare al Pds come a una forza politica solidale con le lotte e le ragioni della minoranza gay nel nostro paese. Per la verità nel tuo discorso ci sono affermazioni positive come quando dici che «il diritto ad avere una casa, la comunione dei beni, il diritto alla successione...possono essere riconosciuti anche alla coppia omosessuale». E' la prima volta che un segretario del maggior partito della sinistra fa pubblicamente un'affermazione del genere e ti chiediamo un impegno in questo senso affinché i gruppi parlamentari progressisti traducano tutto ciò in un'azione di proposta e di intervento legislativo immediato. Troppo spesso infatti alla disponibilità teorica non è seguita in parlamento un'azione coerente. Contestualmente all'azione legislativa ci piacerebbe partecipare ad una vasta discussione sulle questioni relative all'etica, al costume, alle minoranze, alle libertà sessuali in sede di partito e nella sinistra perché questi argomenti sono sempre stati considerati di secondaria importanza ed il più delle volte decisamente marginalizzati rispetto al piano nobile della politica. Vogliamo in sostanza capire che spazio c'è nel Pds per una pluralità di opinioni sulle questioni attinenti alle scelte etiche personali di ciascuno, per una cultura libertaria e se il Pds è ancora disponibile a veicolare la rappresentanza istituzionale e legislativa delle istanze del movimento lesbico e gay pur nel rispetto delle autonomia reciproche. Vorrei chiarire di nuovo che l'Arcigay/Arcilesbica non chiede in Italia nè l'introduzione di un nuovo istituto giuridico che si richiami al «nome juris» di «matrimonio» nè ha mai chiesto che venisse posta all'ordine del giorno la questione delle adozioni, considerata non prioritaria rispetto alla nostra piattaforma. Ciò non toglie che se consideriamo famiglia una «comunità di affetti» anche quella gay non può non essere considerata famiglia a tutti gli effetti altrimenti si rischia anche a sinistra di considerare gli omosessuali una minoranza minorata che non può rivendicare la pari dignità con gli eterosessuali. Lo stesso dicasi per l'adozione: laddove, come ad esempio in molti stati degli USA, la cosa è possibile, alle coppie gay sono stati assegnati bambini che nessuno vuole (handicappati, malati di Aids, di colore) dando vita ad una delle più straordinarie esperienze di solidarietà umana. A prescindere da quest'ultima questione, quello che chiediamo è essenzialmente questo: che sia riconosciuta anche alle coppie gay la medesima libertà di scelta tra diverse regolamentazioni dei propri rapporti giuridici e patrimoniali che è a disposizione delle coppie eterosessuali. Un'altra preoccupazione del nostro movimento è che questa discussione fra di noi possa essere strumentalizzata dalla destra promotrice di una vasta campagna antigay sfociata nella raccolta di firme contro di noi. In sostanza, in questo movimento viviamo un doppio sentimento: da un lato c'è la speranza che si apra finalmente un terreno vero di discussione in cui anche noi possiamo dire la nostra, dall'altro c'è il timore di una ripresa dell'omofobia e dei sentimenti antigay anche a sinistra, pericolo da evitare con la massima determinazione. Ti chiediamo quindi un confronto al più presto sperando in una tua positiva disponibilità. HUTTER AL SEGRETARIO PDS «ANCHE LA COPPIA OMOSESSUALE È FAMIGLIA» (La Stampa, gio 26/01/95) Milano. Paolo Hutter, del gruppo consiliare pds del Comune di Milano, critica l'intervista di D'Alema e si sofferma in particolare su due punti. «Se la "famiglia" è "comunione di affetti, di legami, di solidarietà e di rispetto delle persone" —scrive— perché la coppia omosessuale non può essere considerata tale? In alcune delle nostre leggi è considerato nucleo familiare anche quello formato da una sola persona, dai singoli. E perché non dovrebbe essere così? Tu rispondi che alcuni diritti "possono" essere riconosciuti "anche" alla coppia omosessuale. Non sei convinto che debbano essere riconosciuti, in applicazione almeno parziale della Risoluzione di Strasburgo alla cui promozione hanno contribuito gli Europarlamentari del pds?». E sulle adozioni osserva: «Un conto è considerare che attualmente non ci sono, neanche nei paesi più avanzati, legislazioni che prevedano l'adozione da parte di coppie omosessuali e che lo stesso movimento gay italiano non avanza concretamente questa rivendicazione. Un altro conto è argomentare sulla necessità che ogni bimbo abbia un padre ed una madre, il che porterebbe a mettere in discussione anche l'autodeterminazione della donna e l'adozione da parte dei singles». LETTERA APERTA A MASSIMO D'ALEMA INFORMAGAY Torino, 26 gennaio 1995 Spett. On. D'Alema, l'8 febbraio 1994 è una data che difficilmente gli omosessuali di tutta Europa, ed a maggior ragione di tutta Italia, dimenticheranno. Quello stesso giorno, all'Europarlamento di Strasburgo, veniva votata una risoluzione che per la prima volta condannava fermamente tutti gli atteggiamenti discriminatori nei confronti delle lesbiche e dei gay, e proponeva nel contempo una serie di riconoscimenti per la popolazione omosessuale del nostro continente, tra i quali il diritto a vedere riconosciute le proprie unioni ed il diritto all'adozione. Quel giorno, anche gli Eurodeputati del P.D.S. hanno appoggiato e votato quella risoluzione. Da qualche mese giace alla Camera dei Deputati un disegno di legge che riprende i principi ispiratori di quella risoluzione, e che propone l'effettiva entrata in vigore nel nostro paese di una forma di riconoscimento delle unioni civili (eterosessuali ed omosessuali) indipendentemente dal vincolo matrimoniale, e la possibilità per i contraenti delle stesse di adottare dei bambini. Tra i firmatari del disegno di legge vi sono deputati appartenenti allo schieramento progressista, lo stesso al quale lei appartiene. Se quelle da lei espresse in questi giorni, su Famiglia Cristiana e su molti altri quotidiani italiani, sono opinioni personali, nulla al mondo potrà impedirci di dare il massimo rispetto possibile al pensiero che un libero cittadino di questo paese ha potuto esprimere. Ma questo non ci impedisce di sentirci preoccupati ed addolorati per il pensiero che il segretario politico del maggior partito della sinistra italiana ha espresso. Addolorati poiché la frase "...penso che la coppia omosessuale abbia il diritto di vivere la propria vita senza persecuzioni e discriminazioni, ma non che possa essere considerata una famiglia." contiene in se due concetti distinti molto forti: il primo è la necessità di un riconoscimento di diritti fino ad ora negati agli omosessuali di questo paese. Il secondo è un atto discriminatorio estremamente forte, e che non poteva non ledere nel profondo la sensibilità dei gay e delle lesbiche che vivono e sentono i loro rapporti di coppia esattamente come qualsiasi altra famiglia al mondo. Anzi forse in maniera ancora più forte considerando le difficoltà che la convivenza tra persone dello stesso sesso provoca a causa di una società legata ancora in maniera troppo stretta ad un concetto classico e cattolico dell'amore di coppia . Preoccupati poiché lei liquida un discorso così difficile, anche per noi omosessuali, qual è l'adozione, senza una possibilità di dialogo, ma fornendo semplicemente uno schema precostituito nel quale tutti dovrebbero riconoscersi. Le lesbiche ed i gay che lavorano in InformaGay ritengono fondamentale, perché tutte quelle che sono le loro speranze possano realizzarsi, il radicale cambiamento del concetto di famiglia attualmente esistente in questo paese. Concetto che non permette, a chi non vi si riconosce, una vita uguale a quella degli altri. A più riprese sui giornali di oggi lei ha espresso la necessità di un dialogo chiaro ed aperto su questi argomenti. È speranza di tutti gli omosessuali che questo dialogo, ormai già troppo in ritardo, inizi perché la popolazione omosessuale, sempre più violentemente attaccata dalla destra, non si ritrovi presto tradita anche da una parte della sinistra che troppo spesso ha taciuto i suoi reali pensieri. InformaGay LIBERTÀ GAY E LESBICHE BOCCIANO LA SVOLTA ETICA (manifesto, mer 25/01/95) Gianni Rossi Barilli Roma «ora la destra, per attaccarci, potrà citare Massimo D'Alema». Franco Grillini, presidente di Arcigay-Arcilesbica, nonché militante e consigliere provinciale del Pds a Bologna, è sconsolato dopo le dichiarazioni del segretario della Quercia a «Famiglia Cristiana». Secondo il D'Alema, amico dei cattolici, la coppia omosessuale non deve essere perseguitata (bontà sua), ma non può essere considerata famiglia ed è addirittura inaccettabile l'idea che due gay o due lesbiche possano adottare dei figli. «Queste opinioni —commenta Grillini— rappresentano un netto arretramento rispetto alla risoluzione del Parlamento Europeo dell'8 febbraio 1994 sulla parità dei diritti di gay e lesbiche, che fu varata con il voto favorevole, tra le moltissime forze politiche democratiche europee, anche del Pds». L'accordo «strategico» con i popolari di Buttiglione, secondo il presidente di Arcigay, non può avere come prezzo i diritti delle donne o delle minoranze. C'è «il pericolo di una deriva clericale della sinistra italiana» e c'è quindi la necessità di rilanciare «una tradizione culturale fondata sulla libertà dell'individuo e sulla diversità come valore». Grillini chiede quindi un incontro urgente con il segretario del Pds per «andare a un chiarimento definitivo». Se ciò non avverrà, dice, «ne trarrò tutte le conseguenze anche come iscritto al Pds». Giulia Crippa, segretaria nazionale di Arcigay-Arcilesbica, si indigna: «Siamo al medioevo se ancora non si prende atto che la famiglia tradizionale non è l'unica forma di famiglia possibile. Non accetteremo un ritorno al passato su questo punto». La veemente condanna della «famiglia gay» pronunciata da D'Alema stupisce soprattutto perché la posizione prevalente nel movimento omosessuale italiano è molto più moderata della stessa risoluzione approvata lo scorso febbraio dal Parlamento Europeo. Il diritto all'adozione non è considerato una priorità, mentre lo è il riconoscimento legale delle unioni tra persone dello stesso sesso. Tuttavia, non si transige sul fatto che la parola «famiglia» significhi comunità di affetti tra persone che liberamente scelgono di vivere in comune e che i cattolici non possano pretendere di averne l'interpretazione autentica. Perciò, le concessioni di D'Alema all'integralismo dal Vaticano provocano amarezza. Tanto più che i progetti di legge giacenti in Parlamento per la legalizzazione delle «famiglie gay» portano le firme di molti deputati e senatori progressisti. Paolo Hutter, esponente del movimento gay e consigliere comunale a Milano, eletto come indipendente nelle liste della Quercia, spera che D'Alema ci ripensi. «Il Pds —spiega— non ha nessun bisogno di arretrare sul riconoscimento delle coppie omosessuali per andare d'accordo con il Ppi. È caso mai nel Ppi e nel mondo cattolico che deve aprirsi una discussione per non fornire alibi cristiani al persistere delle discriminazioni». Cosa ne pensano gli eterosessuali progressisti? GRANDE RACCOLTA DI FIRME CONTRO IL "MATRIMONIO" OMOSESSUALE APPROVATO DAL PARLAMENTO EUROPEO NASCONO IN TUTTA ITALIA I COMITATI DI DIFESA DELL'ORDINE FAMILIARE NATURALE E CRISTIANO. (Famiglia Domani 19/01/95) L'Associazione Famiglia Domani ha aderito ad una nuova grande campagna nazionale in difesa della civiltà cristiana e della famiglia tradizionale. Questa volta si scende in campo contro l'omosessualizzazione della famiglia e della società italiana. Come abbiamo ricordato nel precedente numero del nostro bollettino, l'8 febbraio scorso il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione con la quale esorta gli Stati aderenti all'Unione Europea a riconoscere, tutelare e promuovere per legge l'omosessualità. Più concretamente, l'Assemblea di Strasburgo invita i governi non solo ad eliminare ogni forma di punizione o di discriminazione verso gli omosessuali, presenti nelle legislazioni europee (art. 5), ma addirittura a varare delle leggi che permettono all'omosessualità di potersi propagandare pubblicamente, anche mediante il sovvenzionamento concesso dallo Stato alle organizzazioni omosessuali militanti (art. 11). Non contento di ciò, il Parlamento "invita gli Stati-membri (...)ad aprire alle coppie omosessuali tutti gli istituti giuridici a disposizione di quelle eterosessuali, ovvero a creare per le prime istituti sostitutivi equivalenti (art. 8)". Significa esortare affinché le legislazioni europee riconoscano il "matrimonio" omosessuale e la corrispondente "famiglia" omosessuale: una vera e propria assurdità giuridica che permetterebbe alle coppie contro natura di godere degli stessi riconoscimenti e facilitazioni civili e fiscali che sono oggi concesse alle sole famiglie vere, quelle secondo natura, quelle che contribuiscono al bene comune della società generandole nuovi membri e costituendo la cellula vitale della comunità. In particolare, poiché le famiglie godono del diritto di poter adottare bambini orfani o abbandonati, la risoluzione di Strasburgo invita gli stati ad estendere questo diritto alle coppie omosessuali, che quindi potrebbero in tal modo adottare minori come una qualsiasi coppia normale (art. 13, lettera 1). Tutte queste innovazioni andrebbero attuate dagli Stati membri entro e non oltre i quattro anni, altrimenti la Commissione europea competente prenderà in considerazione l'ipotesi di punire i Governi che avranno disatteso le direttive del Parlamento. Pur non essendo strettamente obbligati ad accettare queste direttive, gli Stati che hanno aderito alla Comunità Europea sono per le loro legislazioni alle esortazioni espresse dal Parlamento di Strasburgo. Se consideriamo poi la campagna di propaganda e le pressioni politiche che le organizzazioni omosessuali militanti e i loro amici della Sinistra internazionale hanno già iniziato per influenzare le decisioni dei vari Parlamenti nazionali, possiamo dire che si ha ben ragione di temere che questa risoluzione di Strasburgo non resterà senza effetto in Italia. Che questa prospettiva non sia teorica lo dimostra il fatto che proprio recentemente, il 1° ottobre, è stata presentata al Senato una proposta di legge che prevede la legalizzazione delle unioni omosessuali, per allargare il concetto di famiglia alle "coppie di fatto" formate da due maschi o da due femmine, concedendo loro tutti i diritti civili (sindacali, fiscali, e patrimoniali) che spettano alla famiglia normale. La proposta è stata avanzata dai progressisti Graziano Cioni e Luigi Manconi e da Francesca Scopelliti, di Forza Italia. La motivazione della proposta di una così grave rivoluzione sociale sta semplicemente nel fatto che "la legge prende atto che si sono affermati altri modelli di scambio affettivo che richiedono tutela". La situazione dunque andrà scivolando verso questo nuovo abisso, a meno che alla campagna pro omosessualità non se ne opponga un'altra contro la legalizzazione e la promozione del vizio contro natura. Ed è proprio quello che lacune associazioni e circoli cattolici italiani hanno deciso di fare: : contrapporre campagna a campagna, pressioni a pressioni: l'unico modo di evitare che, in tempi brevi, anche l'Italia venga costretta da una minoranza molto attiva, a fare un altro rovinoso passo in avanti verso la completa scristianizzazione della società. Finora, per la verità, gli ambienti cristiani sono stati presi alla sprovvista e hanno mancato di iniziativa al riguardo. La risoluzione della Comunità Europea sull'omosessualità è stata approvata con l'assenza determinante di numerosi parlamentari che avrebbero votato contro, se si fossero per tempo premurati di informarsi su quanto il Parlamento di Strasburgo stava per proporre. Inoltre, anche dopo il risultato della votazione, le reazioni da parte cristiana sono state piuttosto fiacche, anche dopo la dura condanna espressa da S.S. Giovanni Paolo II nell'Angelus del 209 febbraio; ma soprattutto è finora mancata una controffensiva, una strategia di riscossa che alla campagna degli omosessuali militanti e della Sinistra internazionale contrapponga una campagna in difesa della vera famiglia. Ed è solo questa controffensiva che potrà assicurare la vittoria ai difensori della civiltà cristiana. Proprio per lanciare questa controffensiva, in tutta Italia si sta organizzando una rete di Comitati di difesa dell'ordine famigliare naturale e cristiano, promossa da un Centro di coordinamento romano che si propone di: A) organizzare una campagna per informare e sensibilizzare l'opinione pubblica sul pericolo costituito dalla Risoluzione del Parlamento Europeo e sulle conseguenze che provocherebbe nel tessuto sociale italiano; questa campagna verrà effettuata soprattutto mediante incontri, conferenze e pubblicazione di articoli e messaggi pubblicitari sui giornali. B) effettuare pressioni sugli ambienti politici e culturali allo scopo di impedire che il Parlamento italiano accetti l'abominevole risoluzione di Strasburgo. C) organizzare una vasta campagna di raccolta di firme a sostegno di una petizione di protesta, per dimostrare che il popoli italiano non è affatto disposto ad accettare le pretese delle organizzazioni omosessuali militanti e dei loro protettori europei. L'iniziativa principale, quella che dovrà dare slancio alle altre, sarà appunto quest'ultima: Le firme raccolte verranno alla fine consegnate ufficialmente al Presidente del Consiglio italiano e al Presidente del Parlamento Europeo chiedendo al primo che respinga la Risoluzione sull'omosessualità ed al secondo che la abolisca con una nuova risoluzione. L'Associazione Famiglia Domani non poteva certo restare insensibile a questa campagna, che oggi è di un'importanza cruciale per fermare il processo di secolarizzazione della società e di distruzione della famiglia. Riusciamo ad immaginare cosa diventerebbe un popolo in cui l'accoppiamento omosessuale fosse legittimato con riconoscimento di tutti i relativi diritti come se fosse una vera famiglia, e in cui il vizio contro natura fosse propagandato dallo Stato nelle scuole? Per scongiurare questo grave pericolo, la nostra Associazione ha aderito al Centro di coordinamento dei citati Comitati e s'impegna a collaborare fattivamente nella raccolta di firme a sostegno della petizione di protesta. Confidiamo quindi nella vostra generosa collaborazione. Ne va del futuro dell'Italia cattolica e dell'avvenire dei nostri figli, che hanno il diritto di vivere in una società che rispetti la Legge di Dio, che tuteli la moralità pubblica e che protegga la famiglia dalle insidie delle forze "progressiste" e libertarie che vorrebbero imporre alla nostra nazione un anti-modello che non ha alcuna giustificazione etica e che provocherebbe solo rovine e desolazione. CONTRO IL RICONOSCIMENTO DELLE COPPIE GAY, SI SCATENANO I «COMITATI DI DIFESA DELL'ORDINE FAMILIARE E CRISTIANO» L'INCUBO «CONTRONATURA» 70 mila firme contro il parlamento europeo. Aderiscono Fini (An), La Loggia (Fi) e l'ex dc Michelini (il manifesto 21/01/95) ROMA - «Non accetterei mai che mio figlio, che oggi ha dieci anni, domani possa decidere di sposare Tarzan. No signori, questo non potrei mai accettarlo». Sono quasi le tredici e l'eurodeputato di Forza Italia Roberto Mezzaroma decide di far perdere l'appetito alla platea che lo ascolta raccontando le sue preoccupazioni di padre. Possibile che il figliolo del costruttore ex dc, ora passato agli azzurri di Berlusconi, possa davvero decidere un giorno di convolare a giuste nozze con l'uomo della giungla? Beh, proprio il figlio del deputato azzurro forse no, ma per molte coppie gay sì, il «rischio» c'è ed è pure grande. «L'Europa sta andando in questa direzione, e si rischia il riconoscimento delle coppie omosessuali», avverte infatti Mezzaroma. Ma subito tranquillizza. Per fortuna nel giugno scorso si è votato per il rinnovo dell'europarlamento, e a Strasburgo «sono entrate persone nuove, ben decise a non far passare posizioni poco virili». Dice proprio così, poco virili, e la platea si lascia andare in un sospiro di sollievo. I nuovi crociati della morale sono pronti. E' proprio vero, a volte tornano, come i mostri della tv che non fanno dormire i bambini. Quelli di oggi sono un gruppo di integralisti cattolici dal pomposo nome di «Comitati di difesa dell'ordine familiare naturale e cristiano», e ieri si sono incontrati in un albergo romano per presentare la loro prima iniziativa: una raccolta di firme contro la risoluzione con cui, l'8 febbraio 1994, il parlamento europeo invitava gli stati aderenti a tutelare i diritti delle persone omosessuali, riconoscendo loro anche la possibilità di costituirsi in famiglia. Un riconoscimento che si estendeva fino alla possibilità, per le coppie gay, di adottare bambini. Ma quell'atto, che pure fu giudicato importante in un continente in cui, salvo rare eccezioni, i gay continuano ancora oggi a essere discriminati, ha scatenato l'ira dei cattolici tradizionalisti, tanto da spingerli a raggrupparsi in un coordinamento per dare battaglia. «Il nostro scopo - spiega Claudio Vitelli, avvocato e segretario dei comitati - è quello di impedire che le legislazioni europee riconoscano il cosiddetto matrimonio omosessuale e la corrispondente famiglia, con conseguente possibilità per le coppie contro natura di adottare bambini e di godere degli stessi diritti e degli stessi aiuti riconosciuti oggi alle sole vere famiglie». Per la loro battaglia, gli integralisti si sono silenziosamente mobilitati in tutta Italia. In pochi mesi, 109 comitati sono sorti qua e là per il paese, riuscendo a raccogliere, assicura Vitelli, ben 70 mila firme contro l'incubo delle famiglie gay. «Le presenteremo al presidente del consiglio perché impedisca l'applicazione della risoluzione in Italia, e al presidente del parlamento europeo perché la cancelli sostituendola con una che rispetti i principi naturali e cristiani». Integralisti all'attacco, dunque. E la nuova destra non resiste alla tentazione di far propria la crociata in difesa della famiglia «naturale». Insieme ai vescovi di Trieste, Belluno, Palestrina e Senigallia, sono scesi in campo a fianco dei Comitati integralisti anche una cinquantina di parlamentari del Polo delle libertà: dal segretario di An Gianfranco Fini ai presidenti dei senatori di Fi, Enrico La Loggia, e An Giulio Maceratini (presente in sala), agli ex ministri Adriana Poli Bortone, Publio Fiori, Altero Matteoli (tutti di An), Enrico Ferri (oggi eurodeputato Psdi). E, perfino, Alberto Michelini, ieri dc doc e oggi leader del nuovo gruppo Liberal-federalista. Tutti uniti contro l'avanzare delle famiglie gay. E guai a ricordare che, in fondo, ognuno è libero di sposare e andare a letto con chi vuole. A solo sentirne parlare Elvira Fasetti, presidente del comitato di Udine con vari passaggi al Maurizio Costanzo Show, perde le staffe. Scherziamo? Ufficializzare le coppie gay, spiega, «significa scardinare il concetto stesso di famiglia, società naturale fondata sul matrimonio. Uno scardinamento anche morale perpetrato attraverso quella che viene definita rivoluzione sessuale». A far sì che una tale catastrofe si realizzi contribuirebbero, secondo la signorina Fasetti, anche le riviste femminili. E dalla lista nera non se ne salva una che è una. «Amica, Grazia, Annabella...Moda poi è la peggiore di tutte. In un numero ho visto un servizio in cui si 'invitava a rompere ogni tabù'». Per terrorizzare la platea la signora a questo punto comincia a illustrare una strana teoria molto simile alle rampogne usate un tempo per scoraggiare i giovani a «drogarsi». «Si esaltano le devianze, e in questo modo si comincia con l'omosessualità, poi si passa alla pedofilia, all'incesto e alla fine si arriva all'animalismo». Animalismo, signora? «Sì, la pratica di accoppiarsi con gli animali» (che poi sarebbe la zoofilia, ndr). E conclude in crepitar di fuochi d'artificio. «Tutto questo possiamo ricollegarlo al progetto anarchico generale». «Sono completamente pazzi». Il commento di Gabriele Russo, segretario del circolo omosessuale Mario Mieli, non lascia spazio a dubbi. Ieri il circolo aveva tentato di manifestare contro gli integralisti, ma la polizia ha allontanato i militanti. Anche Vanni Piccolo, consigliere del sindaco Rutelli per i diritti degli omosessuali, non è riuscito a entrare nella sala dell'albergo romano. «Preoccupa il contenuto reazionario del documento dei comitati - commenta - Ci sono tutti i termini per una denuncia almeno morale di istigazione alla violenza». E Piccolo annuncia la nascita di un nuovo comitato, questa volta a difesa della risoluzione tanto contestata. SIT-IN CON INFORMAGAY ALLA SEDE DEL PDS (La Stampa, ven 27/01/95) Un sit-in davanti alla federazione del pds, in piazza Repubblica 6, è organizzato per le 18 da Informagay. Motivo: l'intervista di D'Alema a Famiglia Cristiana. «Che le coppie omosessuali non possono essere considerate una famiglia è una presa di posizione inattesa» INTEGRALISTI MANIFESTAZIONE ANTIGAY A ROMA (il manifesto 20/01/95) Si concedono ai cronisti e alle telecamere, oggi alle 12 all'hotel Nazionale di Roma, gli organizzatori della crociata contro la «famiglia omosessuale», legittimata in via di principio da un voto del parlamento europeo (l'8 febbraio scorso) sui diritti di gay e lesbiche. I «Comitati di difesa dell'ordine naturale e cristiano», integralisti doc, hanno promosso una petizione e raccolto 70 mila firme contro qualunque riconoscimento legale di coppie o addirittura di famiglie omosessuali. All'iniziativa avrebbe aderito anche una cinquantina di parlamentari. Il movimento gay e lesbico protesterà davanti all'Hotel nazionale, con un sit-in indetto dal Circolo Mario Mieli. Trasmissioni via etero ANCORA MI STANNO ALLE CROCIATE di Sten Se non fosse come mettersi al loro livello dichiarerei la religione fuori legge! Negli ultimi anni, ma forse sono già decenni, anzi secoli (se penso all'Inquisizione o alle Crociate) le peggiori porcherie che accadono nel mondo hanno una sola ed unica causa: la religione! Gli integralisti e i fanatici sono la nostra rovina. Siano essi Bosniaci, Slavi, Ceceni, Pachistani, Iraniani, Iracheni, Palestinesi, Israeliani..... Non c'è scampo neanche per gli Italiani: abbiamo anche noi i nostri integralisti che vogliono scatenare una guerra!! L'8 febbraio del 1994 il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione con cui invitava gli stati membri a tutelare i diritti delle persone omosessuali, riconoscendo loro anche la possibilità di costituirsi in famiglia. Questo ha scatenato le ire dei cattolici tradizionalisti, tanto da creare un comitato per dare battaglia. Claudio Vitelli, segretario del coordinamento, spiega che lo scopo è allontanare l'incubo delle famiglie gay. Un articolo ALLUCINANTE (non riesco a definirlo altrimenti) è comparso sul mensile "Famiglia Domani", ottobre 1994, in esso si celebra l'assoluta intolleranza «della civiltà cristiana» con una montagna di pregiudizi e cazzate, ci tengo in modo particolare a riportarne alcuni brani: «l'Assemblea di Strasburgo invita i governi non solo ad eliminare ogni forma di discriminazione verso gli omosessuali, (..) ma addirittura a varare delle leggi che permettano all'omosessualità di potersi propagandare pubblicamente», ma stiamo scherzando, permettere ad un'orda di omosessuali di scorrazzare liberi per le strade???? Non sia mai??? Almeno ghettizziamoli una volta per tutte!!!!! Riapriamo subito i campi di concentramento!!!! E continua con altre stronzate del tipo: «la legalizzazione e la promozione del vizio contro natura»rappresenta «un altro rovinoso passo in avanti verso la completa scristianizzazione della società (..) ne va del futuro dell'Italia cattolica e dell'avvenire dei nostri figli, che hanno il diritto di vivere in una società che rispetti la Legge di Dio» ma che non rispetti anche gli altri esseri umani??!!! Di seguito all'articolo c'è la petizione al Presidente del Consiglio dei Ministri italiano e al Presidente del Parlamento Europeo impedire l'applicazione della norma e anzi cancellarla e sostituirla con «una risoluzione che rispetti i principi naturali e cristiani su cui si fonda la cultura e la tradizione europea». Anche la petizione ci offre divertenti esempi di palese imbecillità:«Considerato che tale risoluzione è stata pubblicamente condannata da S.S. Giovanni PaoloII (...) e nella certezza che l'omosessualità non contraddice solo la morale cattolica, ma la stessa legge naturale, iscritta da Dio nel cuore di ogni essere umano» (Evidentemente fatta eccezione per chi ha un'anima!) meno male che loro di certezze ne hanno tante e che possiedono l'assoluta verità, se fossero umani sarebbero troppo fallaci!!!!!! Se «l'ordine familiare naturale e Cristiano» consiste nel mandare al rogo le streghe e nel limitare le libertà dell'uomo, allora che Dio me ne scampi e liberi! Comunque settantamila persone hanno firmato. Non so in che modo sia stata proposta, magari c'è stato qualcuno che, fermamente convinto del cannibalismo (infantile) degli omosessuali ha apposto la sua firma con convinzione o magari qualcuno ha firmato solo perché era dettame del Papa, oppure qualcuno ha firmato convinto che bruciando tutti i froci si sconfigga l'AIDS..... Non lo so come è successo, però settantamila persone hanno firmato. Nella lista compaiono anche nomi di politici di destra, quelli liberal-democratici, forse. Io sono avvilita, e con me coloro i quali credono nell'evoluzione dell'uomo. A parte il fatto che eravamo convinti di vivere in una nazione civile, che grazie al suo storico passato avesse ormai raggiunto un buon grado di democrazia , in più c'è oggi in noi la consapevolezza di assomigliare molto a Don Chisciotte.... stiamo combattendo contro i mulini a vento.... sono passati secoli, ma questi fanno i recidivi e ancora sono razzisti e intolleranti, l'integrazione, la libertà sono dunque un miraggio. Cosa vogliono dire anni di lotte per ottenere pari diritti per le minoranze, non dico dei diritti in più, ma PARI, visto che ci era giunta voce che gli uomini davanti alla legge debbano esser tutti uguali, ma forse questo non vale proprio per tutti, o per tutte le leggi!! Ci sembra di ricordare che anche i cristiani siano stati perseguitati, ma è successo tanto tempo fa e non se lo ricorda più nessuno.... Sono anche arrabbiata. Mi da molto fastidio essere più tollerante e pacifista di un buon cristiano, in fondo a me non mi faranno mai santa, anche se lascio vivere le persone e rispetto ogni qualsivoglia minoranza. Io non vado in giro a predicare l'amore, forse è per questo che non mi beatificherranno! Io non vado in giro a professare il perdono, forse è per questo che mi sto vergognando di essere stata battezzata. Però, in fondo, io non ho istinti violenti, infatti non vorrei una legge che impedisse ai cristiani/cattolici di respirare, così come non vorrei che fosse impedito all'«ordine naturale cristiano» di parlare....... vorrei solo che Dio un giorno gli dicesse: "mi dispiace, avete capito male, la mia legge non prevedeva ne il rogo, ne l'inquisizione, ne la ghettizzazione, ne la discriminazione...." P.(d)S. Per la "tenace speranza" di Casini sul piatto della bilancia ci sono, da una parte i trenta denari, dall'altra l'aborto, la bioetica, l'eutanasia, gli omosessuali.... che l'orto degli ulivi sia dalle parti di Assisi???? Per chi non avesse letto la lettera aperta con risposta torbida, corrispondenza tra Casini e D'Alema, pubblicata da Famiglia Cristiana, n° 5 del 1995, si tratta del libero scambio: "se tu dai qualcosa a me io poi do qualcosa a te...." Al riguardo la posizione del movimento omosessuale è chiara: «se questa presa diposizione del segretario del PdS vuole essere una forma di avvicinamento alle posizioni dei partiti cattolici, non bisogna dimenticare che essa rappresenta anche uno strappo dall'elettorato filo-omosessuale»... chissà invece quali sono le opinioni della popolazione eterosessuale che, a prescindere da quello che ha intenzione di votare, chissa se si è fatta un'idea di quello che significa volersi bene ma non potersi considerare una famiglia. FRANCESE, SI È SCHIERATO A FAVORE DEI PIENI DIRITTI PER LE COPPIE OMOSESSUALI E DEL MATRIMONIO FRA I PRETI «MONSIGNORE, LEI È LICENZIATO» IL VESCOVO PALADINO DE GAY PERDE LA DIOCESI (la stampa 14/01/95) CITTÀ' DEL VATICANO. Licenziato uno dei più popolari vescovi francesi: è mons. Jacques Gaillot, 59 anni, un personaggio decisamente atipico, sostenitore del matrimonio dei preti e schierato a favore dei pieni diritti civili per le coppie omosessuali. Con un secco annuncio, la Santa Sede ha reso noto che mons. Gaillot è stato «sollevato dal governo pastorale della diocesi» di Evreux per venire «trasferito» alla sede titolare di Partenia. In pratica, il linguaggio burocratico significa che mons. Gaillot non ha più fedeli a cui badare e dei sacerdoti ma si trova a disposizione della Santa Sede per un eventuale altro incarico. Licenziato, appunto. L'ormai ex vescovo afferma che dal Vaticano gli è arrivato l'invito a dimettersi, che lo ha respinto e quindi si è trovato tra le mani il comunicato con cui d'autorità viene rimosso.. Mingherlino ma molto combattivo, mons. Gaillot inizia il suo ingresso nelle cronache nel 1988, anno in cui rese noto che non vedeva niente di male a benedire l'unione delle coppie omosessuali. Ci fu un grande clamore; poche settimane dopo in un giornale per gay scrisse che «gli omosessuali ci precederanno nel Regno dei cieli». Poi negli anni si è dichiarato a favore della «pillola del giorno dopo», la RU436, e del matrimonio dei preti; ha rifiutato di partecipare alle campagne a difesa della scuola privata cattolica e nell'aprile scorso si è fatto vedere a fianco del teologo tedesco Eugen Drewermann, sospeso dal sacerdozio a causa delle sue teorie giudicate non ortodosse. A capo della diocesi di Evreux, nella Normandia, dal 1982, il suo attivismo gli è valso aspri scontri all'interno dell'episcopato francese e grande seguito tra i settori progressisti. Il Vaticano fa sapere che per tre volte, nel 1987, nel 1992 e pochi giorni fa, gli ha rivolto inviti pressanti alla moderazione, a non dare scandalo, insomma ad «allinearsi», ma invano e da qui ha origine la punizione. Le fonti ufficiali tacciono del clima di veleni e di complotto attorno al caso Gaillot. Una ricostruzione dietro le quinte viene fornita dalla rivista «Golias», organo di un gruppo di cattolici di Lione che negli anni si sono distinti per le loro posizioni progressiste. Christian Terras, direttore della rivista, in un libro dedicato al vescovo di Evreux, documenta che proprio il numero due della diocesi, padre Jean-François Berjonneau, è autore di un dossier contro il suo vescovo fatto per incarico diretto del Vaticano; si rivela inoltre, nel libro, che per discutere di un personaggio così scomodo, all'inizio dell'anno scorso si sarebbero incontrati il ministro dell'Interno Charles Pasqua con il «ministro degli Esteri» della Santa Sede, mons. Jean-Louis Tauran. Di Gaillot infatti il governo non avrebbe gradito le uscite a favore degli immigrati. «La xenofobia - disse una volta - è nata da un'economia malata e lo straniero diventa il capro espiatorio della crisi economico-sociale». Per «Golias» c'è un altro retroscena, più inquietante: la rimozione sarebbe stata fortemente voluta dalla rinascente destra tradizionalista che ha come perno movimenti politico-sociali quali «Famiglie di Francia» e l'«Associazione famiglie cattoliche», che con duecentomila aderenti e 600 circoli formano una «lobby» con a disposizione radio e giornali, oltre ad un forte ascolto in Parlamento. Tali gruppi sono stati accesi sostenitori dell'articolo 227 del nuovo codice penale, approvato in primavera, che prevede serie limitazioni alla libertà di stampa, fino alla censura, per tutelate i diritti dei minori. I movimenti progressisti che si sono opposti all'articolo hanno sostenuto che la vaghezza del testo si presta a interpretazioni ampie e pericolose. Mons. Gaillot ha combattuto un'accesa battaglia a favore della libertà di espressione e per questo impegno le associazioni di destra avrebbero giurato di fargliela pagare, tanto da ottenere udienza a Roma dal cardinale Lopez Trujillo, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia. Falliti tutti i tentativi di riportare all'ovile il vescovo ribelle, il 24 marzo andava a vuoto anche un colloquio con il presidente dei vescovi francesi mons. Joseph Duval di Rouen e da qui la decisione di passare alle sanzioni disciplinari. Di solito il Vaticano cerca la via morbida, convincendo l'interessato che è preferibile dare di propria volontà le dimissioni; vista l'irriducibilità si è proceduto d'ufficio mettendo in conto che la vicenda farà grande chiasso. LA REPLICA DI GAILLOT «SONO COME GIOVANNA D'ARCO NON HO PAURA DELLA CHIESA» (la stampa 14/01/95) PARIGI. Non si sono fatte attendere le reazioni di mons. Gaillot. Noto come il vescovo più mediatizzato di Francia, ha reso onore al vero indicendo subito una conferenza stampa per divulgare il suo malumore e, assiduo del video, è intervenuto ieri ai principali telegiornali. Se lo aspettava, ha detto, di venir silurato. «Le minacce che pesavano su di me da un certo tempo sono state messe in atto. La mannaia è caduta. Mi è stato significato che la mia carica mi veniva ritirata e che la sede di Evreux sarebbe stata dichiarata vacante a partire da mezzogiorno del 13 gennaio». «Adesso mi sento un po' escluso», ha aggiunto. «Cercherò di servire la Chiesa insieme ad altri esclusi». Ha così risposto al primo ovvio interrogativo, le sue intenzioni rispetto all'istituzione ecclesiale. «La Chiesa resta la mia famiglia. Per prima cosa prenderò congedo dalla mia diocesi di Evreux, poi mi ritirerò un po' in disparte, per riflettere un po' e pregare in un monastero e poi in seguito vedrò come servire in un'altra maniera». Sulle ragioni che possono aver determinato la scelta del Papa, mons. Gaillot ha detto che - delle tante - non sa quale abbia prevalso. «Mi è stato riferito che da molto tempo c'erano cose che non andavano, che troppo era troppo e che era ora di dimettermi dalle mie funzioni». «Mentre mi annunciavano la notizia - ha aggiunto il vescovo di Evreux - ho pensato a tutti coloro, uomini e donne, che sono in stretto rapporto con la Chiesa e che resteranno sconcertati». In effetti, le reazioni di solidarietà a mons. Gaillot sono state immediatamente numerose. Numerosissime da parte del mondo laico, ma di rammarico anche da parte di rappresentanti dell'episcopato francese, come il cardinale arcivescovo di Bordeaux, mons. Pierre Eyt, il quale ha dichiarato di aver tentato una mediazione con Roma, insieme con il presidente della Conferenza dei vescovi di Francia, mons. Joseph Duval, arcivescovo di Rouen. «Spero che quanto mi succede oggi mi aiuti a essere più libero», ha ancora detto in conferenza stampa il vescovo di Evreux, «e a disposizione degli altri. Spero di conservare la mia gioia di vivere e la libertà di parola che ho imparato nella mia diocesi». Libertà di parola subito dopo utilizzata: «Sono stato fatto comparire davanti a un triumvirato - ha detto evocando la dinamica dei fatti in Vaticano - per una mezz'ora durante la quale non c'è stato dialogo. La decisione era già stata presa. Mi hanno chiesto di dare le dimissioni. Se avessi accettato, mi è stato promesso che sarei stato nominato vescovo emerito di Evreux». La conclusione è decisa: «Ho imparato a non aver paura della Chiesa. Sono andato senza paura alla convocazione. Ne sono uscito con pena, sofferenza, ma anche un sentimento di liberazione, perché non dovrò più fare certe cose. Ma questo è un sistema che non rende servizio alla Chiesa. Ero un po' come Giovanna d'Arco davanti ai suoi giudici». «L'esperienza dell'esclusione mi mancava - ha infine detto il monsignore - Chiederò consiglio all'abbé Pierre». DIBATTITO APERTO: OMOSESSUALI TRA MORALITÀ AUTENTICA E IDEOLOGIA POLITICA E IL SESSO DIVENTA BANDIERA UN PROBLEMA VECCHIO COME IL MONDO E CHE IL MONDO TRATTA TANTO MALE (il Corriere di Saluzzo 13/01/95) Pubblico volentieri in questa pagina, aperta anche ai dibattiti, una lettera ricevuta il mese scorso, ahimè, in tempo di ristrettezza degli spazi sul nostro giornale. E' delicatamente provocatoria, quanto basta e serve per ragionare su un tema di attualità "Egregio direttore, ho letto il suo articolo intitolato "Società malata ma non troppo" apparso Venerdì 9 dicembre scorso... Premetto che non sono omosessuale e neppure credente; ma sono veramente stupita che un prete, rappresentante di una Chiesa che predica la fraternità, la carità, la tolleranza, usi termini come "finocchio" nei confronti dei gay. E' un po' come appellare "terroni" i meridionali, "vu cumprà" le persone provenienti dalla Tunisia, Africa, ecc..."barotto" chi vive in campagna. Penso che anche se a volte queste definizioni sono usate con "spirito", in realtà fanno parte di una latente cultura razzista ed emarginante verso chi già fatica ad integrarsi. Cortesi saluti e grazie per la pubblicazione, rosanna pasero" Non ho l'onore di conoscerla di persona, gentile signora Pasero, ma sicuramente quello di concordare con lei sul fatto che non sia giusto appellare sarcasticamente gli emarginati, di qualunque emarginazione si tratti. Infatti io non ho per conto mio, né intenzionalmente, né praticamente, chiamato "finocchi" gli omosessuali. Se lei legge attentamente il mio articolo in questione, si renderà conto che quella frase "ad effetto": "si avrebbe così un Natale non solo coi fiocchi, ma coi "finocchi", conseguiva sintatticamente alla premessa posta dall'inaudita affermazione dell'Arcigay di volere "fare dei blitz nelle strade e nelle chiese di tutta Italia per piazzare statuette di omosessuali...". Ho solo cercato di evidenziare, di esplicitare, insomma di spiegare ai miei lettori che cosa discenderebbe da quella proposta. Ho giocato sul campo dell'avversario, proseguendo la sua logica per criticarne i contenuti ridicolizzandoli. E' chiaro che se uno pone una premessa stupida, non può attendersi sviluppi furbi. Certo che se si prende quella frase "spiritosa" come giudizio morale, allora vi si legge il problema da lei posto. Ma in questo caso io sarei costretto a rimandare gentilmente al mittente contenuti ed interpretazioni, in quanto assolutamente gratuiti e soggettivi. Non mi è mai passato per l'anticamera del cervello di disprezzare chi soffre, chi è portatore di una qualunque difficoltà psicologica o morale. Dio è infinita misericordia e Cristo è venuto ad abbracciare ogni uomo ed ogni sofferenza umana per rinnovare tutte le cose e guarire i malati con la potenza del suo Spirito. Sono dunque fermamente convinto che, pur essendo l'omosessualità una sindrome assai oscura per le scienze umane, e dolorosa per il soggetto che la porta, sia essa curabile solo con la potenza della fede. Tale è l'atteggiamento della Chiesa che coniuga verità e misericordia. Noi sappiamo che, secondo la morale del Vangelo, il comportamento (non la tendenza che è tutt'altra cosa) omosessuale è disonesto, immorale, contrario all'ordine della creazione (maschio e femmina li creò, dice la Bibbia). Va considerato come devianza, come malattia (che lo sia anche sotto il profilo psicologico è quasi certo per moltissimi studiosi, per altri meno) e come tale va trattato. Ora a nessun uomo onesto viene in mente, per esempio, di fare guerra ai malati di polmonite, ma neppure può balzare per l'anticamera del cervello di andare in giro a fare la reclam (sic!) della polmonite o a spargere i virus a piene mani gloriandosi con ciò di essere "moderni" e a condannare i medici che si osino ancora dire che la polmonite è un male!... La propaganda della devianza morale, l'uso strumentale (ideologico) del dolore umano, contrabbandato per tolleranza, è quanto di meno civile si possa dare. Alla cultura dell'Arcigay capita forse proprio così? La loro "tolleranza" consisterebbe nell'esigere che la Chiesa stia zitta. In fondo che tutti la pensino come loro, pena venir qualificati come retrogradi, medioevali, inquisitori, ecc... L'intolleranza moderna è più subdola che mai. Gioca con carte truccate. Proviamo a leggere questo pensiero del filosofo Augusto Del Noce, in una lettera all'amico Quadrelli (8 gennaio 1984). L'argomento dei due era il nichilismo, caratteristica dominante dell'attuale clima culturale. Del Noce scriveva: "Non è più il nichilismo tragico di cui forse si potevano trovare le ultime tracce nel terrorismo. Questo nichilismo doveva portare ad una soluzione rivoluzionaria più o meno confusamente intravista...un qualche elemento di rabbia c'era ancora e questo gli conferiva una sembianza lontanamente umana. Ma il nichilismo oggi è il nichilismo gaio, nei due sensi che è senza inquietudine...(praticamente e volgarmente parlando, se ne frega di tutto, ndr.) e che ha il suo simbolo nell'omosessualità (si può infatti dire che intende sempre l'amore omosessualmente, anche quando mantiene il rapporto uomo-donna)...Tale nichilismo è esattamente la riduzione di ogni valore a "valore di scambio". Siamo nell'epoca del feeling, gentile signora, nel trionfo di Epicuro o di quello che Giovanni Testori (omosessuale dichiarato ma con dignità e virtù) chiamava il tempo dello "zero divertito". L'egemonia culturale del materialismo scientifico non c'è più, ma le è subentrata, nell'aria che tira, una diffusissima nube tossica di materialismo edonista e consumista. La sua visione del mondo è fatta di conquiste e di possessi, di immagini proiettive e vuote, di formosi involucri umanoidi da buttare dopo l'uso. Usa e getta, anche la persona, la dignità della donna e dell'amore umano. Tutto termina nella spazzatura. E poiché il tempo corre veloce e l'uomo, perdendo l'anima e il rapporto con Dio, ha perso la capacità di ragionare, tutto va ottenuto subito, non importa con quali mezzi. Insomma il povero "dio" di questo disperato secolarismo è il piacere. Non esiste verità dell'uomo, per costoro (di qui l'equivalenza tra l'amore eterosessuale ed omosessuale). La verità è ciò che appare, ecc... Su queste gambe cammina tanta cultura moderna, cioè nel buio pesto e non è questo il modo migliore per difendere gli emarginati, per aiutare chi soffre. Solo la verità guarisce. Le bugie non servono che a far fumo. Era mio dovere, gentile signora, suonare un modesto campanello d'allarme, pena cadere nella condanna del profeta Isaia d'essere un "cane muto". Con ossequi. Don Alberto Girello "INFORMAGAY" RISPONDE ALL'EDITORIALE DEL DIRETTORE DEL "CORRIERE DI SALUZZO DON GIRELLO E I "FINOCCHI" (la pagina 5/01/95) SALUZZO. Incredibile, ama vero: don Alberto Girello, sacerdote-direttore del «Corriere di Saluzzo», conquista addirittura la prima pagina del mensile «Informagay», organo di informazione e di collegamento di omosessuali e lesbiche di tutta Italia. Con il titolo «Società malata, ma non troppo», la rivista riprende integralmente l'articolo di fondo natalizio del prete di casa nostra il quale, dopo aver accantonato momentaneamente il suo "anticomunismo viscerale" ( ma forse ancora crede e teme, in cuor suo, che un giorno o l'altro i "rossi" chiudano le chiese e mangino i bambini?), più "pivettiano" del presidente della Camera, continua a giudicare manicheisticamente la società moderna spaccata in due: da una parte il mondo "corrotto e marcio", dall'altro la chiesa "mater e magistra", sola in grado di offrire soluzioni per salvarlo dal naufragio definitivo. Dimenticando che proprio trent'anni fa la stessa Chiesa, riunita a Concilio, elaborava quella costituzione così laica e moderna, quale la «Gaudium et Spes», che eliminava definitivamente ogni confusione fra la sfera del sacro e del profano e concedeva la patente di "adulti" anche ai cristiani impegnate in politica, "lievito della massa" e non "agit-prop" con tutte le soluzioni in tasca, tipo "La Ruota della Fortuna" di Mike Bongiorno. Ma in quel benedetto articolo, riportato integralmente dal mensile degli omosessuali, dopo aver parlato di Di Pietro, di Mani Pulite e di vescovi a Loreto, all'improvviso l'autore inserisce uno stupefacente inciso, denso di orrido sense of humour di sapore casareccio e sacrestano, vero capolavoro di tolleranza cattolica verso i molti che hanno tendenze omosessuali, sia espresse pubblicamente con enormi difficoltà, sia celate nel segreto, con drammi interiori e profondissimi e giganteschi complessi di colpa, che sovente approdano al lettino dello psicanalista. Ecco il testo: «Il presidente dell'Arcigay, Franco Grillini di Parma ha in questi giorni annunciato che i "compagni" faranno "blitz nelle strade e nelle chiese di tutta Italia" per piazzare statuette di omosessuali (lesbiche e gay) nei presepi e propone un regalo utile per Natale: "Ogni pacco di Natale specialmente quelli indirizzati ai giovani, dovrà essere arricchito (sic) da una confezione di profilattici". Si avrebbe così un Natale non solo coi fiocchi, ma coi "finocchi"!». Quest'ultima battuta al leader dei giornalisti cattolici piemontesi (chissà se don Morero di Pinerolo, don Avagnina di Mondovì e Monsignor Peradotto di Torino si sentono davvero sa lui rappresentati?) non ha bisogno di commenti, tant'è squallida e terra terra. Con un fotomontaggio altamente provocatorio e goliardico, che riporta il dito medio di una mano eretto (nel tipico segno ben noto), sulla cui sommità è inserito il caratteristico cappello da prete con pon-pon di un tempo e il titolo significativo «Ma la messa non è mai finita?», immediatamente giunge la risposta di Simona, a nome dei gay, piena di risentimenti per questo tipo di chiesa che non solo non è «maestra di misericordia e di serenità», ma che «continua a parlare, pensando di avere a che fare con degli imbecilli». La conclusione del pezzo è un disperato s.o.s ai seguaci dell'uomo di Nazareth (che ebbe l'ardire di rivolgersi ai discepoli "benpensanti" ammonendoli: «Le prostitute vi precederanno nel regno dei cieli»), perché cambino rotta: «Verrà mai il giorno in cui la chiesa si accorgerà che non si può più mandare la gente al rogo neanche moralmente, che non si possono più bruciare i libri che contengono altre verità e che l'Inquisizione è stata abolita?» Perché non va a rispolverarsi, don Alberto Girello, quanto un grande pontefice (Giovanni XXIII) era solito ripetere: «Il peccato va sempre condannato, ma il peccatore va in ogni caso rispettato». O anche il "papa buono" non era abbastanza cattolico? Gian Paolo Garassino DON GIRELLO 2: IL RITORNO. Di Franco Mittica I lettori di InformaGay hanno già avuto modo di conoscere quel fine opinionista che risponde al nome di Alberto Girello. Già nel numero 1 avevamo riportato alcune sue "perle"; il Nostro deve averci preso gusto e, probabilmente per ritrovare un altro suo scritto pubblicato sulla nostra rivista, si è prodotto nell'edificante risposta data ad una lettrice dell'illuminato Corriere di Saluzzo che vedete pubblicata qui a fianco. Girello vuole tranquillizzare la lettrice: la sua becera frase «Natale non solo coi fiocchi, ma coi "finocchi"» non andrebbe letta come giudizio morale, ma solo come frase spiritosa (a quando Girello autore dei testi di "Crème Caramel"?). I giudizi morali in effetti, per chi ha lo stomaco di proseguire nella lettura dell'articolo, vengono dopo, allorché si associa il concetto di omosessualità a quello di disonestà ed immoralità richiamandosi al Vangelo. Sarebbe il caso che il caro don Girello, parlando di Vangelo, citasse anche i versetti perché leggendo tutti e quattro i Vangeli non si trova niente che riesca a suffragare le sue affermazioni. Poi don Girello fa ancora un po' di confusione e mescola l'alto concetto di "devianza morale" con quello di "malattia". Come possano esserci malattie più o meno morali omette di spiegarcelo. Però dall'alto dei suoi approfonditi studi di medicina (a quando il Nobel per questo luminare?) con termine ricercato definisce l'omosessualità una "sindrome" e ne indica persino la cura: la fede con la sua potenza. Che l'Organizzazione Mondiale della Sanità la pensi diversamente non importa: don Girello ha fede nella Chiesa e non nella Scienza e per lui la terra ha cominciato a girare intorno al sole solo da qualche anno, da quando l'ha deciso Sua Santità. L'ultima parte della risposta alla lettrice è dedicata ad uno sproloquio filosofico di commento ad una citazione del filosofo Augusto Del Noce (padre del purtroppo più noto Fabrizio) sull'omosessualità simbolo del nichilismo imperante nella società odierna. La discettazione di Girello fa capire che neanche la filosofia è il campo nel quale egli sa muoversi meglio; ma il moto d'orrore definitivo giunge quando, alla fine dell'articolo, spiega di aver scritto il tutto alla ricerca del modo migliore per difendere gli emarginati e per aiutare chi soffre. Parafrasando Piergiorgio Paterlini di "Cuore", azzardo una delle sue "traduzioni" allo scritto di Girello: «Cari omosessuali, spesso c'è chi vi emargina e so che molti di voi soffrono per la loro condizione. Ma io, molto ferrato in diversi campi, sono infinitamente buono e voglio difendervi ed aiutarvi, per questo vi dico: brutti finocchi stupidi, siete disonesti, immorali e deviati, ve ne fregate di tutto e pensate solo ad accoppiarvi come mandrilli. Fate schifo come la spazzatura e siete più nocivi di una nube tossica. Se Dio seguisse i miei consigli vi farebbe morire tutti di polmonite, così imparate a dormire col culo scoperto. Però io sono spiritoso e concludo con una battuta: io sono estremamente tollerante.». Noi di InformaGay preferiamo monsignor Gaillot. UNO STORICO USA: IL DIVIETO NEL XII SECOLO «LA CHIESA DELLE ORIGINI SPOSAVA LE COPPIE GAY» (La Stampa, dom 29/01/95) di R. Cri. Londra. La Chiesa Cristiana delle origini ammetteva i matrimoni gay: esistevano riti speciali per le coppie omosessuali, secondo il libro di uno storico dell'Università di Yale, John Boswell, morto di Aids lo scorso dicembre. Nel saggio «Il matrimonio della somiglianza: unioni dello stesso sesso nell'Europa premoderna», il professore riporta il testo di oltre sessanta diverse liturgie cristiane che, a suo giudizio, sanciscono, benedicono e santificano amori pederastici. Pubblicata qualche mese fa negli Usa e recensita ieri dal quotidiano londinese «Independent» l'opera è stata ben accolta dal mondo accademico britannico: non sembrano esserci dubbi sull'autenticità delle liturgie tirate in ballo, malgrado l'interpretazione non ne sia facile a causa di complesse fluttuazioni nel significato delle parole. Boswell, ad esempio, è convinto che «fratello» fosse un termine usato spesso nel mondo antico per connotare legami erotici tra uomini. La liturgia matrimoniale gay più antica di cui il libro dà notizia proviene da un manoscritto greco –il «Barberini 366» – conservato negli archivi vaticani: il manoscritto è del VIII secolo ma il rito risalirebbe al II o III secolo. «Queste cerimonie –sostiene lo storico– realizzano che cosa oggi la gente considera l'essenza del matrimonio: sanzionavano un impegno affettivo permanente tra due persone, riconosciuto dalla comunità». Le liturgie gay più moderne risultano invece quelle del XVIII secolo tra i Cristiani dell'Albania. Boswell ha avanzato la tesi che il papato cominciò a ostracizzare i rapporti gay nel XII secolo, nel contesto della lotta per contenere le eresie. ANCONA RICONOSCIUTE LE CONVIVENZE (il manifesto 21/01/95) Nel nuovo statuto del comune di Ancona, approvato dopo una serie di feroci polemiche, il riconoscimento delle convivenze di coppia è ora una realtà. Il consiglio comunale ha approvato a maggioranza (a favore Pds, la lista civica Alleanza per Ancona, contrari Ppi, An, Fi e Verdi, astenuto l'esponente del Si, assente Rifondazione) l'articolo in cui il comune si impegna a tutelare «ogni forma di stabile convivenza», e quindi anche quelle composte da gay o lesbiche. SVEZIA PRIMI MATRIMONI OMOSESSUALI (il manifesto 3/1/95) STOCCOLMA. Primi matrimoni tra gay in Svezia, in attuazione di una legge che concede alle coppie omosessuali gli stessi diritti di quelle eterosessuali, tranne per quanto riguarda i figli. Sven-Olof Jannson, un pensionato di 58 anni, e Hans Jonnson, 43 anni, dipendente di una latteria, si sono sposati a Oestersund, mentre un'altra coppia di uomini convolava a nozze a Tidaholm. Giovedì altre otto coppie seguiranno il loro esempio a Stoccolma. La Svezia è il terzo paese al mondo ad autorizzare i matrimoni tra omosessuali, dopo Danimarca e Norvegia. QUANDO SI SCLERA terzo episodio Tutti fuori, per strada a guardare quello che rimane della casa Sfighetti. un fiumiciattolo di acqua sporca trasporta scarpe e ciabatte fuori dalla porta di casa, il lato della cucina tutto annerito ancora fuma e una gran puzza avvolge l'isolato. Allineata sul marciapiede c'è la famiglia al completo, Laura ha ancora i suoi bigodini tutti storti sulla testa e piange disperatamente, Nonna Gina è ancora seduta sulla sua poltrona (l'hanno portata fuori così) con Boby che tira i centrini all'uncinetto pensando forse che il nuovo gioco, quello dei pompieri non sia poi così divertente. Anna e Rosa, come era prevedibile, giocano con l'idrante cercando di spruzzare anche tutti i vicini di casa curiosi che sono per strada con le pantofole, mentre Sergio e Mario rincorrono gli sciacalli che si portano via le lampade, i piatti e nella confusione anche il tiramisù! In questo preciso istante arrivano i figlioli che avevano tardato per non apparecchiare la tavola: Lorella col suo fidanzato Marco, i quali rimangono senza parole con la bocca spalancata, e poi anche Sonia e Renato i gemelli impossibili che si fanno prendere da una crisi isterica gridando come delle pazze!!! Durante il party dell'ambasciatore proprio non ci volevano le sirene dei pompieri a disturbare l'atmosfera, Villy era furente!!—Se non sono ancora morti tutti nell'incendio li uccido io!! Maledetti vicini di casa rompiscatole...—. Ad animare la festa oltre i pompieri ci aveva pensato la Simo che intravedendo la possibilità che anche la sua roba stesse bruciando si scapicolla verso il giardino inciampando in un bel tappeto persiano, rompendo un vaso ming del V sec. e anche una delle sue bruttissime gambe. Così urlando di dolore costrinse gli ospiti a sentire anche la sirena dell'ambulanza che la veniva a prendere. —Lo sapevo, l'oroscopo prevedeva sciagura... ma la mamma non vuole mai darmi ascolto— si lamenta Elenia. —La sciagura tra un po' ti colpirà in faccia perché se non stai zitta ti faccio un occhio nero!—replica il "maschiassimo" marito. In realtà l'ambasciatore non era per nulla disturbato dai pasticci che stavano accadendo a casa De Marini perché era bello circuito dalle svenevolezze di Pierpaolo, la cui dote migliore era quella di essere viscido a tal punto con le persone che pur di liberarsene queste sono disposte a dargli qualsiasi cosa. Poche cose davano tanto fastidio a Sonia quanto un uomo che fruga nel suo armadio, era transigente solo con Renato perché non lo considerava un uomo al 100%, ma ripresasi dallo shock, quando vide i pompieri in casa si avventò come una furia sul malcapitato che ispezionava le camere, procurandogli una vistosa ferita alla mano: un morso! —Ma questa è una casa di pazzi e cannibali, non voglio avere niente a che fare... forza ragazzi, andiamo via! disse lui sanguinante, attirando su di se lo sguardo di nonna Gina—Ehi! Giovanotto, ma tu non sei Lorenzo, o come lo chiaman tutti Renzo, il figlio di Gianni???— Lui sbarrando gli occhi trovò appena il fiato di dire —si..— Nonna Gina in lacrime cominciò a baciarlo ed ad abbracciarlo— Io sono Gina la tua balia.. ti ricordi, ti ho salvato da quell'incendio nell'estate torrida del 1967, per cui tu poi hai deciso di fare il pompiere, ricordi di come tra le fiamme abbiamo attraversato il cortile a cavallo e poi abbiamo salvato anche tutte le bestie che stavano nella scuderia e poi siamo andati a prendere la tua bambola di pezza che tenevi sul cuscino e mentre il pavimento sprofondava io ti tenevo in braccio e poi ci siamo lanciati dalla finestra?????— Dopo il racconto erano tutti in lacrime, i vicini, i pompieri, Renzo, gli sciacalli.... un pianto generale! Incidenti a parte la festa era riuscita benissimo soprattutto per Piergiorgio che aveva intrattenuto interessanti relazioni "diplomatiche" con un rampante sottosegretario piuttosto carino con un fisico da atleta olimpico. Piera si era piuttosto annoiata e con un'agile manovra se andava con il suo bestione a dodici ruote verso la casa della sua nuova interessante amica Giovanna che l'aveva invitata per vedere tutta la saga dei film di Wenders a casa sua. Chi veramente non aveva avuto un momento di tregua era stata l'équipe dei domestici di casa De Marini che trotterellando tutta la sera con vassoi e carrelli non aveva dato adito alla signora Villy per una scenata, neanche piccolina così la donna più isterica della città si era sfogata con i suoi figli, quelli che aveva a tiro ovviamente! Solamente l'instancabile lingua biforcuta di Pierpaolo le aveva dato un po' di soddisfazione, come era stato bravo ad intrattenere l'ambasciatore! Oramai gli ospiti stavano abbandonando la grande villa sulla collina ma lui ancora non dava tregua alle povere orecchie del canuto diplomatico.—Perché, lei deve capire, si tratta di una presenza fondamentale quella del formaggio sul risotto alla milanese, in fondo lei che è un uomo di buon gusto capirà il mio raccapriccio nel trovarmi quel piatto giallo senza polvere di parmigiano!—. Di polvere ce n'era a quintali, le ceneri di casa Sfighetti dominavano il giardinetto con le begonie, ma dopo il commuovente intermezzo di nonna Gina un esercito di vicini di casa stava dando una mano a rendere abitabili le poche stanze che erano rimaste in piedi, una specie di gara di solidarietà. Naturalmente poco organizzati i "volontari" accatastavano montagne di coperte e insalata di riso ma nessuno aveva pensato a generi di prima necessità, comunque il buon umore lentamente ritornava e sul far della sera si improvvisò anche uno spettacolino attorno al fuoco (acceso per scaramanzia con i resti dei mobili della cucina) e Renato si esibì in una delle sue più belle interpretazioni di Mina, certo i suoi bei costumi erano un po' ciancicati dato il trambusto della giornata, ma lui era così "interpretativo" che alla fine gli toccò un caldissimo applauso. Renzo, il pompiere, stava dividendo il suo piatto di insalata di riso con Laura —Lo sa che i bigodini come donano a lei non donano a nessuno?— e lei, imbarazzata per il complimento (erano anni che non gliene facevano uno così poetico), arrossendo violentemente voltò di scatto la testa facendo cadere uno dei famigerati rotolini, compreso di forcina, nel piatto del suo cavaliere che per non metterla in imbarazzo fece finta di nulla e se lo mangiò come se fosse stato una coscia di pollo. Grazie a... TONDELLI L'EMILIANO ERRANTE (considerazioni su un viaggio tra il 1955 e il 1991) (grazie a Panta e a Nico Orengo) di Lorenzo Lolly Finzi Recentemente sono andato a cercare nel mio archivio degli scrittori morti (articoli raccolti dai giornali in occasione di dipartite letterarie) il pezzo scritto il 17 dicembre 1991 da quel fine scrittore che è Nico Orengo sul defunto, in quei giorni, Pier Vittorio Tondelli. Era da qualche giorno che mi frullava in mente l'idea di scrivere qualcosa sull'Emiliano Errante (mi si passi l'arditezza) che tanto ha dato attraverso i suoi scritti alla mia formazione, proprio subito dopo la sua dipartita e l'inizio del '92, nel mondo omosessuale e più in generale in quello umano. Ricordo di aver letto a brevissima distanza "Pao Pao", "Altri Libertini" e "Camere Separate", tutti e tre in misura diversa a tematica gay. I primi due romanzi sono legati da una vena dissacratoria, devastatrice, talvolta immorale e per un moralista come me esercitarono un fascino morboso, seducente... e ancora grandi sentimentalismi anche di maniera (è indimenticabile la descrizione del commilitone dai grandi occhi languidi in "Pao Pao" o anche l'amore universitario sempre estremo del racconto "Viaggio" di Altri Libertini). Infine quel testamento umano e sentimentale che è "Camere Separate", un requiem sull'amore tra Leo e Thomas spezzato dalla morte ( se per tumore o Aids non ci è dato di sapere). Chi racconta è Leo - Pier Vittorio che rimasto solo fa un bilancio della propria esistenza tornando anche sui luoghi dell'infanzia e consegnandosi in ultimo nelle braccia dell'Oblio annullandosi nella morte del compagno amato Thomas. Pier Vittorio Tondelli è stato un grande scrittore oltre che giornalista e infaticabile promotore di iniziative letterarie. Gelosissimo della letteratura italiana, quella fatta dai giovani, con Alain Elkmann e Alberto Moravia aveva fondato la rivista "Panta" oggi ancora punto di riferimento per il dibattito culturale e artistico. Panta è uscita nel 1992 con un numero speciale interamente dedicato a Tondelli. Su di lui hanno scritto Umberto Eco, Oreste del Buono, Furio Colombo, Fernanda Pivano e tanti altri intellettuali di primo piano. A proposito dei giovani scrittori aveva promosso 3 antologie, Giovani Blues, Belli e perversi, Papergang tra il 1985 e il 1990 pubblicando racconti di esordienti e aspiranti autori ricordando nella presentazione che "il nostro scopo è e rimane quello di fare raccontare i giovani". Aggiungo io , quello di raccontare la vita e il presente senza valori assoluti, osservando quello che muta e che si trasforma eliminando la presunzione di lasciare monumenti a imperitura memoria. Tondelli, come scrittore senza remore e come gay, aveva avuto i suoi problemi con certi provincialismi casalinghi (vedi la madre che all'inizio gli disse "e io devo lavorare per mantenerti a scrivere quelle porcate. Finirai come Pasolini", dall'articolo di Nico Orengo sulla Stampa di allora) e con la censura assurda della legge ( vedi il giudice Bartolomei che disse di Altri Libertini, "opera luridamente blasfema che stimola i lettori alla depravazione") che comunque non riuscì a legare le mani al talento e anche, mi sia concesso , a una forza tanto vitale e generosa quanto disperata e distruttiva. Per chi scrive, l'eccessivo consumismo di storie e di sesso è difficile da capire, ma per Tondelli era una insaziabile ricerca, attraverso il vagabondaggio picaresco e la frenesia , di vita e di Amore. Forse ne ha avuto poco di Amore il Tondelli e forse 36 anni di vita gli devono essere sembrati già abbastanza per fermarsi ancora su questa Terra a cercarlo. IL PRESIDENTE DEL CLUB AZZURRE BRESCIA: BASTA CON LE AMBIGUITÀ SAFFO IN CAMPO FA AUTOGOL SCIOLTA LA SQUADRA: TROPPE GELOSIE (la stampa, dom 29/01/95) v. Corbetta Brescia. Eccesso di amori saffici in una squadra di calcio femminile: dopo molti richiami, visto inutile ogni tentativo di limitare «un fenomeno non più controllabile», il presidente ha deciso di ritirare la squadra dal campionato e di sciogliere la società. È successo al club Azzurre Brescia, fino al 18 gennaio militante nel campionato di serie C femminile in buona posizione di classifica (terzo posto) sotto la guida tecnica di una vecchia gloria calcistica, l'ex bresciano ed ex juventino Gigi De Paoli. Dopo ripetuti tentativi di richiamare le ragazze alla disciplina sportiva, compreso l'allontanamento di alcune di loro, il presidente Michele De Caminata ha preso una decisione drastica: ritiro ufficiale dal 18 gennaio, comunicato alla presidenza del comitato regionale lombardo della FIGC e dettagliata lettera di spiegazioni alle famiglie delle giocatrici, ragazze fra i 15 e i 23 anni. «Se sono arrivato a questa decisione —ha scritto il presidente alle famiglie— è perché non ne potevo più delle varie ambiguità mentali e personali di troppe ragazze». De Caminata, 45 anni, titolare di un'agenzia di pubblicità, era al suo quinto anno di dirigenza della società (sua moglie Paola Nicolini era vicepresidente), ma per molti anni in precedenza è stato impegnato nel calcio maschile dilettantistico. «Non siamo bacchettoni —hanno detto marito e moglie— ognuno in privato fa quello che vuole, ed è risaputo che c'è omosessualità nel calcio femminile. Ma ormai il discorso sportivo era stato travalicato da gelosie, litigi, malumori che davano luogo a insubordinazioni continue». De Caminata ha precisato che solo una parte delle circa 25 ragazze della rosa era coinvolta in queste vicende, ma che il gruppo delle «sfrontate» aveva condizionato tutta la squadra. De Caminata ha detto di aver spiegato tutto a Pietro Cendali, presidente del comitato lombardo, e di sperare che la sanzione disciplinare per il ritiro della squadra tenga conto delle sue motivazioni. «Ho rilevato nel 1991 la squadra di calcio femminile allora denominata "Desenzanese": mi accorsi da subito (e non si poteva non accorgersene) di essere entrato a far parte, anzi a capo di un mondo particolare, e precisamente nel mondo dell'omosessualità femminile, regno di questa disciplina sportiva, per lo meno nella squadra da me rilevata». Così scrive De Caminata nella lettera inviata al presidente del comitato lombardo della FIGC per annunciargli la sua decisione. De Caminata spiega che parlò «molto chiaramente» alle ragazze, intimando loro di non mischiare sport e vita privata. Al che qualcuna di loro «si fece da parte» subito, mentre altre «instaurarono un vero braccio di ferro nei confronti miei e della società». Su 36 tesserate nel campionato 91/92, De Caminata ne allontanò ben 28 «per comportamenti omosessuali o per lo meno gravi e non corrispondenti alla logica di ogni disciplina sportiva». Dopo vari altri allontanamenti, a metà gennaio di quest'anno si sono verificati gravi episodi di «insubordinazione» nei confronti del tecnico e del presidente, che hanno indotto De Caminata a sciogliere la società. Sulla vicenda interviene Franco Grillini, presidente dell'Arcigay-Arcilesbiche. «Una volta di più il mondo dello sport —afferma Grillini— dimostra di essere sessuofobo e chiuso alla tolleranza. Un mondo in cui impera il moralismo dell'innocenza. Episodi come questi sconfinano nell'idiozia». Catullo sul palco s'inciampa nel sipario. di Andrea Curti Immagino che questo sarebbe il titolo che il classicista redattore avrebbe dato al suo pezzo se fosse stato su una compagnia di teatro sciolta perché gli attori sono tutti finocchi. È fuor di dubbio che occorre complimentarsi per l'idiozia del titolo, che per dire «Sciolta squadra di calcio perché lesbiche» recita imbecillemente «Saffo in campo fa autogol» e uno, secondo lui, dovrebbe immaginarsi la famosa poetessa che, intrappandosi nei veli, cade rovinosamente oltre la linea di goal mentre il libro di versi che le sfugge di mano le precipita sulla faccia. Bando al titolo (che rimane pur sempre il biglietto da visita dell'articolo), il meglio arriva con le dichiarazioni dell'illuminato presidente Michele De Caminata: tutti ce lo immaginiamo affranto e psicofisicamente distrutto («... se sono arrivato a questa decisione è perché non ne potevo più delle varie ambiguità mentali e personali di troppe ragazze...») mentre, tremante, verga la lettera di scioglimento della squadra da spedire prima alla FIGC e poi, in copia per presa visione, alle famiglie delle «troppe ragazze». Famiglie nei confronti delle quali lui sentiva l'assoluto diritto (e certamente dovere) di essere franco e purificatore, spiattellando quali schifezze le disgustose fanciulle osavano inscenare tra l'erbetta del campo da calcio. Il coming out, soprattutto quello in famiglia, è stato, è e sarà un vero e proprio dramma (delicato ed incomprensibile dal di fuori di ciascuna singola situazione) per intere generazioni di gay e lesbiche, ma lui no, non poteva certo fermare la misericordiosa crociata contro il Male. Il presidente è certamente amico del nostro amato Don Girello, curatore delle polmoniti dell'umanità. Un'altra infermiera, insomma. Ma, a dire il vero, quello che mi stordisce sono le «ambiguità mentali e personali» delle calciatrici. Per «ambiguità mentali» intende forse dire che le mostruose fanciulle durante una partita si bloccavano improvvisamente al centrocampo credendo di essersi trasformate in tante Gianne Nannini, urlando da un capo all'altro «mi telefoni o no, mi telefoni o no, io non cedo per prima»? O forse voleva dire che le povere pazze facevano finta di prendere a calci il pallone, che in realtà muovevano telecineticamente, mentre i loro ectoplasmi facevano lo Sbarco in Normandia e le Giovanne D'Arco in uno squarcio spazio-temporale? E le «ambiguità personali» sono forse dei rossetti molto strani o dei misteriosi ed occulti rasoi che ognuno tiene per sé nel beauty-case che si porta in giro quando dorme fuori casa? «Non si preoccupi, madame, sarà mia cura mandare subito qualcuno a ritirare le sue ambiguità personali». Ma mentre marito e moglie (la vicepresidente, insomma) ci dicono «non siamo bacchettoni» —lo hanno certamente recitato in perfetto coro sincronizzato mentre con le manine destre tenevano l'orlo del vestitino a fiorelloni e con le sinistre si pacioccavano la trecciona col grande fioccone in tinta, ruotando le spalle un po' di qua e un po' di là, tipo Nelly Oleson ne La casa nella prateria, per intenderci— ci rassicurano anche che «...solo una parte delle 25 ragazze [...] era coinvolta, [...] ma che il gruppo delle 'sfrontate' aveva condizionato tutta la squadra». Ecco, poveri presidenti! Chissà che fatica avranno fatto per tenere lontano le mele marce dal cestino di quelle sane (il cestino è certamente quello di Cappuccetto Rosso ma questa favola a Brescia non si può raccontare perché la terribile bimba era sicuramente lesbica ed aveva un rapporto incestuoso con la nonna. Non parliamo poi delle porcate che facevano il cacciatore e il lupo...), ma niente da fare! le irriducibili continuavano a condizionare tutta la squadra, senza dubbio con lo stesso "processo di conversione" che Diana dei Visitors usava per piegare i ribelli della Resistenza. Il dubbio più logorante che questo presidente-messia potrà mai avere nella sua vita è pensare che magari tutto questo casino di 'espelli-espelli' che ha fatto (28 ragazze su 36, dice lui) può aver contribuito alla già ben sviluppata promiscuità delle esecrabili femmine. Beh? A forza di assumere e licenziare era lui il primo a trovar loro carne fresca... Eh! mattacchione! Anche se, in effetti bisogna essere sinceri, mica lo faceva arbitrariamente: queste criminali avevano avuto «comportamenti omosessuali, o per lo meno gravi». Come dire che le cozze non lavate se proprio non ti fanno venire il colera, almeno ti danno il mal di pancia. Resta da capire come facessero queste frivole e negligenti creature ad essere terze nella classifica del campionato. Povero onesto e schietto presidente! Lui non sapeva a cosa andava incontro: se «qualcuna si fece da parte» purtroppo —per lui— ne rimase qualcun'altra a fare il «vero braccio di ferro» e il nostro De Caminata evidentemente non sa cosa vuol dire vincere a braccio di ferro contro una lesbica. Se almeno fosse andato a Roma, il 2 luglio per il Gay Pride, avrebbe visto coi suoi occhi che "Le lesbiche non perdonano". Ha voluto la bicicletta. Comunque, non ci resta che commuoverci ed inchinarci di fronte a tanta perspicacia: «...mi accorsi da subito (e non si poteva non accorgersene) di essere entrato a far parte, anzi a capo di un mondo particolare, e precisamente nel mondo dell'omosessualità femminile...». A parte il fatto che il nostro presidente ha evidentemente seguito un aggiornatissimo corso a fascicoli settimanali Riconosci la Tua Lesbica (chissà se sperava di trovarci anche un Gratta e Vinci), forse nessuno gli ha mai detto che per entrare a far parte del particolare mondo dell'omosessualità femminile occorre soddisfare due fondamentali requisiti: essere omosessuale ed essere femmina. Se poi vuole addirittura (sant'Iddio! che arrivismo, deve ancora operarsi e già vuole essere la leader) esserne a capo, deve anche essere cattiva. Ma forse lui pensava che fosse sufficiente aver rilevato la squadra per essere a capo di qualsiasi cosa, compresi i dettagli insignificanti riguardanti la sessualità delle componenti. Per essere veramente a capo di questo mondo, presidente, le suggerirei di lasciare perdere le squadre di calcio e nei prossimi shopping di acquistarsi invece qualche bella discotecuccia gay —lì dalle sue parti poi è pieno—; potrà così pienamente soddisfare le sue smanie di potere nella scelta dei colori delle pareti o dei cuscini o, perché no, dell'imbottitura dei sofà nelle darkroom. Da buon pubblicitario, lei sarà sicuramente creativo e sono sicuro che le verrà fuori un amore di locale. IN AUSTRALIA CRICKET «VIETATO» ALLE ETEROSESSUALI (la stampa dom 29/01/95) r. Cri. Sydney. Lesbiche discriminate nello sport? In Italia, forse. Perché in Australia è accaduto l'esatto contrario: per Denise Annets, campionessa indiscussa di cricket, le porte della Nazionale si sono chiuse. Motivo: è sposata. In termini più espliciti: perché è eterosessuale. «Il guaio è che mi piace un uomo, mio marito» ha raccontato un anno fa in un'intervista-sfogo. E per essere riammessa nella selezione del suo paese, che si apprestava ad affrontare la Nuova Zelanda in una serie di incontri importanti, ha fatto appello alla Commissione antidiscriminazione. Un ricorso inutile, ma non perché i giudici siano stati sordi ai suoi appelli. Il problema è che la discriminazione contro gli eterosessuali non è prevista: c'è quella tra uomini e donne, omosessuali, razze, stato famigliare, difetti fisici. Niente però che potesse venire in aiuto della povera Annets. A poco sono servite le sue indiscusse capacità, il fatto che abbia una media di oltre 50 punti in nazionale e di 81,9 nel campionato a squadre. La sua protesta urlata anzi, le ha precluso del tutto le possibilità di essere selezionata e le ha attirato le ire delle compagne. «Le statistiche non sono tutto —le ha replicato Anne Mitchell, presidentessa della federazione femminile di Cricket— Denise non è in grande forma». E le accuse di discriminazione? «È chiaro —ha spiegato la Mitchell— che l'omosessualità esiste ed è normale che se ne trovino degli esempi anche nel mondo dello sport, esattamente come in quello dell'arte». E' MORTO MARGARIDA, ARBITRO GAY DEL BRASILE (il corriere della sera 23/01/95) Rio de Janeiro. «Margarida», il noto arbitro omosessuale brasiliano è morto per insufficienza respiratoria dovuta a complicazioni da Aids. «Margarida», il cui vero nome era Jorge Josè Emiliano dos Santos, aveva 40 anni ed era universalmente noto fra i tifosi brasiliani per i suoi atteggiamenti curiosi e irriverenti, ma sempre giusti e imparziali. Era molto amato dal pubblico che gradiva le sue sceneggiate, non riuscì mai a diventare internazionale EVERETT SI SFOGA RUPERT HA DECISO «SONO GAY» (La Stampa, 27/01/95) LONDRA. E' stato visto in compagnia di Madonna, di Bianca Jagger e di Cher. Ma ieri ha ribadito, senza speranza per le fans: «Sono gay. Quando è troppo è troppo. Non posso più fingere di essere bisessuale». Questa illuminante ammissione, ripresa con grande risalto dal tabloid britannico «Daily Express», è di Rupert Everett, il bello del cinema inglese. Famoso soprattutto grazie al film «Ballando con uno sconosciuto» e per «Another country», Everett ha 35 anni e in genere sullo schermo interpreta parti di nobili inglesi ricchi, affascinanti e viziati. Due anni fa aveva pubblicato un romanzo - «Ciao cara, stai lavorando?» - incentrato sulle disavventure di un attore bisessuale e da allora è incominciata a circolare la voce che si trattasse di un'opera in qualche modo autobiografica. Ieri, per le fans, è caduta anche l'ultima speranza, che lo favoleggiava «bisex». «Soltanto a 27 anni mi sono reso conto di essere esclusivamente gay», ha confessato Everett, che in Italia recentemente ha lavorato in «DellaMorte DellAmore», accanto alla bellona nostrana Anna Falchi. Per spazzar via ogni dubbio residuo, l'attore è stato molto chiaro: «Una delle cose più fantastiche dell'essere gay è che non bisogna prendersi cura di una famiglia. Mi piace non avere responsabilità». Un concetto che Everett aveva espresso molte altre volte. «E' decisamente più facile l'amore pubblico dell'amore privato - ha sempre detto a chi gli domandava cosa ne pensasse -. Soddisfa e non ti coinvolge. Io ho una paura terribile delle relazioni durevoli, ho paura di perdere la libertà. Le uniche persone che mi piacciono sono quelle che sanno mantenere il distacco». GAY FOR EVER(ETT) di Giovanni Battista Fiore Parlare di omosessualità e sempre più "moderno", quando poi a parlare sono personaggi famosi che con tono sofferente ammettono di essere gay, allora comincia una vera e propria commedia a cui anche i giornali non mancano puntualmente di contribuire. Spesso questi personaggi, quasi tutti uomini, si erano visti attribuire in passato fantascientifiche storie d'amore con splendide modelle che, in cerca di pubblicità, spesso confermano e confessano turbinose passioni. Nel caso recente di Rupert Everett, egli si attribuiva la "fama" di bisessuale (che fa così tendenza!), ma ciò che più sconvolge è l'atteggiamento dei giornali e di Rupert stesso, il quale dopo aver "confessato" di essere gay e non bisessuale, arriva a dirci che essere gay è super, è fantastico, dal momento che non si debbono prendere responsabilità.... Prima domanda: ma se è così fantastico, se tanto non si hanno responsabilità, allora perché proprio lo stesso Everett ha fatto fino ad ora di tutto per nascondere la verità? In secondo luogo, fino a che punto questi coming out sono utili a noi gay? In effetti trovo riduttivo e francamente vergognoso che proprio da un gay venga detto che i gay non sono una vera famiglia e che è tanto bello esserlo perché totalmente deresponsabilizzati. Sembra di sentire Ratzinger... Non sempre il fatto che un gay si dichiari è un bene; quindi, se come nel caso di Everett si tratta di un gay menefreghista che non fa altro che cavalcare beceri luoghi comuni, allora è proprio meglio che stia zitto! In effetti, per qualcuno che non sa nulla dei gay né di come vivono, Everett ha sicuramente fatto un disastro; mi sembra che non ci resti che compatirlo. Dichiarasi gay è sempre più una moda che, a quanto pare, contagia un po' tutti gli ambienti, dal cinema allo sport. Personalmente come omosessuale dovrei esserne contento, ed invece no. No, quando dichiarasi gay serve solo per darsi un immagine alternativa e trasgressiva o ancor peggio quando, come nel caso di Everett, ci si rende conto che la propria fetta di mercato è prevalentemente gay, dunque perché non incoraggiare ancora di più i propri fans a pagare il biglietto per veder i suoi film? Mah, mi piacerebbe pensare che i gay siano tutti belli, carini, simpatici, intelligenti, ma non è così e credo che il coming out sarebbe bene che lo facessero solo alcuni... Certo, l'omosessualità è argomento quotidiano, ma fino a che punto i gay dovrebbero credere a certe dichiarazioni? perché non cercare di spiegare agli eterosessuali che esistono dei gay che non rappresentano affatto la maggioranza della nostra comunità? Infine un avviso a tutti i gay: siamo una comunità che ha un potenziale economico rilevante, perciò facciamo attenzione a chi è gentile ed educato con noi, cerchiamo di capire se gli interessiamo come persone o non piuttosto come clienti a cui vendere la propria merce. Un disinteressato ciao a tutti Giovanni Battista Fiore MUSICA ALTRI GUAI PER MICHAEL JACKSON (il manifesto 8/01/95) LONDRA. Esisterebbe un videotape con le immagini di Michael Jackson che accarezza in modo sempre più spinto un ragazzo di 13 anni. Stando al giornale popolare londinese «Sun» (non il massimo dell'attendibilità), che ne ha dato ieri notizia «in esclusiva» da New York, la polizia americana avrebbe riaperto le indagini sulla presunta pedofilia del cantante e starebbe dando la caccia al videotape che lo incastrerebbe. Stando al «Sun» le immagini compromettenti sarebbero state catturate una settimana prima di Natale dal sistema televisivo che Jackson ha installato nella sua villa californiana. La registrazione, 27 minuti, sarebbe stata vista da Viktor Gutierrez - un giornalista autore di una biografia su Jackson - a casa del tredicenne ripreso nel video. Il cantante ha già pagato 30 milioni di dollari (50 miliardi di lire) al quattordicenne Jordy Chandler perché ritirasse le accuse di pedofilia contro di lui: il suo entourage starebbe ora tentando di battere sul tempo la polizia e convincere la madre del tredicenne a cedere il video. ROMA, PUNITO UN NEGOZIO CHE AVEVA ESPOSTO CONDOM GONFIATI "VIETATI I PRESERVATIVI IN VETRINA" (la repubblica 13/01/95) ROMA - "Condomania", negozio in via dei Prefetti, centro storico di Roma, pochi passi dal Parlamento, non potrà più esporre nelle sue vetrine preservativi gonfiati. I carabinieri del gruppo Roma, dopo una serie di denunce scritte e verbali, hanno intimato ai proprietari del negozio di non esporre in vetrina «immagini oscene», che offendono il comune senso del pudore. All'interno del negozio, i carabinieri hanno trovato una bambina di dieci anni, figlia dei proprietari. Immediata la diffida trasmessa al tribunale dei minori. «E' una vicenda ridicola. Appena torno dall'università mi metto davanti alla porta d'entrata e gonfio una serie di preservativi. Voglio vedere se mi arrestano». Così l'immunologo Fernando Aiuti, che ha definito l'episodio l' «ennesima forma di retrogrado conservatorismo». E ancora: «Avrebbero dovuto arrestarmi quando in diretta, in una trasmissione di Raitre, ho tenuto in mano un preservativo. O ancora perché in una conferenza stampa a Firenze mi sono fatto fotografare con una maglietta con il preservativo attaccato. Il preservativo dovrebbe diventare un oggetto banale, come una penna stilografica, come un fazzoletto, mentre in Italia viene considerato e vissuto come un oggetto pornografico». E Luigi Cerina, consigliere sieropositivo al Comune di Roma, s'indigna: «Esporre in vetrina preservativi è un'azione di pubblica utilità. Il sindaco Formentini di Milano, sta installando macchinette distributrici davanti alle scuole». CON PETER COYOTE, VICTORIA ABRIL E VERONICA FORQUÈ PEDRO ALMODOVAR FA IL VERSO A SE STESSO QUANTE METAFORE NEL TRUCCO DI KIKA (la repubblica 22/01/95) Anche a una almodovariana della prima ora (beh, veramente della seconda, dai tempi di Il discreto fascino del peccato, evento scandalo e culto di Venezia 1983), Kika, un corpo in prestito, il nuovo film di Don Pedro della Mancha, che arriva con un cospicuo ritardo sull'uscita in patria, lascia una sensazione di insoddisfazione. Come se una delle grandi qualità di Almodovar, e cioè la sua naiveté - apparente quanto si vuole, ma certo organizzata da lui al meglio - avesse ceduto il posto ad una consapevolezza raggelante. Intendiamoci: Kika è un film pieno di invenzioni, di divertimento, di trovate, di intelligenza. Ma è anche un progetto troppo cosciente, in cui i diversi ingredienti dell'impasto, tutti a loro modo buoni e saporiti, non riescono a fondersi e lievitare. Una storia in cui i temi si annunciano come protagonisti e poi finiscono per essere dimenticati. Un ibrido di generi che non trovano la loro armoniosa collocazione nella struttura della storia. E alla fine, nonostante tutto, proprio per l'intelligenza e la paradossale grazia dell'Almodovar Touch, un film interessante e divertente, che avrebbe però potuto esserlo tanto di più se Almodovar non avesse voluto intesserlo di troppe trame e metafore. Se c'è un filo unificante in questo eccentrico film noir è l'occhio, il voyeurismo, la rapina continua della privacy e delle identità esercitata attraverso l'occhio e l'obiettivo, la finzione dell'apparire. A cominciare dalla sequenza d'apertura, che mostra Alex Casanovas, fotografo specializzato in biancheria intima, nell'esercizio delle sue mansioni, e cioè intento a rubare con la macchina fotografica la simulazione di un piacere recitato per l'obiettivo. E si continua. Con Victoria Abril giornalista televisiva che dire d'assalto è poco, telecamera incorporata sulla testa e grinta inossidabile (il suo programma si chiama Il peggio del giorno e mantiene quello che promette). Con il misterioso voyeur che, spiando Kika assalita da un bruto, chiama la polizia e la salva... Ma a questo tema si intreccia, così sottolineato da non riuscire a fondersi naturalmente con il resto del film, quello della finzione dell'apparire: Kika è una truccatrice che fa, letteralmente, resuscitare i morti, i buoni sono cattivi, la verità è falsata, ed è l'immagine della fiction cinematografica - il film è Sciacalli nell'ombra di Joseph Losey - a suggerire la verità su una brutta storia di sangue. Alla fine di un dramma che sembrerebbe elisabettiano se non fosse grottesco, sopravvive la sola Kika, la forza dell'innocenza. Certo, non si sentirebbe il bisogno di individuare pezzo a pezzo le tessere del mosaico di Almodovar se il gioco fosse più fluido, se il paradosso provocatorio non fosse così leggibile e se non fosse evidente - come risulta anche dal fascicolo per la stampa che accompagna il film - che la costruzione di Kika è molto più progettata e intellettualistica degli altri suoi film. Così, a pezzi godibili e inventati, si alternano, in questo troppo cerebrale fumetto pop, gag e situazioni tirate per i capelli e quasi sempre paradossalmente algide, anche quando riguardano uno stupro in diretta. E se le donne di questo perverso vaudeville funzionano a dovere - da Victoria Abril sempre più febbrilmente seducente, alla bamboleggiante Veronica Forqué, alla picassiana Rossy De Palma nella parte di una cameriera lesbica - gli uomini sono, al confronto, delle pallide figure, a partire da Peter Coyote irrevocabilmente e inadeguatamente votato al ruolo dello scrittore maledetto. Chi ama Almodovar si divertirà a dispetto dei limiti. Si astengano gli spettatori troppo delicati, che non amano le buone cose almodovariane di pessimo gusto. L'INCONTRO A MADRID CON IL REGISTA DI "KIKA" ( IN ITALIA DAL 20 GENNAIO) È L'OCCASIONE PER RIFLESSIONI SOCIALI E POLITICHE, SUL RAPPORTO CON LA TELEVISIONE E, NATURALMENTE SUL PROSSIMO FILM... ALMODOVAR: CONTRO LA TV METTO IN CAMPO LE PAROLE (la repubblica 11/01/95) MADRID - Pedro Almodovar e la voglia di sorpresa. Vorrebbe che a sorprenderlo fosse ognuno dei suoi film: «Non per l'originalità, ma perché ogni film è l'espressione dello stato d'animo di un momento» e anche la vita di ogni giorno. «Ma le cose non cambiano dalla sera alla mattina, oggi è la continuazione di ieri, ed è sempre più difficile sorprendersi. Mi sorprenderebbe, ad esempio, se tutti i politici americani si occupassero seriamente di problemi sociali. Mi sorprenderebbe il Papa se di colpo acquistasse buon senso e trattasse la sessualità tenendo conto della natura umana. E dicesse "perdonatemi per tutto quello che ho detto finora sul sesso, sui figli fuori dal matrimonio, sull'aborto, sui preservativi, sull'omosessualità"». Pedro Almodovar offre pensieri e riflessioni nell'incontro con la stampa italiana che lo ha raggiunto a Madrid, un nutrito gruppo di giornalisti, al completo di tg e di mezza redazione di "Domenica in" con tanto di Mara Venier, che costruirà parte della prossima puntata sulla movida di Almodovar, sul personaggio e sul film Kika che, distribuito dalla Filmauro, esce in Italia il 20 gennaio. Il ritardo - Kika è finito nel '93 ed è uscito da tempo in quasi tutti gli altri paesi - è dovuto a problemi contrattuali con i produttori della Ciby 2000 e alla decisione di Aurelio De Laurentis di non inserire il film nelle uscite natalizie. Quando ha pensato a Kika lo stato d'animo di Almodovar era di «depressione e di mestizia. Non è un film di personaggi, ma di atmosfere. L'atmosfera è quella ostile e grigia di Madrid, che è profondamente cambiata. Le belle esplosioni di speranza che l'avevano resa viva dalla metà degli anni 70 alla metà degli anni 80 si sino spente, ora c'è la noia. Anch'io sono cambiato, avevo 28 anni, ho superato i 40 ho perduto energie. Ma la cosa più preoccupante è che i giovani - sono loro in genere che inventano la notte e animano la città - sono molto diversi rispetto alla mia generazione. Noi eravamo più creativi. Forse più frivoli, ma rischiavamo di più, ci buttavamo nelle cose per puro divertimento. Per i ragazzi di oggi è diverso, l'idea fissa è il mercato, l'esito commerciale, una preoccupazione che non ho mai avuto quando cantavo con il mio gruppo. Non è solo un problema di Madrid, penso che tutte le grandi città stiano vivendo un momento brutto». La conseguenza nefasta del vivere in città è la morte della comunicazione. «Non abbiamo tempo per sviluppare amori, amicizie, famiglie, scambi diretti fra persone. Oggi si comunica con la tv. Non ho niente contro l'invenzione, ma sono preoccupanti l'uso e il contenuto: la tv ha sostituito la famiglia, l'amante, il dolce far niente, ha riempito il vuoto. Oggi la tv spagnola non punta più sulla brutalità dei reality show, ma sul rosa di Perdoname, con gente che davanti alla telecamera confessa cose che dovrebbe dire a una sola persona nell'intimità, è orrendo che apparire in tv per molti significhi esistere. L'Italia è l'esempio più grave di dove si può arrivare quando si confonde tv e vita, tv e politica. Non che in Spagna si vivano tempi migliori, non a caso si parla dell'italianizzazione della Spagna». La tv dei reality show è oggetto della satira di Kika, in cui, dice, «non ci sono personaggi positivi, a parte Kika con il suo ottimismo da ingenua anni quaranta e cinquanta». Inevitabile un confronto tra Kika e Assassini nati di Oliver Stone. «C'è lo stesso tema, la tv della realtà, ma sono due film molto diversi. Stone utilizza lo stesso linguaggio dei reality show che vuole condannare, e alimenta il film delle stesse immagini di crudeltà e della stessa estetica del sangue. Contro la tv io ho scelto la parola, che di per se è nemica della tv. Andrea La Sfregiata, la telereporter, elenca a parole e senza immagini le mostruosità della cronaca di giornata, come un orrendo rituale, in una scenografia di immondizie. Magari nessuno ci fa caso, ma l'esaltazione della parola è la mia vendetta contro la televisione». La realtà di Madrid (e del mondo) non è cambiata, Almodovar continua a viverci («Non posso farne a meno, è come la convivenza forzata con un parente infermo. La campagna mi dà claustrofobia») e l'insoddisfazione permane («Ma sono insoddisfatto da più di quarant'anni, è la mia cifra, l'insoddisfazione mi dà energia»), Almodovar si propone per il film che sta preparando «dominato dai buoni sentimenti. E per la prima volta c'è un personaggio maschile positivo». Le riprese cominceranno Lunedì prossimo. Il film s'intitola, per ora, Existe alguna possibilidad, por peque «na que sea, de salvar lo nuestro?» (Esiste una possibilità, benché minima, di salvare il nostro rapporto?). Protagonista Maria Paredes, una scrittrice di romanzi rosa, con Juan Echanove, il marito, un militare in missione di pace nei paesi in guerra, Rossy De Palma, la sorella, Imanol Arias, che è il caposervizio del settore cultura El Pais. «Il militare è uno che va in un paese in guerra, per sfuggire alla piccola guerra familiare che è incapace di affrontare. C'è un altro personaggio che mi piace, Carmen Elias, una psicologa specialista in seminari con i medici, perché imparino correttamente a dare la notizia di un decesso ai familiari di un defunto. In Spagna si tengono questi seminari, che però non sono quella buona iniziativa che sembrano: sono destinati a quei medici che, dopo la notizia della morte, chiedono al parente un occhio o un rene o qualunque organo utile per i trapianti». I buoni sentimenti che lo animano, rendono Almodovar positivo anche sul quesito del titolo. Si salverà il rapporto? «Con il tempo e con la voglia, tutto si può salvare» dice e, con lo stesso tono di allegra filosofia, confessa, oltre al desiderio di fare un film western, la sua ultima locura: «So che è una pazzia, un desiderio puramente animale, ma vorrei avere un figlio, uno del mio sangue. Ma solo il figlio, senza famiglia. Impossibile, lo so. Una trasgressione? Sarei u po' stufo di passare per il grande trasgressore. I tempi sono cambiati, ora sono un chico da "prime time", i miei film vanno in tv alle 20.30. Oggi la trasgressione è un'altra cosa: è il comportamento intenzionale di chi vuole scuotere l'ipocrisia della gente. Io non voglio provocare nessuno, mi comporto sempre secondo il mio istinto, non amo scandalizzare. E bisogna intendersi sul senso della parola: per me trasgressione è una guerra civile, non certo Cicciolina». A CENT'ANNI DALLA NASCITA IL BELLISSIMO ATTORE PUGLIESE È ANCORA OGGETTO DI CULTO IN TUTTO IL MONDO RUDY, IL SEDUTTORE OPPRESSO DAL «SOSPETTO» LA FAMA DI GAY SEGNÒ LA VITA DI VALENTINO E I PRODUTTORI NON GLI LESINARONO SOPRUSI E INGIUSTIZIE (il Giornale 11/01/95) di Maurizio Liverani A cent'anni dalla nascita (avvenuta a Castellaneta) Rodolfo Valentino è ancora oggetto di culto. I motivi per i quali la figura di un diciottenne emigrante è diventata emblema e mito del cinema degli anni Venti sono d'ordine molteplice: tutti riconducibili a una curiosità morbosa anche a carattere ambiguo. Con «I quattro cavalieri dell'Apocalisse» riuscì a creare intorno a se un romanzo a forti colori. Puntando l'anima e il corpo al gioco d'azzardo della celebrità, non si lasciò sfuggire occasione per avvolgersi nell'aura della leggenda. Se la setticemia non l'avesse ucciso all'età di trentun anni, il bellissimo Rudy sarebbe stato certamente cancellato dal «sonoro». E la fama di apostolo del grande ardore «latino» non avrebbe avuto tanti discepoli. L'ultimo dei missionari di un così illustre pioniere è stato Rossano Brazzi. Valentino era stato scelto a caso tra la folla. Come individuo era naturale, genuino, non vanitoso. Ma quando i riflettori e la macchina da presa puntavano su di lui, doveva incarnare il prototipo del «latin lover» che attanaglia la preda (una femmina pronta a cedergli), la sgualcisce, la sciupacchia, e infine la distende. Carattere introverso, infieriva contro il proprio successo. «Mi è andata bene» commentava «i miei film non hanno nulla di eccezionale. In Italia di tipi come me ce ne sono quanti se ne vogliono». Si sentiva come il martire di un'idea, «la seduzione», mentre era pronto a immolarsi sul fronte dell'amore socratico. Questo «raptus», indomabile in quegli anni, negli Stati Uniti, incominciava ad esporlo al pettegolezzo. Il sospetto gli tolse i primi posti nei ruoli della celebrità. Solo di questi tempi gli omosessuali sono un'organizzazione erotica compatta, a volte privilegiata. Procurava un sentimento di esclusione. Oggi è unita spesso a un dono spirituale. Basta fare intendere, nel mondo del cinema, del teatro e delle lettere, che a una donna si preferisce il garzone del fornaio per vedersi ammantato di qualità particolari. Nella Hollywood degli anni Venti, un divo anzi un mito, illustre con imprese amatorie segnalate, elencate, celebrate, incorreva nelle esecrazioni dei moralisti. Con «Lo sceicco» Rudy conobbe ancora l'ovazione del pubblico. Nei film che seguirono c'era la promessa di una rivelazione. Ma la sua carriera declinava. Quel «sospetto» gli pesava addosso come una fatalità. Un guizzo di ripresa l'ebbe ne «I quattro cavalieri dell'Apocalisse», in «Sangue e arena», in «Monsieur Beaucaire», in «Notte nuziale». Cominciava a delinearsi uno stile focoso che il pubblico femminile attendeva. Ma fuori dal set Rudy era sempre più inquieto e scontento di se. Avvertiva di essere una fugace parabola nel cinema, avvertiva diffidenza. I produttori del «Figlio dello sceicco» non gli lesinarono soprusi e ingiustizie. Dirottarono un gran numero di cammelli, destinati al suo film, alla troupe di «Beau Geste». Da quel momento si sentì portatore di una dolorosa sconfitta. Appena terminato il film, nel 1926, moriva in seguito a un'infezione procuratagli da un'operazione all'appendice. La morte consacrava la sua leggenda non più esposta alla volubilità del successo. La gloria gli apparteneva ormai per contratto. D'improvviso i suoi occhi, nel «Figlio dello sceicco», considerati spenti, si accesero , grazie alla morte, di una febbre fatale; la sua bocca, che in vita appariva di un'eleganza un po' leziosa, sembrò serrare l'orgoglio del «maschio». A una folla di ignari del suo dramma, Rudy fu presentato come un hidalgo. Il suo manager, un certo Ullmann, s'improvvisò, con uno scoop macabro, un «funereo» ufficio stampa. La morte divenne l' atout vincente per la riproposta e il rilancio di tutti i film del povero Valentino. L'impacciato e timido amatore, grazie al cinico «corifeo» poté diventare finalmente l'ardente seduttore. Nessuno poteva più dubitarlo. La folla, dal fastoso funerale, passò nelle sale dove si proiettava l'ultimo film del suo idolo. In modo crudelmente volgare e incompatibile con la memoria di un bravo ragazzo, molte dive in gramaglie si contesero si contesero il vanto di essere state l'ultima amante. Tutto tornava al giusto per edificare un monumento all'emigrante di Castellaneta. Dame disperate dettero il via a un collezionismo di cimeli raccolti anche nella villa dove Rudy aveva lavorato come giardiniere. Soltanto il «sonoro» avrebbe potuto far fallire questo macabro scoop. Otto anni di cinema «muto» hanno prodotto un mito che dura da settant'anni. UNA SCENA SCABROSA PER LA PRIMA VOLTA IN TV DIVIDE L'AMERICA GLENN CLOSE COLONNELLO GAY «COM'È STATO BELLO BACIARE JUDY» (la stampa 12/01/95) di Giuseppe Ballaris NEW YORK. Glenn Close subito dopo disse: «E' stato bello baciare Judy». E il 6 febbraio, alle 21, quel bacio apparirà sul piccolo schermo. E' la prima vicenda lesbica nella storia della tv americana. Un grosso network, l'NBC, trasmetterà «Serving in silence: the Margarethe Cammermeyer story», con Glenn Close nella parte principale e l'australiana Judy Davis («Passaggio in India»), come Diana, la sua amante. E' stata la stessa Close a volere accanto a se la Davis, e così ricorda la scena scabrosa: «Ho avuto come una rivelazione, ho capito cosa significhi essere gay. Subito dopo ho pensato: "E' bello baciare un'altra donna". All'inizio eravamo un po' nervose, ma ogni volta che ripetevamo la scena ci sentivamo sempre meno imbarazzate. Ho chiesto ad alcune mie amiche lesbiche come mi dovevo comportare: "Il bacio deve essere tenero ed emotivo, piuttosto che sessuale, però bisogna stare attente a non sembrare sorelle". Io ho seguito alla lettera i loro consigli». Soddisfatta anche Barbra Streisand che è l' «executive producer». La storia è presa da un fatto realmente accaduto. E le protagoniste hanno seguito la lavorazione direttamente sul set, a Vancouver. Margarethe Cammermayer è nata in una Oslo occupata dai nazisti, nel marzo '42, da madre crocerossina e padre medico, che per una borsa di studio, si trasferì negli Stati Uniti. Margarethe diventò cittadina americana nel '60, e fu prima infermiera e poi soldato. Volontaria in Vietnam nel '67, venne premiata con la medaglia di bronzo. Al ritorno andò a a vivere nei sobborghi di Seattle, col marito, Harvey Hawken, un prestante ufficiale conosciuto in Germania, e i 4 figli. Dopo 17 anni di matrimonio è nominata colonnello, ma nello stesso anno, era l' 87, chiese il divorzio. Un anno dopo alcuni amici, sospettando che fosse gay, la presentano ad una professoressa universitaria, Diana. Fra le due è subito amore e la relazione dura ancora. A risentirne però è stata la carriera del colonnello Margarethe. Durante un colloquio con alcuni tecnici dell'esercito la Cammermayer risponde: «Sono lesbica». Sette mesi dopo riceve una lettera che la allontana dal servizio attribuendole però tutti gli onori militari. «Avevo sempre desiderato - dice la Cammermayer - ritirarmi, con tutti gli onori militari, con una parata, con la banda e le lacrime, però non volevo essere scacciata per le mie preferenze sessuali». Così l'ex colonnello denuncia il governo; ed il 1 giugno '94 un giudice federale di Seattle ordina che venga reintegrata nella Guardia Nazionale. La decisione è ora in appello e la causa contro l'esercito è in sospeso. Intanto la Cammermayer è tornata al lavoro, guida i servizi d'infermeria della Washington National Guard, ma in abiti civili. E' un'infermiera specializzata all'American Lake Veterans Administration Medical Center di Tacoma, nello stato di Washington. Negli ultimi dodici anni circa 18 mila, tra uomini e donne, sono stati allontanati dall'esercito americano per le loro tendenze omosessuali. Nessuno di loro era però salito così in alto. Tutto faceva pensare che la Cammermayer sarebbe diventata generale. «Guardo Glenn Close e vedo me stessa - dice Margarethe - Ho sentito parlare del bacio, però non voglio vederlo. Intendo soltanto avere a che fare con la parte militare». Invece la sua fidanzata, Diana, spiega: «Rethe è più interessata alla parte politica, io, invece, la vedo innanzitutto come una love story, la nostra love story». Il film è stato girato in 4 settimane, ed è costato 6 miliardi di lire, il regista è Jeff Bleckner, vincitore di un Emmy per «Hillstreet Blues». Il suo ultimo film però sta già creando polemiche tra i conservatori americani che hanno chiesto alla NBC di tagliare le scene di sesso. Ma alla tv non vogliono neanche prendere in considerazione la proposta: «Il nostro è un toccante ritratto di una donna che lotta per salvare la carriera, e per tenere unita la famiglia. Il film sarà trasmesso intatto, come ce l'hanno consegnato Streisand e Close». Questo significa che alcune ditte americane ritireranno i loro spot pubblicitari. L scorsa stagione la Fox decise di non mostrare il bacio tra due uomini, in «Melrose Place». Ma qualcuno afferma che tanto polverone sia stato alzato solo per «attirare più spettatori». La gran prima avverrà il 30 gennaio, nello stesso teatro di Broadway, dove la Close interpreta Norma Desmond, in «Viale del tramonto». DOPO L'OSCAR, IL SUCCESSO E 200 MILIARDI DI INCASSI, È GIUNTO IL MOMENTO DEGLI ELOGI FUNEBRI LA MALEDIZIONE DELL'AIDS MORTI IN UN ANNO 43 ATTORI DEL FILM "PHILADELPHIA". LA QUASI TOTALITÀ DEI MALATI SCRITTURATI PER LE RIPRESE NON HA SUPERATO IL 1994. IL FLM RACCONTA L'ODISSEA DI UN BRILLANTE AVVOCATO LA CUI VITA È STRONCATA DAL VIRUS (la repubblica 2/1/95) di Arturo Zampaglione NEW YORK - Ron Water aveva espresso un ultimo desiderio: vedere Roma. C'era andato nello scorso aprile con Greg, il fidanzato di vecchia data; ma in Italia l'attore newyorkese si era sentito male ed era dovuto tornare. Nel viaggio in aereo lo hanno isolato dagli altri passeggeri e, poco dopo il decollo, il suo cuore si è fermato. «Per cinque ore - dice Greg - ho fatto il viaggio di ritorno seduto vicno al suo cadavere». Ron Water è solo uno dei tanti ammalati di Aids che hanno avuto una parte nel film «Philadelphia» morti subito dopo le riprese e il successo a Hollywood e in tutto il mondo. Secondo una statistica pubblicata ieri sul New York Times, su 53 interpreti affetti dalla sindrome 43 hanno già perso la battaglia. «E dopo l'Oscar - aggiunge il quotidiano - è giunto il tempo degli elogi funebri». «Philadelphia» è stato il primo film sull'Aids prodotto da una delle grandi case produttrici cinematografiche, la Tristar, che ha voluto sfidare il luogo comune secondo cui morte e sofferenza non sono ingredienti del successo. E ha avuto ragione: il film diretto da Jonathan Demme e interpretato da Tom Hanks, ha incassato in un anno 125 milioni di dollari ( quasi 200 miliardi di lire) su una spesa di 25 milioni, regalando al protagonista un Golden Globe e un Oscar come migliore attore. Hanks è nei panni di un giovane avvocato gay di Filadelfia, Andrew Beckett, che scopre casualmente di essere stato contagiato dal virus. Lo studio legale dove lavora lo licenzia e lui ha difficoltà a trovare un altro avvocato che lo assista nella causa giudiziaria. Alla fine è Joe Mille (Denzel Washington) ad accettare: un legale di colore che odia gli omosesuali ma impara lentamente a capire la sofferenza. Alla fine, assistito dal suo compagno, Beckett-Hanks muore. Per dare maggiore credibilità alla vicenda e realismo ai personaggi, Demme ha voluto utilizzare come attori e comparse un discreto numero di ammalati di Aids, ricevendo la piena collaborazione delle organizzazioni gay, felici di un film che ponesse al centro le discriminazioni subite dai sieropositivi. In particolare la «Action Aids Philadelphia», una associzione guidata da Bruce Flannery, ha fornito alla produzione quasi tutte le comparse: ma ora conteggia le vittime. Tra i primi a morire, Daniel Chapman e Mark Sorensen. Nel film Chapman appare nella scena iniziale, quella che mostra Beckett-Hanks sottoporsi al test dell'Aids in un centro medico. Mentre l'avvocato vestito elegantemente, con il walkman alle orecchie e intento a studiare documenti, aspetta il suo turno, sicuro di non avere la malattia, Chapman, che ha la faccia smunta e l'aspetto del malato terminale, si rivolge scherzosamente ad una infermiera che gli chide se vuole un po' di saccarina nel caffè: «Ehi bambola, ho forse l'aria di uno che ha bisogno di un dolcificante artificiale?». Chapman è morto un anno fa per un attacco cardiaco. Nella stessa scena iniziale di «Filadelfia» si intravedono sullo sfondo anche i capelli color sabbia di Sorensen: lui è morto ancor prima del montaggio del film tanto che Tom Hanks lo ha ricordato nell'accettare il Golden Globe. Aveva 31 anni: quando Demme ha saputo che stava vivendo le sue ultime ore gli ha mandato una copia non rivista del film. L'ha vista ed è morto l'indomani. Tra gli altri 43 attori di «Filadelfia» ammalati di Aids e già morti ci sono anche Michael Callen, uno dei coristi utilizzati per la scena della festa gay in costume, e Lou Digenio, il gay dai capelli tinti di rosso che si nota nelle sequenze girate nel tribunale. «Erano le scene più faticose - ricorda Flannery della "Action Aids" - i nostri ammalati dovevano impegnarsi a partecipare a un intero mese di lavoro, le riprese avevano tempi frenetici e comportavano ore e ore trascorse in piedi». In fin di vita è anche David Bertugli, una comparsa che durante le riprese provocò una piccola polemica per aver visto un attore che, dopo la scena, si lavò le mani con l'alcol per paura del contagio. «Non serviva a niente, era solo un comportamento dettato dal pregiudizio» dice Bertugli, che ammette però di non aver più molte speranze: è dimagrito moltissimo, il numero delle sue cellule T è crollato e rischia di diventare presto il quarantaquattresimo attore di «Filadelfia» che non c'è più. FECONDAZIONE SENZA LIMITI / SILVIO GIGANTE È UN BALLERINO DI 19 ANNI: LA PICCOLA ELLESSE È NATA LA SCORSA SETTIMANA «COSÌ HO DATO UNA FIGLIA ALL'AMICA GAY» ITALIANO IL PADRE-SCANDALO IN INGHILTERRA. E A NAPOLI SI INDAGA SU UNO SCAMBIO DI SEME (corriere della sera 23/01/95) LONDRA - «Appena finivo le chiamavo ad alta voce: "Forza ragazze, venite". Denise arrivava di corsa, mi strappava di mano il vasetto di plastica e si precipitava in camera di Natalie. Lì con una siringa iniettava il mio seme alla sua compagna. Abbiamo ripetuto l'operazione ogni week-end per tredici settimane. Alla fine Natalie è rimasta incinta: in questo modo è nata la settimana scorsa Ellesse Dee Wilson». Così, senza esitazioni, Silvio Gigante - 19 anni, gay, aspirante pop star, nato in Inghilterra da genitori italiani - racconta la singolare storia che ha permesso a due ragazze inglesi, lesbiche, ambedue vergini, di avere una bambina. In un primo momento Denise, 26 anni, e Natalie, 23, avevano anche pensato all'inseminazione artificiale, ma poi, dopo un iniziale insuccesso, hanno tentato una procedura più artigianale. La notizia ha fatto molto discutere oltre la Manica, e a nome del Sinodo generale della Chiesa d'Inghilterra il reverendo David Holloway, nei giorni scorsi, ha condannato la coppia: «No, questa non è una cosa giusta», ha sentenziato. I giornali inglesi si sono subito messi sulle tracce del «papà» della bambina. Ieri, il quotidiano «The People», è riuscito a rintracciarlo: a Wolverhampton, cittadina dove abitano anche le due donne. E Silvio Gigante ha raccontato la sua esperienza. Precisando: «No, non mi sento affatto papà: non ho fatto altro che dare una mano a due amiche che volevano essere madri». L'amicizia tra Silvio e le due ragazze, Denise e Natalie, nasce alcuni mesi fa - dopo un incontro in un locale gay - quando il giovane si trasferisce in una stanza del loro appartamento. Accettando, tra l'altro, di sottoporsi al test dell'Aids. Il rapporto si rafforza e le due ragazze confessano a Silvio il desiderio di avere, come tante coppie, un bambino. «Mi offrono anche duemila sterline (poco più di cinque milioni, ndr) per aiutarle - racconta - poi, però, capii che la loro era una vera relazione d'amore, tra noi nacque una forte amicizia, e da quel momento capii che non avrei potuto accettare denaro». Non solo, Denise e Natalie sono disoccupate e vivono con il sussidio statale. La decisione di offrirsi come «padre» da parte di Silvio, comunque, ha anche un'altra ragione: «Mia madre. Essendo cattolica e italiana ha voluto che mi comportassi come un vero stallone italiano, un macho - confessa Silvio - Mia madre odia l'idea che suo figlio sia un omosessuale e non ha mai voluto discuterne. Quindi - aggiunge - ho pensato che se avessi perlomeno "generato" un bambino avrei dimostrato la mia virilità e dato ai miei genitori un nipotino». Silvio confessa anche, candidamente, al «The People», che scoraggiati dai primi insuccessi lui e Natalie pensarono di avere un rapporto completo: «Ma quando venne il momento - dice - tutti e due rinunciammo davanti ai nostri corpi nudi. Capimmo che non era una buona idea». Il neo «papà», che ha rinunciato a tutti i diritti sulla piccola Ellesse Dee, spera tuttavia che la bambina lo chiami almeno «zio». A Denise e Natalie, la settimana scorsa aveva anche promesso che non sarebbe andato a disturbarle in ospedale. Il giorno della nascita della bambina, tuttavia, non è riuscito a restare lontano dal reparto natalità dello Stafford Hospital. «Quando ho visto Ellesse - racconta Silvio - non riuscivo a credere al fatto che io, una siringa e Natalie si fosse riusciti a far accadere tutto questo. E' un miracolo». Denise e Natalie , comunque, non hanno dubbi: «Saremo sempre grate a Silvio, siamo anche certe, però, che sarebbe un terribile padre. Pensa soltanto alla sua carriera da pop star» LESBICA, VERGINE E ORA MADRE (il messaggero 19/01/95) LONDRA - Gloriandosi della propria "verginità", una giovane inglese di 23 anni ha dato alla luce ieri una bambina sana e robusta nove mesi esatti dopo essersi auto-inseminata. L'ha chiamata Ellesse Dee, in assonanza con la nota droga Lsd. Lo rivela la stampa britannica. La vicenda ha suscitato perplessità e scalpore soprattutto perchè la donna si dichiara lesbica e vive con la sua compagna che sostiene di considerarsi anch'essa in qualche modo madre del bebè. «Abbiamo desiderato tanto avere un bambino e ora il nostro sogno si è realizzato, ci sentiamo finalmente felici ed appagate», hanno dichiarato all'unisono le due "mamme". Natalie, che per restare incinta ha utilizzato lo sperma donatole da un amico omosessuale, ha tuttavia sottolineato che «ogni donna ha diritto alla maternità», anche quando non è disposta ad avere un rapporto con un uomo. La giovane ha utilizzato uno di quei cofanetti per l'inseminazione fai-da-te, composti da una fiala dove viene depositato il seme ed una siringa, che sono da tempo illegalmente in circolazione in Gran Bretagna. PER IL MAGISTRATO LA CONVENZIONE DI STRASBURGO RATIFICATA DALL'ITALIA NON È APPLICABILE. «DEVE ESSERE APPROVATA DAL PARLAMENTO» DI LAZZARO: NON MI ARRENDO «QUEL GIUDICE È UN BUROCRATE ANCHE DAVANTI AI SENTIMENTI» (la stampa 6/1/95) di Maria Corbi ROMA - La brutta notizia ha raggiunto Dalila Di Lazzaro a casa dove è rinchiusa da giorni perché non sta bene. «E adesso oltre alla salute anche quest'altro colpo. Sarebbe bene che mi facessi benedire», è il suo primo commento, a caldo. Non se lo aspettava questo nuovo ostacolo? «No, speravo che la strada a questo punto fosse in discesa. E che finalmente ci sarebbe stata speranza per tanti bambini abbandonati che aspettano l'amore di una famiglia». Nel caso specifico aspetterebbe l'amore di un solo genitore... «Cosa significa? La famiglia ha diverse composizioni. Anche una madre sola con un figlio forma una famiglia». Il sostituto procuratore che ha impugnato la decisione a lei favorevole, presa dalla sezione minorenni della corte di appello di Roma, non la pensa così. «A volte la vita ci fa trovare di fronte dei muri. Persone burocratiche, severe, senza l'elasticità necessaria quando si parla di sentimenti». E adesso cosa farà? «Continuerò insieme al mio avvocato, Maretta Scocca, la battaglia. Non lo faccio per me, ma per i bambini che hanno diritto alla serenità. Ce ne sono tanti abbandonati fra le mura gelide degli istituti. Voglio che abbiano una casa e amore. Certo ci devono essere dei controlli del tribunale sulle coppie e sui single che chiedono un bambino. Ma non si devono creare impedimenti ad arte. Chi paga è sempre il bambino. E' che siamo in Italia, in America non sono così cialtroni. E anche in tante altre parti del mondo c'è maggior rispetto per i bimbi». Continua a ripetere che lotta solo per il bene dei bambini. Ma lei ha ancora intenzione di adottarne uno? «Certo. Spero di arrivare fino in fondo a questa battaglia ancora con le forze sufficienti» Qualcosa che non va? «Diciamo che non è un buon periodo. Non sto bene. E confrontandomi con la Sanità italiana mi sono accorta di quanto faccia schifo. Sarebbe un'altra buona causa per cui lottare. Bisogna far cessare la speculazione sulla sofferenza altrui. Comunque, tornando al mio caso, non si illuda nessuno: non mi fermerò, tirerò avanti con coraggio. Sono diventata la bandiera di questa battaglia e continuerò così». La sua domanda prima dello stop di ieri a che punto era? «Credo buono. Abbastanza avanti. Adesso chissà cosa succederà». Il magistrato che ha fatto opposizione dice che dovrà essere il Parlamento a fare una legge per recepire la normativa comunitaria e dunque permettere l'adozione ai single. «Bene, allora che questa legge si faccia e subito. Cosa si vuole aspettare? Forse con la legge si metterà una volta per tutte la parola fine a questa assurda vicenda. Una fine che dovrà dare ragione al partito di chi vuole solo il bene dei bambini». Questo desiderio di adottare un bambino c'era in lei anche quando era vivo suo figlio Christian? «Sì, ci ho sempre pensato. Come devo spiegare che non voglio riempire un mio vuoto ma solo riempire quello di un bambino senza famiglia?» Tutta questa storia l'ha cambiata? «Non è stata solo la lotta per permettere anche a chi è solo di ottenere l'adozione a cambiarmi. Sono state le tante difficoltà e i dolori a rendermi più sensibile, più attenta agli altri. Nel mio ambiente a volte si può perdere il senso dei valori importanti. Ci sono le eccezioni, certo, come Renato Zero che è stupendo. Prima di Natale mi ha condotta con lui in un carcere minorile a portare i regali ai ragazzi. Ragazzi che spesso hanno solo la colpa di essere nati in una famiglia sbagliata. Non hanno avuto alcuna possibilità. Le pare giusto?» E LA RONDINE CANTO' di Andrea M. Roberto era lì, all'ospedale. Seduto accanto al lettino, guardava con dolcezza il viso addormentato di Andrea, e sembrava che gli sorridesse. Si passò una mano tra i capelli biondi, ed appoggiandosi allo schienale della sedia emise un lungo sospiro. Socchiuse gli occhi e davanti a se rivide come in una pellicola degli anni '30 gli avvenimenti che li avevano portati lì. Immagini sfocate, confuse e spezzate gli si presentavano in un frenetico susseguirsi: Roberto e Andrea a tavola, Andrea ride, Roberto lo bacia su una guancia, Andrea serra gli occhi e gemendo con le mani sul ventre cade per terra. Ma perché? Ormai la gravidanza non deve più preoccupare, siamo nel ventesimo secolo, possibile che i medici non sappiano dirmi cosa è successo? Le risposte non arrivavano, e più il giovane si sforzava di trovarle, più queste si facevano rincorrere odiosamente; avevano tanto desiderato un figlio e dopo la paura iniziale che Roberto fosse sterile, finalmente Andrea era rimasto incinto. Ma all'ottavo mese era successo qualcosa. Già una prima volta si era sentito male, ma il ginecologo aveva rassicurato: «Nessuna paura signor Brunero, suo marito sta benissimo ed è normale che qualche malore si intrometta nella vostra felicità. State tranquilli e godetevi la vita che sta per nascere». Così aveva detto. Ed ora si trovava lì, a fissare con sguardo perso il suo amore, esanime. Aveva una gran paura di perderlo. Un medico lo distolse dai cupi pensieri e gli strinse vigorosamente la mano. «Signor Brunero, dalle analisi eseguite questa mattina possiamo comprendere con un certo margine di certezza che forse suo marito è rimasto affetto da una sindrome denominata gestosi; essa causa delle sintomatologie a carattere tossico che si verificano durante la gravidanza e che sono determinate dalla presenza del feto nell'organismo. Ciò si verifica soprattutto nel primo e nell'ultimo bimestre della gravidanza, e purtroppo le reazioni che portano a queste manifestazioni non sono ancora del tutto chiare. Le posso assicurare che faremo quanto è in nostro potere perché si salvi». Si sentiva stanco, ma dentro qualcosa gli sussurrava che non doveva cedere. Era passata la notte, senza che ci fossero stati grandi cambiamenti; fuori un sole gentile cominciava a scaldare ogni cosa ed un profumo primaverile aleggiava nella candida stanzetta. Andrea respirava a fatica ma secondo i medici non era ancora il momento di attaccarlo alle macchine; vederlo collegato con dei tubicini ad un apparecchio ronzante avrebbe impressionato parecchio Roberto: si ricordava di quando a 14 anni era andato a trovare la nonna, lei era in coma e lui l'aveva salutata, l'aveva baciata ma lei non aveva risposto. Allora non aveva sofferto. Questa era la prima volta che aveva davvero paura, la paura di un vuoto imminente che si avvicinava senza che egli potesse in alcun modo intervenire. Era la prima volta che si sentiva impotente, incapace di agire, lui, un intraprendente agente turistico, capace di parlare cinque lingue con scioltezza ed esperto di tecniche di marketing alberghiero. Dolcemente gli prese la mano, Andrea si scosse. L'espressione sul suo viso mutò, sembrava che avesse freddo, alcune ciocche di capelli erano appiccicate alla fronte, era madido di sudore. Roberto prese il maglione blu che era ai piedi del letto e lo adagiò sopra le coperte, Andrea aprì lentamente gli occhi. «Ehi, seno già in Paradiso sto vedendo l'angelo più bello» disse in un sussurro. Roberto voleva dirgli tante cose, ma gli occhi gli divennero lucido e aveva una gran voglia di piangere. Si chinò e con le labbra tremanti sfiorò quelle di Andrea. Erano asciutte. Sopra il comodino c'era un bicchiere e Roberto lo riempì al lavello. «Grazie» disse Andrea dopo aver bevuto «Cos'è quella faccia? Sembra che stia per morire. Non ti ricordi cosa ci siamo promessi? Non ci lasceremo mai e poi adesso non siamo più noi due soli...». Nascose una fitta dolorosa al fianco «Andrea...» Roberto parlava lentamente cercando di trattenersi «Andrea, i medici dicono che....come ti senti?». «Bene, benissimo» si sforzò di sorridere, ma il viso stravolto non riusciva a nascondere bene la sofferenza. «Quando sarà tutto finito...rideremo di questi due poveri scemi....questi due poveri scemi che piangono come bambini». Si strinsero forte e sui due visi le lacrime si unirono, calde e salate. «Cosa direbbe nostro figlio se potesse vederci? Noi siamo i suoi genitori...». Roberto lo aiutò a sedersi e gli mise un cuscino dietro la schiena. Avrebbe voluto portarlo via da quel posto, riportarlo a casa, nel loro grande lettone e tra le lenzuola pulite stringerlo a se e fare l'amore. Roberto era tornato in agenzia, i colleghi avevano tentato di fargli forza, ma di giorno in giorno sentiva che gli avrebbero telefonato dall'ospedale per dirgli che avevano tentato, avevano tentato proprio tutto il possibile, ma che purtroppo non c'era stato niente da fare. Una mattina si ritrovava a riordinare dei dépliants turistici: le facce sorridenti di africani, indonesiani e hawaiani lo guardavano dalle illustrazioni ma lui non poteva accorgersene. Il telefono del suo ufficio squillò e Roberto si trovò a rispondere con il cuore che batteva come un tam-tam. Arrivò nella stanza di Andrea con il fiatone, ma non c'era nessuno. Si precipitò allora nell'atrio principale, dove la caposala lo indirizzò al secondo piano, primo corridoio a destra. Fece gli scalini tre per volta e per poco non inciampò nell'ultimo gradino. Attraversò tutto il corridoio ma al fondo una candida infermiera lo fermò. Dietro di lei una porta di vetro smerigliato recava una targa con scritto Sala parto. «Mi dispiace signor Brunero, ma deve aspettare qui, stia tranquillo e abbia fiducia, andrà tutto bene» «Ma quanto dovrò aspettare? Come sta Andrea? Da quanto tempo è lì dentro?». Aveva mille cose da chiedere, mille domande da fare, ma la donna lo prese sorridendo sotto il braccio e lo portò verso la sala d'aspetto. «Signor Brunero, ne ho visti tantissimi di padri come lei, è normalissima l'apprensione che prova, ma vedrà che presto sarà tutto finito, non può fare altro che stare qui e aspettare». «Ma lei non si rende conto di quello che dice! Come posso stare qui tranquillo se la persona che amo più di me stesso sta rischiando la vita?!! Voglio subito vedere il dottor...» «Sono qui signor Brunero». Un uomo con addosso una strana tuta di tessuto verde era appena uscito dalla porta di vetro smerigliato e la mascherina che stava per togliersi lasciava intravedere, sotto una folta barba, un sorriso radioso. «Posso comunicarle con immensa felicità che il parto è riuscito bene, anche se siamo dovuti ricorrere al cesareo. Lei adesso è padre di una bellissima bambina». No, non ci credeva, era davvero andato tutto bene...Andrea e sua figlia erano salvi! Il cuore sembrava esploderli nel petto e questa volta erano ben altre lacrime che gli rigavano il viso! L'infermiera sorrise tra se mentre lo guardava precipitarsi nella sala operatoria. Poi si diresse alla finestra borbottando: «Ma guarda che bel sole che è uscito! Eh sì, la primavera è proprio ormai alle porte...Oh, ma guarda!» disse volgendo lo sguardo al terrazzino del palazzo di fronte «anche quest'anno le rondini hanno fatto il nido sotto il balcone della signora Rosa. Chissà se sono un segno beneaugurante...» Come a risponderle, la testolina nera di una rondine fece capolino tra i rametti del nido, si guardò un po' attorno poi, preparandosi a raggiungere la sua compagna appoggiata su un ramo fiorito, la rondine cantò. LA RUBRICA DEL CARABINIERE NON SOLO NOIE del Carabiniere Misterioso Ciao! Sono sempre io, il Carabiniere Misterioso. Ci siamo dati appuntamento il mese scorso, sempre su queste pagine, per continuare a parlare del rapporto, spesso contrastato, di reciproca incomprensione e diffidenza, tra carabiniere e cittadino. Prima di cominciare sento la necessità di spiegare il motivo che mi induce a nascondere la mia identità sotto la dicitura "carabiniere misterioso", ridicola lo ammetto, anziché firmarmi apertamente, come dovrebbero fare tutti quelli che vogliono e pensano di meritare un po' di credibilità dai propri lettori. Sono veramente un carabiniere e come potrete immaginare i regolamenti interni che disciplinano il mio rapporto con l'arma sono molto severi; anche se mi occupo di ordine pubblico e pur avendo compiti di polizia rimango sempre un militare: sapete benissimo che i gay non li vogliono nell'esercito. Io non sono omosessuale, potrei giurare di non esserlo, ma sono convinto che non mi crederebbero: ho il timore che pur non facendo niente di male il mio rapporto con questa rivista verrebbe considerato in maniera negativa e il minimo che mi potrebbe capitare, sarebbe un trasferimento precauzionale lontano da Torino. Da qui la decisione di rimanere anonimo, scusatemi, ma credo di non poter fare diversamente. Veniamo all'argomento di questo mese: la schedatura. Questa è una domanda alla quale alcuni amici di InformaGay mi hanno chiesto di rispondere ("Ci hanno fermato in un bar gay, hanno preso i documenti di tutti. Adesso siamo schedati come omosessuali?"). Non sono del tutto sicuro nel rispondere che non esista una schedatura degli omosessuali; non ne sono a conoscenza per esperienza diretta, nemmeno ne ho sentito parlare in alcuna occasione, inoltre alle mie domande in proposito i colleghi non mi hanno mai dato conferme. Mi sentirei perciò di escluderlo; certo è una possibilità molto strana, quasi fantastica visto che ne parliamo nel 1995. Mi sembra però che nella domanda si faccia un uso improprio della parola "schedatura": non bisogna confondersi perché questa è una cosa completamente diversa dai controlli che avvengono per strada o nei locali pubblici con conseguente annotazione dei documenti. La schedatura è un'azione che si svolge nei confronti di chi ha commesso un reato, consiste nel prendere le impronte digitali del reo, lo si fotografa e si apre un fascicolo a suo nome all'interno del quale vengono inserite tutte le informazioni che lo riguardano. Naturalmente se sappiamo che la persona schedata è omosessuale, anche questa notizia verrà inserita nel fascicolo. Anche le prostitute, per il lavoro che fanno, vengono schedate, lo stesso vale per i transessuali e per tutti coloro che si prostituiscono; nessuno viene però schedato solo per il fatto di essere gay o lesbica. Cosa diversa dalla schedatura è, come dicevo prima, il controllo dei documenti. Più volte mi è stato chiesto a cosa ci serve trascrivere i dati delle persone che fermiamo: serve perché è la testimonianza di un atto che compiamo durante lo svolgimento del nostro servizio. Non solo, è anche utile perché grazie a quei dati trascritti su un apposito modulo e archiviati, possiamo elaborare uno schema di informazioni semplici (dati anagrafici, ore, luoghi e veicoli) ma basilari che all'occorrenza possiamo consultare per conoscere i movimenti, le abitudini e gli spostamenti della popolazione. Vi faccio qualche esempio: una persona da poco uscita da un bar gay viene uccisa. Potrebbe essere gay o no e lo stesso vale per l'assassino, non è importante; ciò che conta è che grazie ai controlli effettuati in quel locale possiamo, consultando l'archivio a nostra disposizione, selezionare i nominativi delle persone da noi identificate; tra tutti quelli che abbiamo potrebbe esserci l'assassino, magari per esclusione si potrebbe riuscire a restringere il numero dei sospetti fino ad individuare il colpevole. Un esempio, questa volta contrario, potrebbe essere questo: una persona viene accusata ingiustamente di aver commesso un reato. Come unico alibi asserisce di essere stato fermato dai carabinieri in un'altra città alla stessa ora in cui il reato è stato compiuto. Ecco che in questo caso un nostro controllo è servito a scagionare una persona innocente. Abbiamo fatto in entrambi i casi, seppur procurando un po' di fastidio alle persone che quotidianamente fermiamo, il nostro dovere a beneficio della comunità che ne ha tratto un reale giovamento. Ricordatevi perciò, quando vi fermano, che questo è un servizio importante, ma è anche pericoloso perché tra tutte le brave persone che ci capita di fermare potrebbe nascondersi un delinquente, magari un latitante, anche un assassino. Per questo motivo siamo sempre armati e diffidenti anche nei confronti di quelle che apparentemente sembrano le persone più innocue. Siamo noi a sentirci in una situazione di pericolo nel momento in cui fermiamo qualcuno e non dovrebbe essere il contrario. Con questo vi saluto, se avete voglia di rivolgermi dei quesiti, scrivete ad InformaGay, io rimango a vostra disposizione. Arrivederci al prossimo mese. Il vostro amico Carabiniere Misterioso L'OROSCOPO di Mirtha ARIETE La buona sorte continuerà a proteggervi in campo amoroso, nei viaggi e nella realizzazione di sogni da tempo accarezzati. Mese ottimo per chi studia, se saprete sacrificare un po' del vostro tempo ai libri, sarete premiati. Sul lavoro saranno possibili aumenti di stipendio (ma non vuol dire che dobbiate spendere tutto e subito); in società riceverete dimostrazioni di stima e di affetto, ma ricordate che non tutto vi è dovuto e che le cose bisogna guadagnarsele. TORO Favoriti gli studi e i viaggi: più spesso vi sposterete e più spesso avrete la possibilità di fare incontri fortunati. Grazie al vostro potere d'attrazione in continua ascesa allaccerete rapporti con persone straniere o che risiedono lontano da voi. Le ottime idee in campo lavorativo si ripercuoteranno anche sul vostro umore. Evitate di fare la voce grossa in famiglia: potreste pentirvene (contate fino a dieci prima di aprire la bocca!) GEMELLI Più che alle questioni inerenti le finanze o l'amore, le vostre attenzioni saranno rivolte alla carriera. Nonostante tutto il vostro fascino innato potrà conquistare una persona che occupa una posizione importante; vi troverete però ad affrontare un periodo di incomunicabilità con gli altri: cercate di tenere sotto controllo la situazione, senza lasciarvi prendere dallo sconforto e riuscirete a risolvere i vostri problemi. Fastidiose emicranie in arrivo. CANCRO Cercate di dominare bene i vostri impulsi e riflettete su ciò che volete fare della vostra vita. Molti di voi aspireranno a cambiare lavoro e magari ad operare in proprio: siate oculati e non abbiate fretta di concludere, perché si prospetta una situazione finanziaria non particolarmente rosea. In campo sentimentale cercate di chiarire gli equivoci o i punti d'ombra che si sono creati con la persona che amate. Vi sentirete stanchi senza apparenti motivi, rilassatevi di più. LEONE Nel complesso, sarà un periodo denso di opportunità e avrete la carica necessaria per cogliere al volo ogni occasione propizia. Dovrete frenare l'impulsività e la tendenza a sentirvi oppressi dai legami: cercate di non assumere atteggiamenti provocatori per un'inconscia rivalsa; il mese perciò, in campo sentimentale, si presenta un tantino confuso. Il momento è propizio per la risoluzione di questioni in sospeso in campo lavorativo: sta a voi volgere a vostro favore gli avvenimenti. VERGINE Le vostre capacità in campo sentimentale saranno illimitate, dovrete però dare una mano anche voi affinché si moltiplichino le buone opportunità, per esempio partendo dal vostro look: cambiate magari pettinatura e rinnovate un po' il guardaroba.... I rapporti già esistenti si consolideranno, per chi invece è solo ci sono in vista nuovi incontri. Nell'ambito lavorativo dovrete essere più attenti agli altri per evitare sorprese ed imbrogli. BILANCIA La vostra vita sentimentale e quella di relazione in genere saranno molto animate ed effervescenti, sarà un mese sereno per l'amore: vi sentirete infatti incoraggiati a cercare la vostra anima gemella e a credere nell'amore con una nuova e rinnovata freschezza. Influenze astrali molto buone daranno un particolare impulso positivo al lavoro e agli affari in genere. In campo economico avrete la possibilità di spendere senza tante preoccupazioni: fatevi un bel regalo! SCORPIONE La sorte sarà favorevole ai mutamenti: se da tempo desiderate cambiare lavoro, questo sarà il momento propizio per ottenere anche maggiori guadagni. Per la vostra vita professionale, ma anche per quella sociale avrete modo di stringere nuove relazioni di amicizia. Un incontro casuale potrà trasformarsi in un legame serio e ricco di prospettive. Se invece siete già felicemente impegnati con qualcuno, il vostro rapporto conoscerà nuove emozioni e momenti elettrizzanti. SAGITTARIO Mese favorevole per incontri, feste e intrattenimenti d'ogni genere. La vostra espansività sarà apprezzata in queste riunioni, molto utili per la vostra vita sociale e anche per gettare le basi di eventuali collaborazioni e affari futuri. Dovreste pensare seriamente a fare un viaggetto con la persona amata o un lungo week-end per ritrovare l'emozione di stare insieme. Continua la vostra fortuna in campo economico, non fatevi sfuggire le occasioni e magari comprate un biglietto della lotteria. CAPRICORNO Si prepara un periodo molto interessante ed eccitante per l'amore: situazioni nuove, emozioni e desideri inconfessati movimenteranno la vostra sfera affettiva. Tutto ciò però a patto che vi sforziate di liberarvi dal vostro innato ed eccessivo ritegno. Ottimo l'accordo con amici, parenti e vicini: molti screzi del passato potranno risolversi. Il lavoro questo mese non vi darà preoccupazioni, ma anzi notevoli soddisfazioni anche dal lato economico. ACQUARIO Viaggi in vista questo mese e non solo rilassanti, ma anche vantaggiosi per la vostra vita sociale e professionale, visto che le persone che incontrerete lasceranno un segno nella vostra vita! Probabilmente saranno proprio queste a suggerirvi nuove idee per il vostro lavoro: siate cauti, però! Rischi di litigi e battibecchi con il partner a causa di eccessi di tensione. La vostra simpatia risulterà disarmante per la maggior parte delle persone che vi incontreranno in questi ventotto giorni. PESCI Il mese è corto ma proficuo! Sia per quanto riguarda la sfera sentimentale che quella lavorativa. Il rapporto di coppia sarà basato su un'ottima intesa e su momenti di gran divertimento. Intravedo all'orizzonte anche un vero successo professionale o l'inserimento in una attività insolita e molto remunerativa per chi finora è stato a spasso. La vita sociale questo mese vi porta su un palcoscenico: sarete al centro delle attenzioni di tutti gli amici e darete un'ottima impressione di voi. Attenzione però perché state recitando a scena aperta e potrebbe anche piovervi addosso un diluvio di critiche e cattiverie da chi non vi vuole troppo bene! IL GIUDICE INGLESE DÀ RAGIONE AI TITOLARI DELL'UFFICIO: "ALMENO RINUNCI ALLA GONNA". MA LA MOGLIE LO DIFENDE IMPIEGATO PERDE LA CAUSA LAVORAVA VESTITO DA DONNA (la repubblica 16/01/95) di Laura Laurenzi LA VERA PARITA'? Non esiste, almeno nell'abbigliamento, con una discriminazione, una volta tanto, ai danni di un uomo. Lo ha sancito un tribunale britannico, stabilendo che, se una donna può andare tranquillamente a lavorare in pantaloni, giacca e cravatta, non è affatto detto che un uomo possa avere, simmetricamente, gli stessi diritti: presentarsi cioè in ufficio vestito da donna, donna-con-la-gonna. L'impiegato Paul Kara aveva citato in giudizio il suo datore di lavoro, e cioè il Consiglio di quartiere di Hackney, nel settore orientale di Londra, zona a forte prevalenza labour, perché i suoi capi ufficio del servizio assistenza sociale gli avevano ingiunto di smettere di indossare le gonne. Per otto anni Paul Kara - il quale è regolarmente sposato il che non gli impedisce la massima libertà in preferenze e costumi - è andato a lavorare indossando camicette da donna, stivaletti femminili, rossetto, orecchini, collane e nastri nei capelli. Il consiglio del quartiere ha tollerato fino al giorno in cui l'impiegato Kara si è presentato sul posto di lavoro indossando una gonna. Davanti al tribunale Kara ha rivendicato la parità di trattamento tra i due sessi sul posto di lavoro: le sue colleghe, ha argomentato, potevano portare tranquillamente pantaloni, cravatte e completi da uomo senza che nessuno sollevasse obiezioni di sorta. Ma i giudici gli hanno dato torto: le sue colleghe, ha sentenziato il tribunale, portavano sì pantaloni, cravatte e completi di foggia maschile ma confezionati appositamente per essere indossati da donne, mentre questo non era certo il caso delle sgargianti sottane sfoggiate da Paul Kara in ufficio. Nella vicenda, di cui si è occupata a lungo la Bbc nel suo magazine «News Night», è comparsa anche la moglie di Paul Kara, solidale e affettuosa nel difendere il consorte. Suo marito, ha spiegato la signora Helen, si è sempre comportato in maniera corretta e non ha mai travalicato i limiti del buon gusto: «Per esempio non si è mai recato al lavoro in minigonna, come avrebbe potuto fare in un locale notturno». Tutto questo avviene nella tollerante Inghilterra, generalmente sensibile alle esigenze delle minoranze. «Questo è solo un luogo comune, è una fama usurpata - commenta Franco Grillini, presidente nazionale dell'Arcigay-Arcilesbica - la Gran Bretagna è l'unico stato europeo che ha una legislazione antigay, in particolare la clausola 28 della legge sulle autonomie locali voluta dalla Thatcher, che vieta espressamente a qualunque ente e amministrazione dello Stato di finanziare qualsiasi iniziativa tesa a dare dell'identità e della cultura omosessuale un valore positivo. Non solo: in Gran Bretagna l'età del consenso nei rapporti sessuali è stata recentemente abbassata a 16 anni, ma resta 18 nei casi che riguardano gli omosessuali, e questa è una gravissima discriminazione». Quanto alla vicenda dell'impiegato cui non è consentito vestirsi da donna si tratta sicuramente, secondo Grillini, «di un episodio che tira in ballo il concetto di normalità. A Londra, come in tutto l'Occidente, viene ritenuto normale che una donna si vesta da uomo ma non viceversa. All'epoca dell'impero romano il gonnellino lo portavano tutti, per non parlare della Scozia, dove è normale che gli uomini indossino il kilt. Ecco: bisogna superare questo concetto di normalità. Chi decide cos'è normale? La maggioranza; mentre, com'è noto, non esiste la normalità in natura. La normalità è una costruzione, una sovrastruttura culturale degli uomini decisa, anzi, imposta dalla maggioranza. E mai come in questo caso sarebbe giusto parlare di tirannia della maggioranza, di quelle idee, di quei giudizi e pregiudizi, di quel buon gusto che si traducono nel concetto di decoro e rispettabilità». Ognuno dunque si vesta come meglio crede, l'importante è che faccia bene il proprio lavoro: «Ritengo questa vicenda un'idiozia - conclude il presidente dell'Arcigay - un impiegato deve essere giudicato per il rendimento sul posto di lavoro, e non per il suo tipo di abbigliamento. L'abito non fa il monaco, in questo caso la monaca». Preferisce non sbilanciarsi troppo, confessando la propria perplessità, Gioia Longo, docente di antropologia culturale all'Università di Roma e per dieci anni membro attivissimo della commissione parità uomo-donna presso il Consiglio dei Ministri. «Anche nel campo della parità questo mi sembra, se non l'ultimo, almeno il penultimo problema di cui occuparsi. Prima di fare una battaglia di parità, mi piacerebbe sapere perché questo signore, che va rispettato e capito, si veste così: per esprimere la propria identità culturale, o non piuttosto perché vuole solo essere uno stravagante, un eccentrico. Certo è stato originale: è riuscito ad andare su tutti i giornali e anche in televisione. In una società interamente fondata sull'immagine ha trovato la strada giusta per far parlare di sé». DESTRA MUSSOLINI DALLA PARTE DEI GAY (il manifesto 6/1/95) La destra non è «automaticamente» antigay: lo sostiene Alessandra Mussolini in una intervista a Massimo Consoli, direttore della rivista «Rome Gay News». «I tempi cambiano - ha detto - e sull'omosessualità non ci devono essere più posizioni estreme». Secondo Mussolini il nonno Benito «non era particolarmente aggressivo nei confronti dei gay anzi, rispetto a quello che andavano dicendo o facevano personaggi come Hitler, che sterminava gli omosessuali a migliaia, era apertamente in disaccordo». La parlamentare di An si dichiara anche a favore dell'adozione di bambini da parte di single gay. «Credo che un gay possa dare generosità - ha spiegato - amore, affetto, una casa, un'istruzione, un'educazione al figlio. Sono convinta che possa farlo allo stesso modo di un eterosessuale». Mussolini ricorda anche di aver proposto l'apertura di «vere e proprie gay house» con la stessa funzione delle casa chiuse che a suo giudizio andrebbero riaperte. MUSSOLINI PIÙ CRUDELE DI HITLER (la stampa 15/01/95) Il 6 gennaio ho letto nella rubrica «Flash» da voi pubblicata periodicamente, le dichiarazioni fatte dalla simpaticissima on. Alessandra Mussolini sulle divergenze tra il suo nonno Benito e il suo amico Hitler su come combattere il dilagante fenomeno della omosessualità che dilagava sia in Germania così pure in Italia. La germania decise di sterminare questi e l'Italia cosa decise? Sono figlio di un agente penitenziario (oggi deceduto) che durante gli anni '30 e l'inizio degli anni '40 fece servizio in alcune isole del basso Tirreno e medio Tirreno, proprio per vigilare su tantissimi omosessuali che venivano colà confinati per anni da ogni parte d'Italia perché sorpresi a battere il marciapiede. Credo comunque che dallo sterminio praticato in Germania al confino praticato in Italia c'era una semplice differenza; colui che veniva ucciso in Germania finiva cremato, colui che veniva confinato in Italia dopo anni era un vero relitto non più utile a se stesso e nemmeno alla collettività. Dunque come condanna verso costoro era più crudele quella del «duce» che quella inflitta dal «duce» tedesco. Mario Appeddu, Cagliari LA POSTA «COME UNA BOMBA CHE TI SCOPPIA DENTRO» Penso di aver capito di essere lesbica da quando per la prima volta ho sentito l'impulso di amare qualcuno. Poi è arrivato anche il sesso, ma quello più tardi, perché non mi sono mai accontentata di un uomo per una scopata e via. Io volevo una donna ed ho aspettato finché non l'ho trovata. Sì, dico proprio "trovata" perché abitando in un paesino di provincia, ciò che desideri, qualsiasi cosa sia, devi andartela a prendere tu! Non puoi aspettare che ti capiti un bel giorno di incontrare la tua bella principessa per caso! Ed ecco che la mia vita da discotecara è iniziata: mi sono detta che non era possibile che non esistessero locali proprio per noi e non appena ho avuto la patente ho capito che era giunto il momento di fiondarmi in città a conoscere questo mondo incantato, ancora inesplorato e sicuramente ricco d'amore. Beh! Di sesso ne ho trovato tanto, forse perché come neofita ho avuto subito molto successo, ma d'amore....All'inizio mi sono detta che forse non avevo provato con la persona giusta, che semplicemente non era ancora arrivato il momento magico in cui avrei stretto a me la mia anima gemella, ma ora comincio a sentirmi scoraggiata, delusa e anche un po' preoccupata. Questo perché insieme alle mie perplessità sentimentali ora continuano a tormentarmi gravi dubbi sulla mia precedente e attuale vita sessuale. Solo chi va con gli uomini corre dei rischio per quanto riguarda l'Aids? È una sigla che mi fa paura solo a scriverla ed ho sempre ritenuto di essere immune a queste preoccupazioni; Qualche settimana fa invece mi è successo di discuterne con la donna che sto frequentando al momento e lei mi ha detto che non se la sentiva di avere dei rapporti orali con me, perché in fondo non mi conosceva, perché io probabilmente ero stata con molte altre e via dicendo.... Per me è stato come se mi fosse scoppiata una bomba dentro; ho bisogno di consigli perché questa vaga angoscia finisca al più presto. Grazie Deborah Devo proprio darti ragione: neanch'io ho mai trovato l'amore in una discoteca, ma non riesco a credere che certi posti siano frequentati solo da persone superficiali, forse è soltanto l'impegno che è diverso. Personalmente adoro andare a ballare, ma perché mi distende, mi diverto, ascolto buona musica (lo so, è opinabile!). Sono però consapevole che è un luogo estremamente frivolo dove la gente va esattamente per le mie stesse ragioni e, come tu giustamente dici nella tua lettera, per beccare. Il che non significa necessariamente trovare il grande amore, tutto ciò presuppone sicuramente qualcosa di più... profondo, no? Vedi, non so se è il caso di riempirti la testa con ulteriori pippe, e passo ad affrontare l'argomento più serio: l'unico modo per non rischiare il contagio non è non avere rapporti con uomini, ma fare sesso sicuro, Il virus è trasmissibile sempre attraverso le stesse vie: liquidi vaginali o sperma, e sangue. Statisticamente si sa molto poco in proposito, se non che il virus dell'Aids ha colpito molto meno le donne lesbiche rispetto agli uomini gay e alla popolazione eterosessuale. Il contagio avviene nel momento in cui le secrezioni (non la saliva) di una persona sieropositiva penetrano nel sistema sanguigno dell'altra persona attraverso le mucose della bocca o dei genitali. Ecco perché la tua compagna ha preferito astenersi da certe pratiche non conoscendoti bene. Vi consiglio di leggervi qualche interessante opuscolo al riguardo, in sede da noi ce ne sono diversi; e poi esiste il test che potrà toglierti ogni angoscia. Ah! Informazione utile per chi come te vive in provincia e in particolare in quella di Cuneo: dal 7 febbraio tutti i Martedì a Bra la discoteca B.nario aprirà le serate gay. LA POSTA ESSERE LIBERALI Ho letto con grande interesse la lettera di Marco Scala pubblicata sul numero scorso di "INFORMAGAY" e condivido anche alcune cose che ha detto. E' assolutamente vero che le opinioni espresse negli articoli della rassegna stampa vanno interpretate come personali e non quali prese di posizione ufficiali di "INFORMAGAY", che come associazione e spero anche come rassegna stampa, non ha un linea politica ufficiale, volendo infatti offrire uno spazio di libera espressione per tutti. Ha ragione Marco quando dice che nel contesto italiano la sinistra è tra le poche voci levatesi in difesa dei gay: questo è dovuto al fatto che in Italia mancano le formazioni politiche autenticamente liberal-democratiche presenti in altri paesi occidentali. Non sono d'accordo quando invece mi parla dei paesi nordici che egli definisce social-liberali ponendo l'accento sul social mentre essi sono soprattutto liberali, se poi alcuni partiti di ispirazione socialdemocratica hanno visto trionfare le proprie politiche, questo è dovuto ad una serie di circostanze che hanno reso attuabili politiche di assistenza generalizzata impensabili in paesi più popolosi e dinamici come l'Italia e la Francia. Tutto ciò è per esempio costato agli svedesi una tassazione pari al 70% del reddito con un deficit proporzionalmente stratosferico. Quindi anche in quelle realtà certe politiche hanno prodotto dei guasti. Io non ho l'ossessione anticomunista del gentile. Mc Arthur, ma il fatto che i gay siano sempre stati perseguitati dai regimi comunisti è una realtà inconfutabile e quando Marco dice che i diritti degli omosessuali si sono fatti (e si fanno) strada negli USA grazie ai movimenti gay, egli dimentica che è proprio la struttura politica degli Stati Uniti, che consente la libertà di espressione e di stampa, ad aver favorito in modo determinante la nascita di quei movimenti gay. Ritornando all'Italia voglio sottolineare che non è vero che la sinistra sia l'unica pro-gay e all'interno di essa (come dimostrano le recenti dichiarazioni di D'Alema) non mancano gli omofobi e i diffidenti. Io sono un liberale ed essere un liberale significa credere nell'assoluta laicità dello stato, pensare che la società funziona meglio se si seguono politiche meritocratiche, premiando i migliori ma punendo chi vive solo da parassita, contando su uno stato-mamma che tanto provvede a tutto. Essere un liberale significa pensare che nessuno ha verità ideologiche assolute, che i diritti individuali, compreso quello di libera impresa, possono essere intaccati solo qualora ledano quelli altrui, tra Rifondazione e An c'è un mare ed è lì che debbono stare i laici liberali di destra e di sinistra. Purtroppo nella sinistra italiana vedo ancora emergere voglie dirigistiche anche e non solo in economia, con lo spettro di future alleanze catto-comuniste portatrici del peggio delle due tradizioni. E poi... mentre Marco pensa alla Svezia, alcuni nella sinistra pensano a Cuba! Giovanni Battista Fiore